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Dobbiamo proprio litigare sulla laicità? Facciamolo almeno in modo onesto

– Il dibattito sui temi bio-politici è diventato così insopportabilmente curiale che è ormai impossibile, per chiunque voglia mettervi becco, evitare di finire nel tritacarne degli equivoci e dei processi alle intenzioni. Più uno parla chiaro, più è sospettato di manovre oscure. Più cerca di ritrovare il bandolo di un discorso condiviso o, almeno, di un alfabeto comune, più finisce accusato di intollerabili sedizioni.
Ormai anche affermare la distinzione scolastica tra “precetto religioso” e “legge civile” appare agli occhi dei sacerdoti della nuova correttezza bio-politica un esercizio di arroganza giacobina e di militanza anti-cattolica.
Gianfranco Fini ha l’altro ieri dovuto incassare accuse vibrate per avere sostenuto una tesi da corso-base di educazione civica. Se avesse ribadito il principio della libertà religiosa, secondo questa logica, avrebbe anche potuto incassare un’accusa di complicità con il terrorismo jihadista. Tanto non conta quanto uno dice, ma cosa gli si può fare dire, suffragando il sospetto che lo pensi, senza che peraltro l’abbia detto e neppure pensato.
Vogliamo per forza litigare? Va bene: litighiamo. Ma facciamolo in modo onesto. Se dobbiamo combattere questa anacronistica guerra ideologica in nome della vera laicità, rispettiamo almeno le parti in commedia.  E ognuno interpreti la sua, non quella dell’altro.
Ergo, chi teorizza un robusto interventismo legislativo in materia bio-etica per arginare la “dittatura del desiderio” dovrebbe almeno svestire i panni del liberale “anti-costruttivista”. Chi ritiene che − dopo decenni di deriva relativista − vada dichiarata la fine della ricreazione, e ristabilita una reale corrispondenza tra l’ordine morale “naturale” e l’ordine giuridico, non faccia il pesce in barile, vestendo la divisa del liberale classico. Chi pensa che, nella sostanza, avesse ragione Del Noce nel sostenere che la “perversione permissivista” della modernità borghese costituisse una vera minaccia antropologica, non finga di servire la causa dalla trincea più avanzata del liberalismo. Chi valuta che l’evoluzione spontanea dei costumi, dei modelli di relazione sociale e delle condotte individuali debba trovare argine in una ragione normativa ispirata ad un’idea più sostanziale di giustizia e, perfino, di verità, eviti almeno di ribaltare sugli altri l’accusa di “cripto-marxismo”. Chi ritiene che ad usare la sola bussola della “libertà negativa”, sui temi della vita e della morte, della salute e della malattia, dell’amore e della famiglia, il legislatore si perderebbe nel deserto dell’indifferentismo morale, eviti di festeggiare il risveglio del liberalismo dal suo secolare sonno dogmatico.
Insomma: se davvero dobbiamo “giocare a Porta Pia”, che almeno gli zuavi pontifici non si travestano da bersaglieri.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

11 Responses to “Dobbiamo proprio litigare sulla laicità? Facciamolo almeno in modo onesto”

  1. Sofia Ventura ha detto:

    Eccellente Carmelo! Condivido parola per parola, ora ti posto un po’ in giro …

  2. Valentina ha detto:

    Ciao Carmelo,
    inizio con il complimentarmi per le tue considerazioni, che trovo assolutamente condivisibili. Mi permetto però di sottolineare la, secondo me, scarsa fruibilità dell’articolo. Mi spiego meglio e concretamente: trovo difficile diffondere il tuo post a gente che non possiede le nozioni/informazioni o non è abbastanza “scolarizzata” per comprendere il discorso. Si rischia così di renderlo arzigogolato e poco comprensibile.
    In proposito suggerirei una modalità di scrittura simile a quella utilizzata (solo per citare un esempio) nei “briefing papers” dell’Istituto Bruno Leoni: key finders, corpo del testo e conclusioni che permettono anche ad un’ignorante come me :( di comprendere più facilmente e velocemente.
    Mi scuso per il tedio… ti auguro buon lavoro e buona giornata! :)

  3. Mario Seminerio ha detto:

    Anch’io sottoscrivo ogni virgola. Il problema del centrodestra è l’eccesso di guardie svizzere travestite da bersaglieri, come dimostrano anche alcuni commenti fortemente emotivi letti su queste colonne…

  4. Yukio ha detto:

    Magari facessero i pesci nel barile: questi hanno le idee chiare (più o meno autentiche che siano) e le esprimono convintamente. E sono la maggioranza del pdl, catto-liberisti. E il problema, anche di Libertiamo e compagnia, non è che i veri liberali sono in minoranza (cosa ormai nota lippis et tonsoribus), ma che tale minoranza sembra molto esitante ad organizzarsi. Come mai? Come mai i riformisti laici del pdl (quelli che non si vergognano a dichiarare di esserlo intendo) non riescono mai a darsi un minimo di forma e finiscono sempre per essere percepiti come 4 gatti sparpagliati (nb: il problema non è in “4 gatti” ma in “sparpagliati”)? Ciò fa sì che non ci si ponga poi troppi problemi a sottovalutarli (come nei casi in cui le repliche alle loro dichiarazioni vengono spesso attribuite dalla stampa al pdl, anzichè ai singoli politici del pdl che le hanno fatte). Forse dovrebbero sostenersi di più, parlare di più, unirsi di più. Osare di più.

  5. Carmelo Palma ha detto:

    Valentina, grazie dei consigli. In realtà questo “sfogo” aveva una funzione un po’ diversa da quella di un “briefing paper” e quindi non poteva avere proprio la stessa forma. Comunque gli inviti ad essere più chiari non sono mai troppi, perché non si è mai troppo chiari.

  6. Piercamillo Falasca ha detto:

    Gli inviti alla chiarezza sono sacrosanti :-)
    Palma, signori miei, è laureato in filosofia, fa difficoltà a scrivere facile… ma la redazione di Libertiamo ci sta lavorando… ;-)

  7. Silvana Bononcini ha detto:

    Vaiiiiii filosofo:-) che consoli….
    ed aggiornate il profilo di Carmelo!!

  8. Carlo Alberto Cuoco ha detto:

    Condivido totalmente l’appello alla chiarezza delle posizioni nel PDL, e soprattutto la esigenza espressa, mi par di capire, da Palma di restituire alla parola liberalismo il suo senso “di parte”. Questo perchè se l’etichetta liberale se la possono appiccicare tutti addosso in questo paese (da Giovanardi a D’Alema, per dirne due a caso) allora non significa più nulla. E il punto di partenza personalmente mi sembra proprio riportare a galla nel dibattito la distinzione libertà negativa/libertà positiva.

  9. luca cesana ha detto:

    eccellente Carmelo!

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  1. Phastidio.net ha detto:

    Di guardie svizzere e bersaglieri…

    Raramente ci siamo trovati d’accordo con il pensiero altrui come nel caso di queste considerazioni  di Carmelo Palma:
    Ormai anche affermare la distinzione scolastica tra “precetto religioso” e “legge civile” appare agli occhi dei sacerdo…