– In questi giorni si parla nuovamente del divorzio, questa volta per la sentenza del Tribunale di Firenze che applica in Italia il divorzio alla spagnola, il c.d. “divorcio express”, ad una coppia sposata nel nostro Paese, lei italiana e lui spagnolo. La coppia ha convissuto in Spagna, dove il marito ha la residenza e la cittadinanza, e questo ha consentito al Giudice l’applicazione nel nostro Paese della legge spagnola, sciogliendo il matrimonio in meno di un anno, con un solo giudizio e senza passare per la separazione. Ancora una volta si discute di leggi estere applicabili, di viaggi della speranza all’estero per accelerare “la pratica”, di escamotage per eludere la legge nazionale, ma di riforma del divorzio non si parla, ancora tutto tace nelle commissioni parlamentari competenti, poco o nulla esce nei media italiani. Eppure nel nostro Paese vige una delle più complicate legislazioni in materia, non c’è praticamente legge simile in altri paesi dell’UE, tranne rare eccezioni: una legge che prevede due giudizi, separazione e divorzio, tre anni di attesa tra un giudizio e l’altro, a cui si aggiungono le croniche lungaggini della giustizia civile italiana, e l’obbligo dell’assistenza legale anche nei casi in cui non esista aspetto della “pratica” su cui non sia maturato un accordo consensuale tra i coniugi.
Ne ho già parlato su questo magazine : molte proposte di riforma, presentate da eletti sia nelle liste di maggioranza che dell’opposizione, sono giacenti in Commissione Giustizia di Camera e Senato in attesa di essere poste all’o.d.g, ma nulla si muove. Noi continuiamo a ritenere che i tempi per una riforma siano maturi, che sia difficile attendere oltre, quando ci sono decine di migliaia di persone che non possono rifarsi una famiglia “fondata sul matrimonio” e figli nati da altre relazioni, che sono in attesa di essere regolarizzate. Tutto questo si risolve in altri paesi europei con un’attesa di pochi mesi e pochissime spese, soprattutto in caso di consenso tra le parti.
Parlando del fenomeno “separazioni e divorzi” non può essere dimenticato l’aspetto economico, la creazione di nuove sacche di povertà, che sentenze non avvedute spesso contribuiscono ad ampliare; persone con stipendi medio bassi che devono lasciare, giustamente, l’abitazione famigliare a seguito di separazione, ma oltre a dover pagare un altro affitto, devono provvedere anche ai c.d. alimenti, senza magari aver ancora estinto il mutuo della prima abitazione. Si tratta di un tipo particolare di “nuovi poveri”, costretti a tornare a casa dai genitori, ormai anziani, o peggio, in strutture di assistenza, senza che sia previsto per loro un aiuto concreto, tranne in qualche regione. Anche in questo caso ci sono proposte di legge giacenti in commissione, in attesa di essere discusse che non vedono, e rischiano di non vedere mai, la luce.
Per questo abbiamo deciso di organizzare una manifestazione a Roma aperta a tutti, mercoledì 17 giugno 2009, dalle ore 10.00, in piazza Montecitorio. Chiediamo la rapida calendarizzazione delle proposte presentate in commissione e che si apra subito il dibattito. E’ possibile fare molto, ma solo partecipando attivamente a questa mobilitazione: chi vuole adeguare la normativa italiana in tema di divorzio non ha il problema di motivare le ragioni della riforma (che sono, per così dire, auto-evidenti) ma quello di imporne l’attualità politica. Ognuno di noi o ha vissuto personalmente questa esperienza o conosce un parente, un amico, un collega che ha dovuto affrontare in queste condizioni difficili una separazione o un divorzio in Italia. Pensiamo non sia più possibile aspettare. Per questo vi chiedo di essere con noi, con tutti quei politici e cittadini che vogliono aiutare il Parlamento a prendere in tempi rapidi una decisione coraggiosa, al passo con l’Europa.