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Referendum, dieci motivi per il sì

– (da Ffwebmagazine.it) – Ecco dieci ottimi motivi per andare a votare al referendum, il 21 giugno, e votare sì:

1) I due grandi partiti italiani se non cambiano le regole elettorali sono destinati a essere ostaggio di due formazioni che ne estremizzano le politiche, i programmi e i toni. L’attuale sistema frustra la vocazione maggioritaria dei grandi partiti e Lega e Italia dei Valori, pur con meno di un terzo dei voti di Pdl e Pd sono in grado di dettare le loro condizioni e imporre le loro «visioni» poco liberali sui grandi temi.

2) La legge elettorale che uscirà dal referendum favorirà grandi partiti in grado di governare da soli; le esigenze che oggi sono espresse dai partiti minori potranno trovare una composizione che salvaguardi l’equilibrio tra gli interessi più particolari e quelli più generali della collettività. Tenere in vita tante «botteghe» serve solo gli interessi particolari di chi le conduce e porta a marcare ed estremizzare le differenze al solo fine di rendersi riconoscibili agli occhi degli elettori.

3) Boicottare il referendum per paura di una ulteriore concentrazione di potere nelle mani di Berlusconi significa boicottare la possibilità di un futuro migliore per l’Italia per un timore infondato. Con il nuovo sistema per garantirsi la vittoria il Pdl dovrebbe comunque costruire accordi con le varie componenti che si riconoscono nel centrodestra e la prospettiva sarebbe allora quella di un grande contenitore, magari caratterizzato da solidi patti federativi (es. Cdu-Csu), necessariamente più plurale e democratico.

4) Il referendum è l’unico strumento per cambiare una legge elettorale che viene chiamata «porcellum» non a caso … è una pessima legge, tutti se ne lamentano ma i partiti sono incapaci di trovare un accordo «alto» per cambiarla.

5) Solo nuove regole, come quelle che possono scaturire dal referendum abrogativo, garantiscono il consolidamento dell’attuale bipolarismo basato su pochi partiti. Questo sistema è sorto, nonostante il «porcellum», grazie alle iniziative speculari di Veltroni e Berlusconi, ma nulla impedisce domani che la situazione cambi, ad esempio che il Pd si disgreghi o che il Pdl, una volta ritiratosi Berlusconi, entri in crisi: le regole attuali non impedirebbero il ritorno a una frammentazione estrema e a coalizioni rissose ed eterogenee.

6) La vittoria del referendum, con l’abolizione della possibilità di candidarsi in più circoscrizioni (terzo quesito), limiterà i danni di uno degli aspetti più odiosi della legge attuale, la «nomina» dei parlamentari attraverso il sistema delle liste chiuse. Questa norma, tanto più grave a causa dei discutibili criteri di scelta usati dai partiti, nell’attuale contesto, dove non esistono primarie o quando esistono sono spesso poco serie, allontana la legge da un genuino spirito democratico; impedire, come vuole fare il referendum, le candidature multiple evita che vi siano dei candidati «scelti» addirittura dopo le elezioni attraverso le rinunce «strategiche» dei pluri-eletti.

7) L’ ennesimo fallimento a causa dell’astensione delegittimerebbe ulteriormente l’istituto del referendum. Ma il referendum è un importante strumento democratico, consente all’opinione pubblica di far sentire la propria voce quando la classe politica non è in grado o non vuole ascoltarla: la democrazia nel nostro paese diventerebbe allora un po’ più povera.

8) Il boicottaggio di una consultazione democratica è un gran brutto segnale e allora diventa importante reagire. Quando la gran parte della classe politica, di governo e di opposizione, invita i cittadini ad astenersi, o più o meno segretamente spera che si astengano, dal partecipare a una consultazione democratica, c’è qualcosa che non va: è proprio questo allora il momento di far sentire la propria voce.

9) Troppo spesso le oligarchie di partito hanno intonato il ritornello «i cittadini non capiscono», questa è l’occasione per mostrare che i cittadini capiscono benissimo. Non vi è nulla di criptico o incomprensibile nei quesiti referendari: con i primi due (uno per la Camera e uno per il Senato) il premio di maggioranza andrà non alla coalizione ma al partito vincente; con il terzo saranno impedite le candidature multiple. C’est très facile!

10) La libertà è un bene inestimabile, ed è compito di tutti preservarla. Ma libertà non è (solo) stare sopra un albero, non è neanche (solo) un gesto o un’invenzione. La libertà non è (solo) uno spazio libero, libertà è (anche) partecipazione.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

3 Responses to “Referendum, dieci motivi per il sì”

  1. DM ha detto:

    Il referendum è una grande occasione per esprimere il proprio parere su questioni rilevanti. Astenersi è assurdo, si verrebbe meno ad un grande diritto. Una forma di democrazia diretta non certo esente da critiche, ma non è questa la sede per aprire un simile dibattito.

    siamo in ballo, balliamo…

    Per quel che mi riguarda andrò a votare e voterò SI ai tre quesiti. Convinto sostenitore del bi-partitismo, consapevole che le regole elettorali attuali vanno cambiate (rif. porcellum), da sempre convinto del punto 10.

  2. eugenio fabris ha detto:

    Bisogna tenere a tutti i costi in sella Berlusconi, altrimenti , coi nomi che si fanno di “pretendenti”, (anche interni al Pdl o addirittura a F.I.),che è inutile citare , tanto li sappiamo tutti, altrimenti, dico, l ‘ ispirazione reaganiana e thatcheriana va a farsi benedire, posto che attualmente ancora ne sussistano brandelli ! Andiamo dunque a votare -anche con poche speranze -al referendum, e, nonostante tutto e tutti, “Forza Silvio” e forza chi lo aiuta a mantenere la originaria , benefica idea, del “grande partito liberale ” per l’Italia. Certo, gli amori per putin fanno cascar le braccia, ma il resto appare molto peggio.I due economisti di spicco del pdl son della più vieta formazione socialista illiberale , che era sopita ma ora par riemergere , spinta da una demagogia al galoppo!!! caro Della Vedova, gradisca i migliori saluti ! E.F.

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