– Non capita tutti i giorni di vedere l’Italia monopolizzare la prima pagina dei maggiori quotidiani internazionali. Sarà che siamo provinciali, ma quando accade un pizzico di stupore fa capolino sui nostri volti.
La prima pagina del Wall Street Journal Europe di oggi è equamente divisa in due. A sinistra campeggia una grande foto di Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi all’aeroporto di Roma, all’arrivo del leader libico nella capitale italiana. Divisa militare per il raìs, occhiali da sole un po’ trash e sul petto una foto di Omar Al Muktar, il combattente anti-colonialista che combatté contro l’occupazione italiana nel secolo scorso. Un atteggiamento provocatorio verso il nostro Paese, a cui sono seguite nel corso delle ore parole equivoche nei confronti del terrorismo, il capriccio della tenda beduina a Villa Pamphili e colpi di teatro di simile fattura: questo è il contenuto mediatico della presenza di Gheddafi in Italia.
Volgendo lo sguardo a destra, la prima pagina del WSJ pubblica un editoriale di Jeff Bennett, che si chiede se Sergio Marchionne sia in grado di far ripartire il motore del nuovo colosso automobilistico Fiat-Chrysler, ora che la Corte Suprema ha dato il suo via libera all’operazione e la compagnia americana ha chiuso a tempi di record la pratica della bancarotta.
La pagina dell’importante quotidiano in lingua inglese lascia l’amaro in bocca. Sembra voler presentare due Italie, a sinistra quella cattiva e a destra quella buona.
Noi comprendiamo le ragioni della politica: la Libia è un dirimpettaio importante, la nostra politica dell’immigrazione è condizionata dal comportamento del governo di Gheddafi, così come la nostra sicurezza energetica passa da Tripoli. Solo le anime belle pensano che si possa davvero evitare di avere a che fare con i farabutti.
Eppure, come dicevano i latini, est modus in rebus. Potenza delle immagini: chi esce danneggiato dall’immagine double-face del nostro Paese è proprio il premier. E a noi questo dispiace sinceramente.