– Il dato che più fa discutere di queste elezioni europee è senza dubbio il mancato raggiungimento della soglia del 40% – indicata da Berlusconi come la soglia della vittoria. “Stravincere” avrebbe significato per lui prendersi la rivincita contro i durissimi attacchi che gli sono stati rivolti in queste settimane, dimostrare che il paese è con lui, sempre e comunque. Il pur positivo risultato del 35% (-2% rispetto alle politiche dello scorso anno) mostra invece che una parte dell’opinione pubblica, anche quella che si riconosce nel centrodestra, si è fermata a riflettere.
La campagna per le elezioni europee è stata contraddistinta a destra da una personalizzazione estrema, subita dalla sinistra che non è riuscita ad essere molto più che anti-berlusconiana. In parte reazione alle durissime polemiche attorno a questioni personali riguardanti direttamente il Premier (processo Mills, veline e caso Noemi, voli di Stato), questa personalizzazione risponde però ad una “attitudine” di Silvio Berlusconi, che tende a sovrapporre totalmente la sua persona al partito e a monopolizzare ogni campagna politica di rilievo (si pensi anche alle regionali in Sardegna). Ma quando l’attenzione sul leader viene portata all’eccesso, quando la personalizzazione diviene anche “peoplelisation”, come dicono i francesi, ovvero investe anche gli aspetti privati dell’uomo politico, che diviene protagonista anche del gossip e della stampa scandalistica, le conseguenze possono essere inaspettate, le reazioni dell’opinione pubblica possono divenire negative, come ben sa Nicolas Sarkozy che deve in parte alla sua burrascosa vita sentimentale  e al suo stile bling bling il calo di opinioni positive tra i francesi.
Berlusconi, come si diceva, ha in parte subito questa “peoplelisation”, in parte l’ha lui stesso alimentata, facendo negli anni ricorso per la costruzione della sua immagine alla rappresentazione pubblica (un esempio per tutti Chi, ma anche il libretto con le foto della famiglia distribuito nel 1994) della sua famiglia e utilizzando uno stile nelle sue relazioni con la gente comune – ma anche con le personalità politiche – tanto affabile quanto talvolta forse troppo disinvolto. Per questo sorprende un po’ la sua lamentela “ho dovuto fare tutto da solo”. Eppure, con questa affermazione e con il suo riferimento alla necessità di introdurre cambiamenti nel partito, Berlusconi ha toccato la questione centrale che deve oggi porsi il Pdl, ovvero  quella del suo consolidamento e, soprattutto, della sua legittimazione, sul piano nazionale e sul territorio, in quanto partito, un partito capace di esistere non solo come proiezione del suo leader e di porre le basi per un’azione di lungo periodo.  L’obiettivo mancato del 40% potrebbe rappresentare l’occasione per affrontare finalmente e in modo serio questo compito; ridurre tutto a regolamenti di conti interni e ad avvicendamenti più o meno repentini e incomprensibili agli elettori e ai sostenitori sarebbe invece, ancora una volta, un’occasione perduta.

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