Articolo 1 – Tutela della concorrenza nei servizi professionali

Il primo comma dell’articolo interviene a chiarire che l’efficacia delle norme contenute nel decreto è da intendersi estesa anche alle leggi con valenza speciale: questo si rende necessario in quanto alcuni ordini hanno inteso interpretare la normativa contenuta finora nel decreto come generale e non riferibile alle leggi che regolano in via speciale una singola professione.

Il secondo comma chiarisce inoltre che le società professionali possono assistere e rappresentare in giudizio i clienti, attraverso un proprio socio o dipendente abilitato a farlo, anche quando esse siano composte di soggetti che non siano tutti soltanto avvocati.

Il comma 3 vieta non solo l’obbligatorietà delle tariffe, ma la fissazione delle stesse (si torna così alla versione originaria del decreto Bersani, prima della conversione). In questi anni, infatti, le tariffe hanno continuato a rappresentare (oltre che un riferimento per i giudici) anche un parametro con il quale gli Ordini valutano il “decoro” (ex comma 2, art. 2233 del Cod. Civ.) con cui viene svolta la professione. In questo modo, è stata vanificata la portata dell’intervento liberalizzatorio.

Il quarto comma fornisce un’interpretazione autentica dell’art. 2233 del Cod. Civ., comma 2, (“la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”), precisando che la disposizione in questione si limita a disciplinare rapporti di tipo privatistico tra le parti di un contratto e non attribuisce alcun potere agli Ordini in termini di verifica della corrispondenza del compenso richiesto al decoro della professione e all’importanza dell’opera.
L’interpretazione autentica è stata auspicata dall’Antitrust nella sua Relazione sugli Ordini Professionali del marzo scorso.

Il comma 5 introduce la possibilità di società professionali di capitali, rendendo così possibile l’alleanza tra professionisti e soci di mero investimento: la misura è necessaria per consentire alle società di professionisti italiani di competere a livello globale, ma anche per permettere a nuovi studi di crescere più rapidamente grazie a leve di capitale finora impedite.

Il sesto e il settimo comma introducono la possibilità per i professionisti iscritti ad Albi di partecipare a più di una società e la facoltà di esercitare anche imprese commerciali, divieto da molti considerato inutile e peraltro facilmente aggirabile (con i “prestanome” e le sospensioni concordate – da chi può – con l’Albo).

Il comma 8 prevede l’introduzione del divieto, per gli ordini, di proibire la pubblicità dell’attività professionale, adducendo generiche mancanze di decoro riferibili ad intere categorie di mezzi di comunicazione: ogni divieto deve essere motivato dal mancato rispetto del buon costume, della veridicità, continenza ed interesse pubblico dei fatti riferiti, e circostanziato al caso concreto. Così, si dovrebbe finalmente cominciare ad avere pubblicità di servizi professionali sui principali quotidiani nazionali, su emittenti radiotelevisive e su altri mezzi di comunicazione fisici o elettronici.

Articolo 2 – Misure in favore dei giovani professionisti

Il comma 1 elimina il regime dei minimi contributivi previdenziali per i professionisti, problema assai sentito in particolare dai più giovani che – appena entrati nel mercato del lavoro professionale – sono spesso costretti a pagare cifre considerevoli alle Casse, magari senza avere ancora guadagnato alcunché.

Con il secondo comma, è data facoltà agli studenti universitari che abbiano conseguito almeno i due terzi dei crediti previsti da corsi di laurea, che consentano l’accesso a professioni regolamentate, di anticipare durante il corso di studi il periodo di praticantato obbligatorio, ove previsto, propedeutico all’abilitazione professionale. Ciascun Ordine stabilisce le modalità di accesso al praticantato anticipato.

Articolo 3 – Modificazioni in materia di accesso ed esercizio della professione forense e abrogazione di norme incompatibili

La norma abroga le regole in materia di limitazione all’accesso e abolisce, intervenendo su tutte le parti necessarie attraverso i commi 1, 3, 4, 5, 6, 7, l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense, ferma restando la funzione di controllo e sanzione degli Ordini. Si diventa avvocati, come avviene in altri Paesi europei e fermi restando tutti i restanti requisiti di legge, iscrivendosi all’albo competente ma solo dopo avere compiuto correttamente due anni di pratica. Il comma 2 sopprime l’incompatibilità tra esercizio del commercio ed esercizio della professione forense, nonché tra quest’ultima e l’esercizio della professione di giornalista professionista.

Articolo 4 – Modificazioni in materia di accesso ed esercizio della professione di dottori commercialisti ed esperti contabili e abrogazione di norme incompatibili

La norma abroga le regole in materia di limitazione all’accesso e abolisce, intervenendo su tutte le parti necessarie, l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di dottori commercialisti ed esperti contabili, ferma restando la funzione di controllo e sanzione degli ordini. Si diventa dottori commercialisti o esperti contabili, fermi restando tutti i restanti requisiti di legge, iscrivendosi all’albo competente dopo avere compiuto correttamente tre anni di pratica. I commi 2 e 3 sopprime l’incompatibilità tra esercizio del commercio ed esercizio della professione, nonché tra quest’ultima e l’esercizio della professione di giornalista professionista.