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Analisi della variazione del Pil nel primo trimestre 2009

– Nel primo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati (cioè depurati dall’inflazione) con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 2,6 per cento rispetto al trimestre precedente e del 6,0 per cento nei confronti del primo trimestre del 2008. La stima preliminare del Pil rilasciata il 15 maggio scorso aveva rilevato una diminuzione del 2,4 per cento in termini congiunturali (cioè trimestre su trimestre) e del 5,9 per cento in termini tendenziali (cioè anno su anno). Nel primo trimestre il Pil è diminuito in termini congiunturali del 4,0 per cento in Giappone, del 3,8 per cento in Germania, dell’1,9 per cento nel Regno Unito, dell’1,5 per cento negli Stati Uniti, e dell’1,2 per cento in Francia. In termini tendenziali il PIL è diminuito del 9,1 per cento in Giappone, del 6,9 per cento in Germania, del 4,1 per cento nel Regno Unito, del 3,2 per cento in Francia e del 2,5 per cento negli Stati Uniti. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito del 2,5 per cento in termini congiunturali e del 4,8 per cento in termini tendenziali. Di sicuro interesse è l’analisi dei contributi alla variazione del Pil forniti dalle singole componenti, anche comparativamente ai trimestri precedenti.

Si rileva, ad esempio, che nel primo trimestre vi è stato un ulteriore indebolimento della domanda delle famiglie, che ha sottratto alla crescita lo 0,7 per cento contro lo 0,5 per cento del quarto trimestre 2008. Le scorte, per la prima volta da tre trimestri, hanno sottratto crescita (lo 0,4 per cento trimestrale), il che suggerisce che le imprese hanno avuto un qualche successo a ridurre l’entità del magazzino, che nei mesi scorsi era cresciuto in modo indesiderato a causa della caduta della domanda. Ciò depone favorevolmente, almeno a livello teorico, per il futuro andamento della produzione: le aziende, infatti, potrebbero aver esigenza di ricostituire il magazzino in presenza di una ripresa della domanda. Un dato certamente non positivo viene dal commercio estero, che nel trimestre ha sottratto alla crescita ben lo 0,6 per cento, e soprattutto sembra confermare una tendenza in atto, visto che nel quarto e nel terzo trimestre 2008 l’interscambio commerciale con l’estero aveva sottratto al Pil rispettivamente lo 0,5 e lo 0,4 per cento. Per trovare un (esile) contributo positivo del commercio estero alla crescita occorre andare indietro nel tempo, al secondo trimestre dello scorso anno, quando il contributo fu positivo per solo lo 0,1 per cento. Le nostre esportazioni stanno soffrendo e ciò, a livello intracomunitario, è da mettere in relazione anche al vero e proprio crollo dell’export tedesco nell’ultimo anno. Non si deve dimenticare, infatti, che parte del nostro export rappresenta anche la fornitura di semilavorati e macchine utensili che entrano nella produzione dei nostri principali partner commerciali, in un gioco di interdipendenze che è alla base dello sviluppo del commercio mondiale.

La debolezza dei consumi delle famiglie e delle esportazioni finisce col poi deprimere anche l’andamento degli investimenti. In sintesi, ad oggi non si vedono elementi di reale differenziazione della nostra economia da quella dei paesi con i quali ci confrontiamo.


2 Responses to “Analisi della variazione del Pil nel primo trimestre 2009”

  1. Giorgio Parisi ha detto:

    Una domanda a Mario, anzi due. La differenza tra Germania (e Italia) da una parte e Francia dall’altra come si spiega? Col fatto che noi e i tedeschi siamo più esposti sul fronte delle esportazioni? Invece il dato statunitense più favorevole continua a essere drogato dal debito (non più privato, ma pubblico), oppure dipende da altro?

  2. Mario Seminerio ha detto:

    Riguardo la prima domanda, la considerazione è corretta. La Francia ha un modello basato più sui consumi interni. La Germania, soprattutto nell’ultimo ciclo economico, si è giocata tutto sull’export, e ora soffre enormemente per i noti motivi. Il Pil degli Stati Uniti ha finora retto di più per due motivi: la forte espansione del deficit pubblico, che ha in parte sostituito la domanda privata, e il forte ridimensionamento del deficit commerciale.

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