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Ddl sicurezza: misure razionali, ma troppe parole in libertà

– I produttori di State of Play, il nuovo film di Kevin Macdonald distribuito da pochi giorni in Italia, sembrano preoccuparsi dei futuri scenari delle politiche di sicurezza: si narra della “Pointcorp”, una fantomatica società privata statunitense, che potrebbe in un possibile (o secondo alcuni probabile) scenario futuro cominciare a detenere il controllo delle politiche di intelligence e di sicurezza della nazione più potente della Terra.
In una ancora non federale Repubblica italiana si sta invece discutendo da tempo dei poteri da assegnare ad “associazioni di cittadini non armati iscritte in un apposito elenco tenuto a cura del prefetto”: ronde secondo alcuni, angeli metropolitani secondo altri.
Paesi diversi, problemi diversi.
Restiamo in casa nostra: non sembra che il problema sia la “privatizzazione” della sicurezza, né la collaborazione dei privati con le forze dell’ordine (prevista ad es. dall’art. 383 del c.p.p. o dall’art. 53 del c.p.), né ancor meno la libertà di associazione come prevista dall’art. 18 della Costituzione.
Non si tratta quindi di principi giuridici o giuridico-politici: si tratta di principi che hanno il valore di messaggi per la pubblica opinione.
Da un lato si potrebbe dire: “ma come, un vigilante può controllare la mia valigia in uno scalo aeroportuale, un energumeno può allontanare degli ubriachi da un locale notturno; perché un ex poliziotto non potrebbe chiamare le forze dell’ordine qualora si imbattesse in un pericolo per l’incolumità dei cittadini?”
Messa così potrebbe essere semplice, si sarebbe addirittura potuto evitare del lavoro extra alle prefetture per la compilazione degli elenchi dei virtuosi.
Ma così non la si è fatta apparire e l’impressione appare generalizzata. Ed in politica la sostanza è molto ma la comunicazione e la forma la innalzano ad un tutto, si sa. Bisognerebbe che lo capissero i cittadini, i parlamentari, ma soprattutto i membri del Governo Berlusconi.
Allargando lo sguardo a tutto il c.d. “pacchetto sicurezza”, potrebbe sembrare che le critiche, per molti versi pretestuose, avanzate dalle opposizioni possano aver avuto un risalto maggiore a causa di intestine dichiarazioni che sembrano tendenti soltanto a fomentare populismi alla lunga dannosi od ancor peggio a causare inutili discussioni interne che alla fine si tramuteranno in dibattiti culturali, per di più con alcuni contributi tutt’altro che elevati.
Non credo, insomma, che sia politicamente intelligente, nel momento in cui si propongono delle norme necessarie, che sembrano abbastanza equilibrate, iniziare a discutere di qualcosa che per alcuni versi assomiglia al nulla: qual’è il vero confine per dichiarare una nazione multietnica? Non sembra facile individuarlo ma soprattutto non sembra opportuno chiederselo nel 2009, a seguito di una oramai formata integrazione europea (allargata ad oriente) ed a seguito di flussi migratori costanti che sono da tempo intervenuti nelle realtà demografiche autoctone.
Quale è l’utilità di un simile iter?
Nelle dichiarazioni di voto il capogruppo del PDL alla Camera si è chiesto cosa sarebbe successo se fosse capitata in questi giorni, con questo Governo, la strage accaduta durante il respingimento dei barconi di clandestini ordinato all’epoca dal Governo di centro-sinistra. Un putiferio.
Ma questo putiferio non troverebbe alimentazione anche dal ricordo di vecchie infelici dichiarazioni a proposito di possibili cannonate? Cannonate che, per chiarezza, non sarebbero mai state sparate da nessuno; c’è spesso bontà in chi urla e sbraita, ricordiamocelo. Ma anche il cannone a salve, in fondo, ferisce.


Autore: Jacopo Francesco Iosa

Nato nel 1982, laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (molto poco Libertiamo? Ma io ne vado fiero!). Appassionato di temi economici e culturali. Imprenditore.

One Response to “Ddl sicurezza: misure razionali, ma troppe parole in libertà”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    Il problema è sempre lo stesso: la xenofobia e l’estremismo della Lega fa sì che il Pdl risponda con altrettanto estremismo, pur di non perdere voti.
    Votiamo sì al referendum del 21 giugno!

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