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Con Seminerio parliamo del debito pubblico dell’Italia e del mondo

– Milano. In un ristorante che sa di bistrot francese per intellettuali e milionari liberal in zona Cadorna, ceniamo e discutiamo di debito pubblico con Mario Seminerio, che è un po’ il traino di Libertiamo sulle questioni economiche. Ordiniamo una zuppa di vongole di Scardovari e un piatto di pappardelle al coniglio, con pecorino e basilico, pietanze care a Franco Zerlenga, il pensatore newyorkese amico di Christian Rocca. Il tema della conversazione con Seminerio, si diceva, è il debito pubblico, dopo le ultime affermazioni del ministro Tremonti circa la “concorrenza sul debito” che altri paesi stanno per fare all’Italia. Il ragionamento del ministro è semplice: per quanto il divario tra l’elevatissimo debito italiano e quello dei maggiori paesi occidentali si vada riducendo (a causa delle politiche di deficit messe in atto in giro per il mondo), l’Italia soffrirà l’aumento internazionale dei tassi d’interesse dovuto all’espansione del debito globale più degli altri paesi, che hanno – parole di Tremonti – “un merito di credito più alto e possono finanziarsi ad un costo più basso”. Il problema, insomma, resta quello di sempre, l’abnorme livello del debito pubblico italiano.
“Lo stock elevato è un problema – dice Seminerio – ma la questione dirimente a me pare anzitutto un’altra: l’Italia è vista dai mercati come un’entità a crescita zero, che come tale rischia di rimanere anche quando usciremo dalla crisi globale” Per il nostro esperto, “puoi anche avere un debito elevato, ma se il tasso di crescita è robusto, non c’è il rischio che si inneschi una spirale di debito centrifuga”. Con Seminerio, insomma, concordiamo che la priorità è “crescere, crescere, crescere”. Ed ecco che le scelte di finanza pubblica s’incrociano con Main Street, l’economia reale, e le misure che il Governo vorrà adottare nei prossimi mesi. Si ritornerà a parlare di liberalizzazioni (ci vorrebbero riforme vere, però, non liberalizzazioni alle vongole à la Bersani), di apertura del mercato del lavoro, di riduzione delle tasse, di una riforma del welfare che promuova e non ostacoli le possibilità di crescita del Paese.
Dopo le pappardelle, scegliamo un éclair con crema di caffé, stile Zerlenga. Come sempre accade quando si discute con Seminerio, in un attimo si passa dalle cose italiane ai fatti del mondo. L’espandersi del debito pubblico in giro per il mondo rischia di avere un’unica soluzione, la stampa di cartamoneta. E con essa un importante cambio di paradigma: “E’ un esercizio di divinazione – ironizza Seminerio – ma a me pare che la conseguenza sarà che il mondo prenderà effettivamente coscienza che la moneta fiduciaria, il fiat money, ha perso la sua residua credibilità”. Tanta liquidità, insomma, potrebbe finire per travolgere come un’onda il modello monetario che aveva sostituito (e, credevamo, soppiantato) il gold standard da qualche decennio. Torneremo all’oro? “Più che il gold standard – si acciglia Seminerio – ci sono i segnali di un salto verso una sorta di commodity standard”. L’aumento delle materie prime come riserva di valore e nuova unità di conto. La Cina fa incetta di rame per il mondo, con le imprese mandarine che si integrano verticalmente in Asia nel settore delle materie prime. D’altronde, con riserve che assommano a duemila miliardi di dollari, pensiamo che la Cina starà a guardare la probabile svalutazione del dollaro senza colpo ferire, senza correrei ai ripari?
Discussione affascinante e scenario accattivante. Altro che legal standard, insomma: la soluzione avrebbe un sapore “di mercato” molto più intenso del modello che la crisi economica pare aver messo in discussione.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Con Seminerio parliamo del debito pubblico dell’Italia e del mondo”

  1. libertyfighter ha detto:

    Bell’articolo Pier! Speriamo che abbiate visto giusto. PS A proposito delle pappardelle al coniglio, ho l’acquolina in bocca.

  2. Saverio ha detto:

    Conversazione interessante.
    Noto solo una piccola presa in giro a Christian Rocca e al suo amico Zerlenga, di cui leggiamo spesso sul Foglio di Giuliano Ferrara. O mi sbaglio?

  3. Liberale ha detto:

    Son 15 anni che Silvio ci dice che è lui il liberale per antonomasia… e le riforme? le liberalizzazioni?
    Vogliono intervenire perfino sul mercato dei prodotti farmaceutici e annullare quel poco che aveva fatto Bersani: vogliono fare gli interessi della casta dei farmacisti e svuotare le parafarmacie.

    Ditemi una cosa liberale del Pdl a parte le posizioni liberali manifestate durante il caso Englaro, quando l’unico ad opporsi tra centinaia di parlamentari del partito di maggioranza, Della Vedova, ha dovuto abdigare alla volontà del capo liberale. L’unica cosa liberale dal ’94 son stati gli zero virgola di tasse in meno dell’esperienza 2001-2006… contenti voi…

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