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Fini imita Obama? No, segue la destra europea

Intervista di Cristiano Bosco a Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Il dibattito sulla cosiddetta “conversione” di Gianfranco Fini assume toni internazionali. Le sue recenti dichiarazioni relative alla bioetica e al rapporto tra attività legislativa e religione (“Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti religiosi”), che hanno scatenato un acceso confronto nel mondo politico italiano e in seno allo stesso Popolo della Libertà, sono state oggetto di un interessante scambio di opinioni tra il giornale online L’Occidentale, per il quale Fini dovrebbe “prendere esempio da Obama” e dalle sue aperture al mondo religioso, e l’onorevole Benedetto Della Vedova (PdL), secondo cui il presunto “laicismo” di Fini e la religiosità obamiana non sarebbero così distanti tra loro. A colloquio con L’Opinione, il parlamentare ex radicale spiega il perché di tale affermazione.

Lei ha scritto che dal punto di vista politico non sussiste alcun abisso tra le posizioni di Gianfranco Fini e quelle di Barack Obama sui temi di bioetica.

La logica delle argomentazioni da loro mosse nei confronti del Presidente della Camera era che lui facesse il laicista, mentre Obama apriva ai cattolici. A mio avviso non è così. Innanzitutto, bisogna ricordare che Obama non è il primo leader dei Democratici che sia anche cristiano credente. Anzi, tutti i presidenti democratici lo sono stati. È vero che egli abbia avuto, nei confronti del cattolicesimo, un approccio dialogico molto positivo, come dimostrato dal suo recente intervento all’Università di Notre Dame. Su questo nulla da eccepire: nessuno pensa che tale approccio debba essere di aggressione. Il problema non riguarda infatti il ruolo pubblico della religione, giustamente riconosciuto, ma il legame tra questa e le scelte politiche, le quali non devono essere orientate dai convincimenti religiosi. L’amministrazione Obama, come evidenziato dal segretario di Stato Hillary Clinton in questi giorni, riconosce le coppie gay dei diplomatici. Su temi quali aborto o cellule staminali non si è assistito ad alcuna marcia indietro, pur riconoscendo e rispettando le ragioni dei credenti, le quali però non possono diventare norme giuridicamente obbliganti in quanto convinzioni personali. Quelle di Obama sono aperture di fondo, per nulla dissimili da quelle di leader europei, come ad esempio quelle del presidente francese Nicolas Sarkozy. Gianfranco Fini, in questo senso, non ha fatto altro che pronunciarsi nella stessa direzione di Sarkozy e di Obama, una scelta che sottoscrivo appieno.

Affermando che le posizioni di Fini non sono così dissimili da quelle di un presidente Democratico da molti accusato di essere “troppo liberal”, non si corre il rischio di dare ragione a chi sostiene che il Presidente della Camera si stia spostando “a sinistra”?

Sostenere che Fini stia andando “a sinistra” rappresenta una paradossale caricatura. E chi lo afferma probabilmente non conosce il centrodestra in Europa. Nicolas Sarkozy, David Cameron, Angela Merkel e Mariano Rahoy, per citare quattro leader europei, condividono le stesse posizioni, che sono anche le mie. Il presidente francese si era impegnato, durante la campagna elettorale, ad estendere i diritti previsti dai Pacs, andando oltre alla legge esistente. In veste di deputato, l’attuale cancelliera Angela Merkel aveva firmato una legge sul testamento biologico. Due dei tanti esempi che sottolineano le posizioni liberali pragmatiche di alcuni tra i leader più importanti del centrodestra europeo. La verità è che la società, in Italia, è assai più vicina alle posizioni di Fini, che non alle altre. È quindi necessario diffidare di chi vorrebbe imporre a tutti gli italiani posizioni decise da qualcun altro. Nel PdL siamo in minoranza, su questo fronte, ma nel PPE saremmo maggioranza. Questo ovviamente rappresenta un problema politico per il centrodestra in Italia. Persino nella stessa Chiesa cattolica da alcune parti si sollecita il dialogo su questi temi: perché nel PdL dovremmo essere più realisti del re?

La storica vittoria di Obama, con l’annesso impatto mediatico, ha influenzato anche il dibattito politico italiano, su questi temi?

Penso che la potente immagine del “change” di Obama, abbia – come tutto ciò che arriva dagli USA, dato che anche John McCain era su posizioni diverse da quelle classiche del conservatorismo Usa – avuto un forte impatto emotivo sulla politica italiana, così come su quella mondiale. È ovvio che Obama debba essere in presa diretta con gli Usa, così come noi dobbiamo concentrarci sulla nostra realtà. È tuttavia innegabile che, sui temi etici, possa avere un’influenza sulla politica italiana. Il presidente americano non è anticlericale: riconosce il valore della religione nella sfera pubblica, però non cambia idea su determinati argomenti. Sull’economia e sulla politica internazionale staremo invece a vedere, prima di giudicare.

In questo senso, può essere che Fini voglia proporsi come la versione italiana di Barack Obama?

È giusto che Fini si presenti come Fini, senza cercare modelli oltreoceano. Al Presidente della Camera va il merito di aver imposto al centrodestra una discussione che prima non c’era, facendo così un passo in avanti rispetto al classico schema “Dio-Patria-Famiglia” e dimostrando che non tutto lo schieramento si trovava sulle posizioni emerse durante il caso Englaro. Si è così sviluppata una leale discussione tra sostenitori di opinioni divergenti. Un dibattito necessario, dato che su questi temi il mondo e il centrodestra europeo – e con essi i nostri elettori, sui quali non dobbiamo cucire la “camicia di forza” dei temi etici – si stanno spostando in una direzione diversa rispetto a quella mantenuta dal PdL. E chi pensa che le posizioni espresse siano “anticlericali” è sicuramente in malafede.


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