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Olimpiadi in salsa putiniana, la denuncia di Kasparov

Duro attacco a Putin da parte di Garry Kasparov, leader della coalizione L’altra Russia, sulle pagine del Wall Street Journal di ieri. Sebbene sia “di moda parlare di cambiamento e liberalizzazione in Russia sotto il presidente Dmitry Medvedev”, secondo l’ex campione di scacchi l’agenda del governo Putin (Kasparav definisce così l’esecutivo, trattando Medvedev da comprimario consapevole dell’azione dell’attuale primo ministro) resterebbe ispirata all’oppressione politica e al “saccheggio”. E intatta sarebbe la volontà di zar Vladimir di piazzare i propri uomini nei posti chiave con ogni mezzo possibile.Lo scorso mese, denuncia Kasparov, il governo di Mosca non avrebbe lesinato irregolarità di ogni tipo per permettere al candidato di Russia Unita (il partito di Putin), il sindaco uscente Anatoly Pakhamov, di vincere le elezioni comunali di Sochi, la città che ospiterà le Olimpiadi Invernali del 2014.

La candidatura alternativa di un leader democratico locale fortemente carismatico come Boris Nemtsov, già vice-primo ministro sotto Eltsin, è evidentemente apparsa troppo rischiosa per Pakhamov. Tanto da scatenare contro Nemtsov la burocrazia elettorale, che ha cercato di ostacolare la candidatura con mezzucci vari, e la propaganda dei giornali “d’area putiniana” e delle tv locali: già in campagna elettorale – si legge in giro per la Rete – molti residenti locali notavano una evidente disparità di trattamento tra i candidati, l’ampio e benevolo spazio concesso a Pakhomov, con Nemtsov raffigurato come un pericoloso piantagrane e gli altri candidati praticamente scomparsi.
Ad aprile, tra l’altro, avevamo letto sul Corriere della Sera dell’episodio da spy-story moscovita di una falsa donazione americana arrivata all’esponente dell’opposizione. Il quale, conoscendo le regole, ha rifiutato e rispedito al mittente, gridando al “trappolone” in cui gli avversari avrebbero cercato di farlo cadere.

Per l’occasione elettorale della città subtropicale sede delle Olimpiadi invernali, pare che il Cremlino non abbia lasciato nulla di intentato. I voti anticipati, vale a dire i voti espressi prima della data delle elezioni  e tenuti in “sicurezza” (copiamo le virgolette dall’articolo di Kasparov) fino allo scrutinio, sono solitamente molto rari in Russia. Ma a Sochi più del 25 per cento dei votanti ha scelto tale modalità. E più del 90 per cento di questi voti anticipati è andata a Pakhamov.
In un seggio, il numero di voti conteggiati ha superato di circa 250 unità il numero totale delle schede distribuite.
Per la cronaca, il sindaco Pakhamov è stato riconfermato con il 77 per cento del voto. Sarà Russia Unita, il partito di Putin, a gestire l’affare Sochi.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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