In una qualunque delle democrazie avanzate dell’Occidente l’affermazione per la quale un “precetto religioso” non può divenire una “legge dello Stato” sarebbe considerata scontata e pacifica. Invece, in Italia, suscita scandalo e il Presidente della Camera, per il solo fatto di averla pronunciata, viene accusato di discriminazione anticristiana.
Il paradosso è che proprio dal mondo cristiano, a partire dalla distinzione tra quanto è dovuto a Cesare e quanto spetta invece a Dio, è stata elaborata questa barriera concettuale e culturale contro le derive teocratiche della legislazione. E alla necessità di mantenere ferma questa distinzione mi pare che il Presidente Fini abbia dato giustamente voce.
Anche sui temi eticamente sensibili, il compito della legge è di preservare la libertà dei cittadini, tutelandoli dalla violenza e dall’oppressione morale e materiale. Di tutelare la libertà religiosa, insomma, non di imporre la verità religiosa.

Roma, 18 maggio 2009