Fini boccia le gabbie salariali in nome della libertà contrattuale

Il Presidente della Camera Fini boccia le gabbie salariali, che sono il presupposto normativo dei “salari padani” chiesti dalla Lega. Non lo fa però difendendo, in chiave conservatrice, la logica del contratto collettivo nazionale e della standardizzazione salariale, ma promuovendo una liberalizzazione dei modelli contrattuali, che attribuisca maggiore peso alla contrattazione di secondo livello.
“Personalmente non credo che il ritorno al passato di una diversificazione territoriale dei salari produrrebbe alcunché di positivo per il Paese” ha detto oggi Fini intervenendo al convegno su “Impresa e lavoro nella Costituzione” cui ha partecipato a Montecitorio con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. La via da percorrere per il Presidente della Camera è invece quella di una “maggiore libertà contrattuale sul piano territoriale ed aziendale, che consenta alle parti sociali, fatte salve condizioni e garanzie irrinunciabili di base, di legare le retribuzioni ai livelli effettivi di produttività ed alla disponibilità di manodopera, indipendentemente dalla collocazione territoriale delle imprese”


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