– Il Financial Times offre oggi un esempio di superficialità e di astrattezza nell’analisi politico- economica, che mi auguro per il prestigioso quotidiano rappresenti un’eccezione dettata dal pregiudizio politico e non la regola.
Definire Berlusconi “il peggior amministratore dell’economia italiana dal ‘45” è semplicemente ridicolo, come chiunque conosca la storia economica del nostro paese è costretto ad ammettere.
Il Governo del 1994 durò pochi mesi, ma, casomai, cadde nel tentativo di assicurare al paese una riforma della pensioni che se fosse passata avrebbe rappresentato per l’Italia una straordinaria rivoluzione di cui avremmo goduto i frutti per decenni.
Dal 2001 al 2006 – confermando in buona misura gli impegni assunti in campagna elettorale, come ebbe modo di certificare un analista di certo non “berlusconiano” quale Ricolfi – Berlusconi, Tremonti e Maroni  (per fare alcuni esempi concreti) vararono una riforma fiscale positiva anche se in parte incompiuta, una seria riforma delle pensioni poi irresponsabilmente cancellata da Prodi, la riforma della previdenza integrativa e una incisiva liberalizzazione del mercato del lavoro (Legge Biagi).  Non solo: il centrodestra varò una riforma costituzionale, poi cancellata dal referendum voluto dal centrosinistra con una campagna di falsificazione, i cui elementi centrali restano di straordinaria attualità.
Si poteva fare di più? Probabilmente sì, ma era più facile fare peggio: esattamente come è accaduto con il successivo governo di centrosinistra.
Tutto questo il FT finge di ignorarlo, ma gli elettori italiani lo sanno ed è per questo che hanno confermato nel 2008 la fiducia in Berlusconi e Tremonti, ben ripagata dalla gestione dell’attuale crisi.