– L’intervista rilasciata ieri alla Stampa da Maurizio Lupi vale la pena di essere letta e meditata.
L’esponente ciellino del Pdl dice nella sostanza due cose. La prima è che l’accanimento contro la famiglia di Noemi, prima che contro il Presidente del Consiglio, è oltraggioso, viola il diritto alla riservatezza e sfigura i protagonisti di una vicenda, i cui contorni potrebbero essere diversi da quelli che i più malevoli sospettano. Bene. Ma poi aggiunge un’altra cosa, come se fosse la conseguenza della prima: alla gente non interessano questi pettegolezzi – dice Lupi – ma la grande “questione dell’identità e dei valori”. E per essere ancora più chiaro, afferma: “Preferisco un politico incoerente che fa leggi in difesa della famiglia… La famiglia per un cattolico è un valore assoluto, anche per un divorziato”.
Ora non stiamo a sottilizzare sul fatto che le politiche in difesa della famiglia nell’Italia cattolica non hanno mai preso la forma di un concreto welfare familiare, che i paesi “relativisti” come la Francia riservano ad ogni realtà che sia socialmente “famiglia” (cioè adempia alle funzioni sociali, cui ha storicamente provveduto, nelle sue diverse forme, la famiglia), senza alcuna sostanziale distinzione tra famiglie coniugate o non coniugate, eterosessuali o omosessuali.
Lasciamo anche da parte il fatto che l’espressione “politica in difesa della famiglia”, per come la intende Lupi, va intesa al negativo: no a qualunque riconoscimento giuridico di forme di famiglia “irregolari”, diverse dalla “società naturale fondata sul matrimonio” e no ad una riforma del divorzio, che consenta di sciogliere il vincolo matrimoniale in tempi e con costi certi e contenuti, senza che per via burocratico-giudiziaria si giunga ad una sorta di prosecuzione forzata e più o meno indeterminata del coniugio.
Insomma, sorvoliamo sulla traduzione politica del concetto “difesa della famiglia” e fermiamoci al puro piano dei valori e dell’identità che tanto appassiona il Vice-Presidente della Camera. Allora, ben saldi su questo piano, domandiamoci: è così incredibile che in un partito pieno di gente che non vede l’ora di menare le mani sul tema dei valori e di stigmatizzare l’altrui permissivismo e di giudicare (antropologicamente, of course, mica “moralisticamente”) l’altrui vita sessuale, familiare o coniugale, e di impartire sussiegose lezioni sulla differenza tra libertà e licenza, e di cianciare allegramente di crisi morale dell’Occidente (come se fosse un’espressione che fa fine e non impegna), e di agitare lo spettro relativista, e di discettare di “sana” o “insana” laicità, e di trasformare il bipolarismo politico in una sorta di “bipolarismo etico” in cui il partito della vita si scontra con quello della morte, quello della virtù con quello del vizio, quello del bene con quello del male…E’ così incredibile, dicevo, che mentre le sue truppe combattono la battaglia dei valori in questa Lepanto del XXI secolo, gli avversari del Cavaliere, quando gliene si dà la possibilità, tentino di inzuppare e affogare il nemico nelle acque sporche del moralismo e del perbenismo?
Bisogna fare finta di cascare tutti dal pero, oppure è lecito sostenere che non si può razionalmente sperare che un’opposizione accusata di volere distruggere la  famiglia, di non essere abbastanza cattolica, e di non avere appreso le lezioni sul “bene” e sul “male” morali come nuove frontiere della politica, approfitti della distruzione della famiglia del premier e del presunto “male” da questi compiuto per prendersi una rivincita e sputtanarne l’immagine di principe cristiano?
Inoltre, si può pensare di difendere l’onorabilità del Cavaliere, come fa Lupi, con questa apologia dell’incoerenza personale riscattata dall’intransigenza politica, del peccato morale redento dall’eroismo “legislativo”, che suona come un’ammissione di colpa e di doppiezza?
Ha poco senso accusare l’opposizione di volere sporcare l’acqua della politica con un gossip che è (anche) il figlio illegittimo del querulo moralismo militante, che si è contribuito ad alimentare. L’acqua era già sporca e l’opposizione ora ci sguazza. Poi, pensare di uscire da questa storia, che l’Italia berlusconiana e antiberlusconiana guarda dal buco della serratura, facendo nuovamente appello alla “grande questione dei valori” non è solo incredibile. E’ surreale.