“O il mio decreto viene trasmesso alle Camere entro due giorni o mi dimetto”, ha detto ieri Renato Brunetta a Fiuggi, davanti ad una platea di sindacalisti della funzione pubblica Cisl. “Ho problemi con il mio governo – dice esplicitamente – e non so se sono ancora ministro in questo momento, perchè ci sono molte resistenze…” A quanto scrive il Sole 24 Ore, Brunetta avrebbe già consegnato nelle mani di Berlusconi una lettera di dimissioni, una “bomba ad orologeria” disinnescabile solo dal superamento di alcune importanti resistenze all’interno dell’esecutivo relativamente al suo decreto legislativo sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Giulio Tremonti, in particolare, avrebbe chiesto modifiche su alcuni punti chiave del decreto: dalla class action nella PA (misura oggetto di critiche da più parti, per la verità, non ultima quella dell’Antitrust, come si legge su Italia Oggi) all’istituzione dell’Authority per la valutazione delle performance e degli standard di trasparenza, fino alla riserva del 25 per cento per la scelta dei dirigenti di prima fascia con incarichi temporanei tramite contratti di diritto privato. Ma Brunetta, pare, non vuol sentir parlare di cambiamenti.

Curiosamente, la platea a cui si rivolgeva e a cui ha chiesto un mano (“Datemi una mano voi, l’accordo si trova”) era composta da rappresentanti di quel sindacato il cui leader, Raffaele Bonanni, ha aspramente polemizzato con Brunetta nei giorni scorsi (e Benedetto Della Vedova, su questo sito, aveva dato man forte al ministro). Ieri il segretario Cisl Giovanni Feverin, presente all’incontro, ha ribadito il no al decreto. Salvo dover fare buon viso a cattivo gioco quando, come si legge sul Corriere della Sera, dalla platea sono fioccati gli applausi al ministro, quando questi ha attaccato la dirigenza della PA (“Il pesce puzza dalle testa, è lei che ha creato il mostro della burocrazia”) e ricordato la battaglia contro le consulenza (“Uno schifo che costa 2,5 miliardi di euro l’anno”). Proprio oggi, intanto, leggiamo da un sondaggio di Ekma Ricerche che il 52,3 per cento di un campione di 1500 dipendenti pubblici intervistati sarebbe soddisfatto del lavoro svolto da Brunetta. Non è un plebiscito, ma nella “tana del lupo” aver superato la soglia della metà degli intervistati è oggettivamente un bel successo.

Insomma, tra Scilla del Governo e Cariddi dei sindacati, Renato Brunetta tenta una navigazione coraggiosa, cercando di sfruttare il vento in poppa del favore popolare. Da parte nostra, non possiamo che inviargli un caloroso “in bocca al lupo”. Con un caveat, però. Stia attento alle sirene del consenso popolare: non tutte le levate di ciglio tremontiane son sbagliate.