Lo sostiene Luca Bolognini, portavoce nazionale di Coalizione Generazionale Under 35, su Affaritaliani.it.
“Difendo una linea tesa a “slegare” il lavoro autonomo da catene arrugginite, sulla quale rifletto da anni e mi sono confrontato con professionisti di ogni età e provenienza (anche stranieri, certo, e naturalmente non tutti d’accordo con me), arrivando a maturare una precisa convinzione a favore del libero mercato professionale e una discreta fiducia nella capacità delle persone – addette ai lavori e non – di comprenderne a fondo il perché”.“Non do retta – scrive Bolognini – a chi sostiene che la chiusura e la limitazione dell’accesso alle professioni garantirebbero un migliore mercato ai più giovani. Circola infatti questa “favola” negli ambienti di chi difende tentativi di conservazione o, dal mio punto di vista, peggio, di riforma in senso contrario (escludente) delle professioni.”

“Con l’iniziativa “Liberiamo il Lavoro” – continua ancora l’autore dell’articolo, riferendosi alla campagna lanciata dal gruppo Facebook “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare” – abbiamo disegnato e presto presenteremo in Parlamento, grazie all’apporto di alcuni Deputati “illuminati”, un testo di riforma – in senso liberale – il più possibile strutturale (e tuttavia chirurgica) delle professioni in Italia, dedicando una particolare attenzione a farmacisti, notai, avvocati e commercialisti. Il ddl, intervenendo con emendamenti e integrazioni delle leggi vigenti (es. Decreto Bersani II, Finanziaria 2008, ecc.) conterrà abrogazioni di oneri a carico dei cittadini e significative innovazioni mirate a rivedere radicalmente il sistema delle professioni in Italia. Il bello è che non siamo soli nella battagli né “vox clamantis in deserto”: l’Autorità Antitrust si è più volte schierata a favore di una riforma che liberi le professioni”.

Nel suo intervento Bolognini elenca le misure contenute nel progetto legislativo: “l’abolizione del valore legale del titolo di studio, la cancellazione dei limiti agli accessi a vari Ordini e degli impedimenti all’attività imprenditoriale da parte dei professionisti (società di capitali, minimi e massimi tariffari, pubblicità, esclusività delle partecipazioni sociali, rappresentanza in giudizio, incompatibilità tra esercizio del commercio ed esercizio delle professioni, nonché tra queste ultime e l’esercizio della professione di giornalista), l’assegnazione agli uffici pubblici di numerose funzioni finora riservate ai notai, l’apertura del mercato farmaceutico, l’eliminazione del regime dei minimi contributivi previdenziali per i professionisti (problema assai sentito dalle nuove generazioni). Il ddl introduce inoltre un’agevolazione per i lavoratori autonomi più giovani, e prevede un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali pari al dieci per cento per chi rispetti i requisiti del regime dei minimi e abbia meno di 35 anni d’età.”

“Insomma, faremo la nostra parte – conclude l’esponente di Coalizione Generazionale – per non lasciare l’iniziativa legislativa solo nelle mani di chi difende l’ulteriore chiusura del mercato (…) e di chi spera d’arginare il mare della globalizzazione dei servizi con misure anacronistiche, corporative, di certo in buona fede ma del tutto inadeguate. Io penso a chi oggi ha meno di quarant’anni, pochi soldi e molte competenze, il mondo in casa, le nuove tecnologie nel sangue e non può né vuole permettersi velleità “signorili” tipiche di secoli andati”.