Quanto poco ci vuole per rovinare un Paese…

“Una ragione per cui Obama è così popolare – ha scritto Robert Samuelson su Real Clear Markets – è che egli ha promesso più o meno a tutti tasse più basse e spesa più alta.”

Nella foto (che abbiamo ripreso da Nick Schulz su The Enterprise Blog, su segnalazione di Greg Mankiw), si nota invece quanto sia drammatica per il futuro la strategia obamiana del Budget 2010.

Come sottolinea Samuelson, dal 1961 il bilancio federale è stato costantemente in deficit, tranne che per cinque anni, ma mai è stata superata la soglia del 50 per cento del Pil. Se davvero si arriverà, come vuole la stima del Congressional Budget Office, all’82 per cento nel 2019, gli Stati Uniti si ritroveranno lo stesso livello di debito che avevano all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.
Si chiede Samuelson: “Quanto debito pubblico deve produrre un presidente prima di essere etichettato come irresponsabile?”. A Obama pare tutto permesso.
Quanto poco ci vuole per rovinare un Paese.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Quanto poco ci vuole per rovinare un Paese…”

  1. DM ha detto:

    Prenderei con le pinze quella previsione.

  2. Piercamillo Falasca ha detto:

    Certo, va presa con le pinze, come ogni previsione. Ma la stima del Congressional Budget Office (una fonte ufficiale, quindi) prevede proprio questo. Grazie

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