Onore al Cav. Ripartire con fiducia. E smettere di tirare la volata alla Lega – AUDIO

– Onore al Cavaliere, in una campagna elettorale giocata tutta sulla (e soprattutto contro) la sua persona ha dimostrato la tempra del combattente assicurando al PdL il voto di oltre un italiano su tre. Non è quanto lui e il partito si aspettavano, ma è molto. La sconfitta del PD è, invece, nettissima, ma non ci spenderei troppe parole. Il problema del Pdl oggi non è il Pd. Ora dobbiamo tutti riflettere e lavorare affinchè la marcia del PdL possa al più presto riprendere di buona lena.
La poderosa semplificazione operata dagli elettori un anno fa ha retto benissimo all’urto di un voto proporzionale (e svincolato dalla necessità di assicurare un governo al paese): le due mini-coalizioni che si sono confrontate un anno fa raccolgono anche oggi oltre l’80% dei consensi.
Gli equilibri interni alle alleanze sono però mutati; e questo è un fatto rilevante.
Nella coalizione berlusconiana si pone la questione degli equilibri tra Lega e PdL. L’alleanza è quanto mai salda e strategica. Se però la flessione del PdL e l’avanzata leghista non significano che sia in atto una vera e propria cannibalizzazione, richiedono al nuovo partito una messa a punto della strategia.
Quello che è accaduto non sorprende: l’impressione di questi mesi di governo è stata di un assoluto protagonismo leghista e di una benevola accondiscendenza del PdL. Non dico che sia stato così, dico che questa è stata l’impressione. Quando sulla sicurezza, l’immigrazione e le riforme istituzionali il pallino sembra saldamente in mano ai ministri bossiani, l’elettorato liberale e moderato sbanda. Se la politica sugli immigrati, confusa con quella sulla sicurezza, si uniforma –nei fatti come nei simboli – all’alfabeto leghista, si può essere spinti a scegliere il protagonista piuttosto che il gregario. Se il grido di battaglia è “dio, patria e famiglia”, il populismo ultranazionalista padano trova il vento che gonfia la sua vela. Se la stampa di centrodestra, alla Libero, conduce campagne urlate che solleticano la pancia dell’elettorato anziché promuovere una reinterpretazione, certo più impegnativa, delle categorie dell’innovazione politica e sociale tipica di un grande partito liberale e moderato, che punta al progresso futuro dell’intera nazione (tributaria e non creditrice della patria europea), si finisce per premiare chi sa parlare alla pancia degli elettori quanto nessun altro.
Perfino l’amichevole dimestichezza tra i due leader – temo – giova elettoralmente assai più all’astuto Bossi che a Berlusconi.
Conosco l’obiezione: se non avessimo fatto un po’ “i leghisti” sarebbe andata peggio. Può darsi, ma non credo che sia così. L’alleanza è elettoralmente virtuosa se, pur nel sostegno granitico e leale all’azione del premier e del governo, si valorizzano le differenze piuttosto che sacrificarle: soprattutto se a sacrificarle, di fatto, è una parte sola, quella maggioritaria, che quindi ha più da perdere da un profilo politico che annulla ogni distinzione o accetta solo distinzioni manichee, e costringe a giocare ogni partita nella logica “amico-nemico”.
So che il “vento leghista” alimentato dalle turbolenze legate all’immigrazione soffia forte in tutta Europa, ma la nostra risposta alle inquietudini non credo che debba coincidere con quella di Bossi. Guardiamo davvero al PPE di Sarkozy, Rajoy e della Merkel: la combinazione di riforme economiche e di innovazione sociale fornirà al PdL un connotato specifico e originale che lo caratterizzerà e lo radicherà in modo duraturo nell’elettorato, superando l’incubo della concorrenza leghista.

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Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

5 Responses to “Onore al Cav. Ripartire con fiducia. E smettere di tirare la volata alla Lega – AUDIO”

  1. Giancarlo ha detto:

    Il governo è ormai a trazione leghista. Gli spazi per i liberali si riducono sempre di più. Se il Pdl simula la Lega, i cittadini preferiranno l’originale e la deriva di voti verso la Lega sarà sempre più forte e fagociterà il Pdl nelle regioni del nord.
    Questa semplice analisi, insieme ad una lista del Pdl di basso livello (almeno nella mia circoscrizione, nord-ocidentale) mi ha spinto, da sempre elettore forzaitalia-pdl quale sono, a votare radicale. Forse molti come me hanno avuto la stessa opinione.

  2. Davide ha detto:

    Purtroppo si cominciano a vedere le prime conseguenze di questa marcia verde

  3. Davide ha detto:

    Cosa accadrà invece a SX con i ricatti, in stile senatur, da parte di di pietro?

  4. Ghino di Tacco ha detto:

    Tutto giusto, tranne il riconoscimento dell’onore al Cav… che è sempre più disonorevole…

  5. Giulio B. ha detto:

    Ricordiamoci che la Lega è un partito altrettanto aperto quanto vuole esserlo il PdL. Al suo interno si trovano varie correnti politico culturali che vanno da una visione certamente di sinistra passando per una più liberale fino a quella estremista quasi xenofoba… anzi senza quasi… che si trovano uniti sui temi del federalismo, in particolare quello fiscale, sui concetti di unità del nord, sul tema della sicurezza e i temi dell’immigrazione.
    Il suo exploit delle ultime elezioni è solo un caso, ma comunque pone il PdL a chiedersi quale linea certa deve darsi per rivoluzionare questo Paese, per far capire bene ai ministri quali sono gli obbiettivi, che non dovranno essere solamente quelli di fare bene, ma che per mezzo di tutti quelli verranno fatti, dal governo in forza PdL, avranno un senso unitario. Così facendo si avrà un politica più coesa e quindi concreta e facilmente leggibile dagli elettori. Senza scimmiottare democristiani o missini o leghisti, ma assorbendole tutte e reinterpretandole in chiave liberale che è quella più democratica. Un marketing politico per aiutare gli elettori e i ministri. Io attendo l’evolversi.

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