L’UE alimenta l’indipen- dentismo britannico. Alle legislative il gioco sarà diverso

– Le elezioni Europee, con l’affermazione dei partiti di centro-destra in molti Paesi, hanno lasciato il segno anche nel Regno Unito. E, paradossalmente, il partito che ha conseguito il maggior successo è il partito euroscettico per eccellenza, l’UKIP (United Kingdom Independence Party). Con il 16,5% di preferenze l’UKIP si piazza infatti sul podio dei partiti più votati, subito dopo la prima posizione dei Conservatori (27,7%) e davanti al mediocre piazzamento dei Laburisti (15,7%), portando a casa ben 13 seggi, al pari del partito al governo, mentre i Conservatori ne ottengono 25. Certo è che questo cambio di rotta nel Paese era annunciato, anche come effetto della crisi di un sistema economico dipendente dall’andamento dei mercati finanziari e del settore bancario. Il recente scandalo delle spese private di alcuni parlamentari addebitate alle casse pubbliche ha fatto il resto, mettendo in seria crisi la squadra di Gordon Brown che, non avendo potuto evitare, né potendo negare la sconfitta, si è limitata a definirla una “normale fluttuazione politica”. A destare ulteriore preoccupazione nel Paese è la riconferma dei 2 seggi assegnati al partito di estrema destra, il BNP (British National Party), che spesso è emerso alla ribalta per le sue posizioni contro gli extra-comunitari o le popolazioni e culture non britanniche.
Il successo del movimento indipendentista, visto dallo stesso leader di partito Nigel Farage come un “no flash in the pan” (“non un fuoco di paglia”), dimostra ancora una volta quanto sia diffusa nella società britannica la volontà di rimanere indipendente dalla “grande” Europa e immune al contagio normativo delle istituzioni comunitarie. Farage lo ha detto con chiarezza: la popolazione britannica vuole “essere un buon alleato e partner commerciale dell’Europa, ma senza avere leggi scritte lì”. Secondo il leader indipendentista, che ha direttamente silurato l’idea che l’UKIP possa essere visto come “un BNP dalle idee più moderate”, questo successo darà innanzitutto fastidio ai Conservatori. Lo conferma John Curtice, Professore di Politica alla Strathclyde University, per cui “i Tories saranno notevolmente dispiaciuti di questo risultato, poiché gran parte dei voti degli indipendentisti sembra provenire proprio da supporters Conservatori non pienamente fiduciosi in Cameron che, considerando la sua popolarità e i recenti problemi dell’UKIP, avrebbe potuto ridimensionare questo successo di circa 10 punti percentuali”.
Sul fronte più estremo, il BNP sembra destare più preoccupazioni o “mea culpa” che interessi per i suoi 2 seggi, sia da parte degli analisti che degli esponenti politici. Lo stesso Chancellor Alistair Darling ritiene che il successo del BNP sia responsabilità della squadra di governo e della delusione da essa suscitata nell’opinione pubblica. Secondo Richard Overy, Professore di Storia alla Exeter University, la perdita di fiducia verso il Parlamento, insieme al crescente sentimento di nazionalismo e di allarme verso il terrorismo, hanno creato le condizioni per il sostanzioso bottino di voti portato a casa dal BNP: nondimeno questa scelta “estrema” può essere anche vista come un sintomo della crisi piuttosto che come un segno di effettivo sbilanciamento dell’opinione pubblica. E, guardando la situazione in un’ottica ottimista, c’è anche chi si sorprende del fatto che il successo degli estremisti non sia stato di gran lunga maggiore. David Stevenson, Professore di Storia Internazionale alla London School of Economics and Political Sciences, afferma che “la recessione, il crescente flusso di immigrazione e il coinvolgimento di tutti i maggiori partiti nello scandalo delle spese parlamentari erano tutte carte che potevano giocare solo in loro favore, ed è in qualche modo sorprendente che il successo non sia stato più eclatante”.
Infine, non sono pochi gli opinionisti che vedono questi risultati come maggior riflesso della crisi delle sinistre in tutta Europa. Gordon Brown, tra dimissioni di Ministri e rimpasti di Governo, non ha una vita facile né una prospettiva promettente e il contrasto sempre più aspro con i blairiani apre nuove spaccature che non ispirano fiducia nell’opinione pubblica. Darling fissa le priorità del Governo per il prossimo futuro: “fare molto meglio, fissare una chiara vision del Paese e uno scopo per essere al potere”. Avere un esecutivo costituito da quella che risulta oggi essere soltanto la terza forza politica del Paese non sarà un buon punto di ripartenza, e le decisioni prese per contrastare la crisi, se non risulteranno essere pienamente efficienti, sanciranno un crollo rovinoso per questa squadra di governo.
Ma questi risultati sono rappresentativi di tendenze che potrebbero consolidarsi in vista del prossimo voto politico? Un’affluenza al voto del 35% potrebbe suscitare più di un dubbio sulla effettiva rappresentatività di questo “campione elettorale”. Inoltre, se è vero che parte dei voti dell’UKIP potrebbe essere arrivata in realtà da sostenitori dei Conservatori, non è scontato che in sede di elezioni nazionali questi voti non tornino indietro, ridimensionando il peso degli Indipendentisti. Insomma, se per Brown e i Laburisti la sconfitta sembra essere sempre più probabile, i giochi per la ripartizione dei voti di opposizione tra Conservatori e Indipendentisti potrebbero rivelare non poche sorprese. E segnare, per così dire, un ritorno alla normalità bipartitica.


Autore: Vito Scarfò

Nato a Reggio Calabria nel 1986, è laureato in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari all’Università Bocconi. Attualmente frequenta il MSc in Finance and Management presso la Cranfield School of Management, in Regno Unito, ed è Membro Associato del Chartered Management Institute. Ha recentemente collaborato con una banca d’investimento corporate inglese come advisor esterno su due progetti di ricerca.

One Response to “L’UE alimenta l’indipen- dentismo britannico. Alle legislative il gioco sarà diverso”

  1. J1nz0 ha detto:

    Il risultato dell’UKIP rende consapevoli del fatto che in UK stanno senza dubbio più avanti di noi.
    L’UKIP è un movimento liberista in materia economica, ma nel contempo contrario alla castroneria degli Stati Uniti d’Europa propugnata dai liberaldemocratici dell’ELDR (che con il liberalismo non c’entrano molto).
    Purtroppo l’omologo italiano dell’UKIP è la Lega e questo giustifica la frase con cui ho iniziato questo commento.

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