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Venti anni fa, Tienanmen

Alla morte di Hu Yaobang, il 15 aprile del 1989, ebbe inizio la protesta che portò, meno di due mesi dopo, alla strage di Piazza Tienanmen. Malgrado i funerali di Stato ne celebrassero i meriti, per gli oppositori del regime Hu rimaneva una vittima e un simbolo del potere dispotico esercitato da Deng Xiaoping, che nel 1987 lo aveva rimosso dalla carica di Segretario Generale del Partito comunista cinese.

La protesta si intensificò in seguito agli scontri tra polizia e manifestanti e culminò il giorno 22 aprile, data dei funerali di Hu Yaobang, con la discesa in Piazza Tienanmen degli studenti, convinti che i mass media stessero distorcendo la natura della loro protesta, volta a supportare la figura di Hu.

Alla protesta degli studenti, che richiedevano più libertà nei media e più democrazia nel partito, si contrapponevano da un lato la posizione moderata del segretario del PCC, Zhao Zihang, e dall’altro la linea più repressiva del Primo Ministro Li Peng, che accusava i manifestanti di essere manovrati da potenze straniere.

In seguito ad una breve tregua in cui si inserì la visita di Mihail Gorbacev, Segretario del PCUS, che segnava la riconciliazione tra Cina e Unione Sovietica dopo 19 anni di ostilità, le posizioni degli studenti si andarono radicalizzando. Essi rivendicavano la legittimazione da parte di un Partito di cui denunciavano la corruzione e il conservatorismo politico e sociale. Nella sostanza, il movimento di protesta, che non aveva un profilo anti-comunista, e che, in alcune componenti, sembrava attaccare Deng “da sinistra”, chiedeva che la transizione politica cinese avvenisse secondo lo schema della glasnost e perestrojka gorbacioviana.

La protesta si estese al di fuori di Pechino, arrivando a coprire ben 300 città cinesi. Deng chiese al Comitato permanente dell’Ufficio politico del PCC di introdurre la legge marziale. Nemmeno il tentativo di Zhao Zihang, segretario del PCC, e più vicino alle loro istanze, servì a dissuadere gli studenti dalla protesta.

L’esercito aprì il fuoco la notte del 3 giugno 1989. Le stime sul numero dei morti sono contrastanti. Secondo la Croce Rossa morirono almeno 2600 persone. Per Amnesty Internation un altro migliaio di manifestanti furono giustiziati dopo essere stati accusati e condannati per insurrezione e atti di violenza.

Deng si assunse la responsabilità delle decisioni e delle conseguenze e condannò la protesta studentesca come un tentativo di rovesciare la Repubblica Popolare Cinese. La risposta internazionale si concretizzò in dichiarazioni di esplicita condanna da parte della grande maggioranza dei paesi occidentali, che portò all’embargo della vendita delle armi verso la Cina. A distanza di venti anni, sui fatti di Tienanmen la censura in Cina continua a essere assoluta.

Fonte: Wikipedia


One Response to “Venti anni fa, Tienanmen”

  1. Giuseppe ha detto:

    Un post satirico su quello che succede a Pechino

    http://fratellisberleffi.blogspot.com/2009/06/il-vero-votlo-di-pechino.html

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