Il PdL e il referendum: è il momento di decidere – AUDIO

– La campagna referendaria è surreale e donchisciottesca. Ma noi di Libertiamo vogliamo crederci e tessiamo la tela.
Così, insieme a Ffwebmagazine, il periodico on-line di Farefuturo, abbiamo organizzato un incontro dal titolo programmatico: “Senza paura. Sul referendum il Pdl dica sì”, con la presenza di Adolfo Urso, Antonio Martino, Peppino Calderisi e Giovanni Guzzetta. Oltre a Benedetto Della Vedova, Carmelo Palma e Arturo Diaconale, che ci ha ospitato nella sede del quotidiano L’Opinione.
Perché la campagna sia surreale è presto detto. Accade che il leader del maggiore partito italiano, nonché primo ministro, dichiari di essere favorevole al referendum. Il leader del secondo partito, principale esponente dell’opposizione, anche. Eppure, nonostante l’uno e l’altro partito raccolgano circa i due terzi dei voti degli elettori italiani, non si riesce a considerare Pdl e Pd davvero “schierati” sul referendum. Anzi, come ammonisce il Direttore di Libertiamo, “ per i due maggiori partiti, l’andare in ordine sparso al voto del 21 di giugno, senza indicazioni esplicite e campagne di partito, significa nei fatti aderire alla strategia astensionista”.
Che appaia come una battaglia donchisciottesca è altrettanto evidente. Sono conti da alchimisti, ma è suggestivo pensare che se da parte degli elettori di Pdl e Pd il 21 giugno vi fosse un’affluenza alle urne da elezioni politiche, il quorum potrebbe essere superato. Ma tant’è, a volte dal surreale al reale si passa con un semplice scossone (ad esempio, un “predellino referendario”, secondo l’immagine di Palma) e di tanto in tanto Don Chisciotte abbatte davvero il mulino. Se Pdl e Pd ci credono davvero, insomma, il mulino può crollare. “Gran parte degli italiani – ha detto Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore dei referendum – ha dimostrato alle elezioni politiche di aspirare ad un vero bipartitismo, quello che in Europa c’è da sempre e la cui assenza lamentiamo in Italia dall’Ottocento”.
Ci siamo rivolti (e continuiamo a rivolgerci) al Pdl perché scelga convintamente la linea referendaria. Ma ci siamo rivolti anche al Pd, come ha osservato il viceministro Adolfo Urso, presente in veste di Segretario della Fondazione Fare Futuro, per il quale “il successo dei sì farebbe rinascere il progetto politico del Partito Democratico, che rende più compiuta la democrazia italiana”. Tra miopi istinti anti-berlusconiani (c’è chi dice: se passa il referendum il centrodestra vince per decenni, dimenticando che il consenso di oggi potrebbe svanire in poco tempo, come normalmente accade in democrazia) e voglia di pasticci e inciuci dalemiani, una parte del Pd non sa ancora cosa farà il 21 giugno.
Anche nel Pdl c’è chi nicchia, per paura della reazione della Lega Nord. Ma “l’ostilità della Lega è incomprensibile – ha sottolineato Antonio Martino – Il peso del partito di Bossi sarebbe importante e riconoscibile anche se confluisse nel Pdl”. Uno scenario possibile ed auspicabile anche per Benedetto Della Vedova, per il quale “nessuno nel Pdl immagina di fare a meno dell’alleanza con la Lega, nata ormai nel 1994 e solida da almeno dieci anni. Con la vittoria del sì al referendum si consoliderebbe la semplificazione del quadro politico già in corso.” Il presidente di Libertiamo ha poi sviluppato il suo argomento: “Per il Pdl non c’è nessun problema con la Lega, perché alla scadenza naturale della legislatura potremmo presentarci insieme, con una grande federazione, per essere alleati non solo al governo, ma fin dal momento del voto”. La Lega è stato il convitato di pietra dell’evento. Urso, in qualche modo, stuzzica il Carroccio: “Proprio la Lega ha innescato il processo riformatore con il federalismo fiscale.  Ebbene, la vittoria referendaria darebbe una spinta alle riforme”.
Il referendum per consolidare “un risultato casuale come quello del 2008”, per dirla con Antonio Martino. “Nulla impedisce che la frammentazione torni la regola – ha avvertito – e consegni all’Italia un governo sullo stile dell’esecutivo guidato da Romano Prodi, il peggiore dai tempi di Nerone”.
Se la Lega è stato il convitato di pietra dell’incontro, Giovanni Guzzetta non ha voluto perdere l’occasione per una stoccata al convitato Di Pietro: “Prima diceva che se non passa il referendum la democrazia è in pericolo, ora che il referendum è una minaccia per la democrazia. A seconda di quello che dice Berlusconi, lui dice il contrario”. Gli italiani, questo è il ragionamento del professore messinese, meritano di più. Guardando al futuro, Diaconale ha spiegato, chiudendo i lavori, che un utile completamento della strategia referendaria sarebbe una riforma che, dando piena attuazione all’art.49 della Costituzione, garantisse la natura democratica, accessibile e “contendibile” dei partiti politici. Un altro tassello importante, per la riforma della politica. Ma prima, c’è il referendum.

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Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


One Response to “Il PdL e il referendum: è il momento di decidere – AUDIO”

  1. marcello ha detto:

    Poi esce una legge ancora più assurda di prima. Esce un proporzionale senza preferenze. Per quale ragione non si poteva tornare al sistema uninominale? E il premio di maggioranza consente a un partito che ha il 35% di avere il 60% dei seggi. E’ come nella legge che c’era nel fascismo.

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