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Laici e cattolici, la ricchezza di un dibattito

di Benedetto Della Vedova da Il Secolo del 13 maggio 2009

Sulla questione del rapporto tra “laici” e “cattolici”, come si usa impropriamente dire, all’interno del PdL ci sono due spinte contrastanti e contrapposte. Da una parte quella di banalizzare il problema, facendo la conta tra chi è “a favore” e chi è “contro” la Chiesa. Dall’altra, quella di approfondire i termini della questione, per concepire un rapporto tra due grandi istituzioni secolari, lo Stato e la Chiesa, al di fuori dei canoni superati del conformismo confessionale o del pregiudizio anti-religioso. Mi auguro che, alla lunga, sia il secondo atteggiamento a prevalere.
In un paese come l’Italia, con la Chiesa si può e si deve dialogare. Ci si dialoga non solo nelle sedi ufficiali e istituzionali, misurandosi con le sue proposte. Lo si fa anche nella società, nelle famiglie, nelle relazioni personali, perché la Chiesa rimane un fortissimo “aggregatore” sociale e culturale. Il dialogo con la Chiesa non è solo un confronto tra credenti e non credenti. E’ una discussione in cui si intrecciano una pluralità di istanze e di posizioni che è difficile iscrivere a due contrapposti “partiti” e che attraversa trasversalmente non solo il mondo cattolico, ma le stesse istituzioni e gerarchie ecclesiastiche. Ricordiamo il caso di Eluana Englaro: mentre i cardinali Ruini e Barragan denunciavano l’“assassinio” della giovane e schiere disciplinate di atei devoti riecheggiavano questa tremenda accusa, il vescovo di Eluana (il cardinale Tettamanzi) si limitava ad esprimere sentimenti di comprensione e di pietà, non pronunciando una sola parola di condanna e uno dei massimi filosofi cattolici italiani, Giovanni Reale, esprimeva il proprio sgomento per l’accanimento che contro Eluana, la sua libertà e la sua dignità andava esercitando chi voleva “salvarle la vita”.
Quando un partito che ambisce a rappresentare la maggioranza degli italiani interviene in questa discussione deve saperne rappresentare e non ridurre la complessità. Ma, pur tendendo presente che il piano della politica non è quello della dottrina, deve anche sapere che le condizioni e le stesse possibilità del dialogo mutano a seconda delle convinzioni o degli atteggiamenti degli interlocutori. Una Chiesa che ricorre alla legge degli uomini per affermare il proprio magistero, di fronte ad un “popolo”  che la rispetta, ma si dimostra riluttante a seguirne le indicazioni morali, è, di tutta evidenza, una Chiesa che non favorisce le condizioni del dialogo. Una Chiesa “martiniana” che si sente missionaria anche in occidente e che affida il proprio messaggio alla forza persuasiva dell’impegno pastorale e della testimonianza, è una Chiesa che, senza rinunciare all’annuncio della Verità, rende possibile e vivo il dialogo con chi voglia confrontarsi con essa. E certamente la possibilità del dialogo non dipende dal fatto che il cardinale Martini sia “meno cristiano” di altri esponenti delle gerarchie cattoliche.
Dal punto di vista politico, non si possono eludere le questioni che la Chiesa pone, ma non si può passivamente soggiacervi. Anche rispetto ai temi bio-politici, le istituzioni politiche e i partiti di governo devono sapere dimostrare quell’autonomia che, mi pare, non manca loro, quando la Chiesa si esprime, in modo altrettanto forte (anche se, a dire il vero, in modo non così ultimativo), su altri temi civili, economici e sociali, palesando con assoluta chiarezza le proprie posizioni . Ecco, a proposito di dialogo: sulla povertà, sul funzionamento del mercato, sulla “guerra”, su molti dossier dell’agenda politica internazionale, o sull’immigrazione la politica del centrodestra riacquista nei fatti quell’autonomia dalle gerarchie ecclesiastiche che in altri campi non ha, non vuole, o non riesce ad avere. E che io invece vorrei avesse sempre; per dire laicamente dei sì, ma anche dei no.
Il PdL non può compiere, da “destra” l’errore uguale e contrario a quello che, negli anni 70 e 80, compivano da sinistra quanti volevano trasformare il cristianesimo in una sorta di ideale sociale e umanitario. Credenti e non credenti devono riconoscere e rispettare nella fede cristiana qualcosa di irriducibile ad un’identità civile e politica o – peggio – ad un “prontuario” legislativo. Il cristianesimo diventa ideologia sia quando è posto al servizio della “teologia della liberazione”, sia quando serve alla causa della “teologia della restaurazione”.
Si ripete costantemente che “il perimetro” del PdL è quello del PPE. Ma questo non fa del PdL un partito confessionale o clericale. Anzi. Come avrà notato chi ha partecipato al Congresso fondativo del PdL, i leader del PPE che sono intervenuti (Martens e Lopez Istruiz) hanno parlato a lungo di tasse, di sussidiarietà, di piccole e medie imprese, ma si sono ben tenuti alla larga dai temi “eticamente sensibili” sui quali secondo molti si dovrebbe giocare l’identità del PdL. Salvo qualche considerazione sul ruolo della famiglia trasversalmente condivisibile, infatti, nessuna menzione per la guerra santa contro le coppie di fatto che tanto appassiona alcuni o per quella, altrettanto popolare, contro le non meglio precisate derive eutanasiche di una legge sul testamento biologico rispettosa della libertà di scelta delle persone.
Senza citare i repubblicani americani, che dovendo sottrarsi al destino di un partito marginale e rurale affidano la carica di chairman del Republican National Committee a Michael Steele, pro-gay e pro-choice, e senza neppure prendere ad esempio i nuovi conservatori di David Cameron e le loro venature libertarie (né gli uni né gli altri fanno infatti parte dei popolari europei), basta stare sul continente per vedere che le politiche dei grandi partiti del PPE sfiorano, usando le categorie nostrane, il relativismo laicista. Non solo quelle del gollista Sarkozy, ma anche quelle dei democristiani Rajoy e Merkel. Ad esempio, sulle coppie di fatto omosessuali la mia posizione coincide con quella del leader del Partido Popular, Mariano Rajoy, che alla domanda “cosa farebbe se vincesse le elezioni sui matrimoni gay?”, rispose: “Cambierei il nome”.
In Italia, si può anche cercare di costruire un anacronistico partito “monoetico”. Ma farlo in nome del PPE non è solo difficile. E’ ormai, fortunatamente, impossibile. Ispirarsi al popolarismo europeo (cioè ad una famiglia politica che sta cambiando volto, sempre meno ispirata alle tradizioni democristiane e sempre più ancorata ad una moderna cultura liberalconservatrice) significa predisporsi ad un impresa tutt’affatto diversa. Quella di costruire un luogo frequentabile e frequentato da non credenti e credenti, cristiani e non cristiani, animati da convinzioni morali diverse, ma non per questo incapaci di convivere e di rispettarsi. All’interno del Pdl non può né deve succedere qualcosa di diverso da ciò che accade, ogni giorno, all’interno della società italiana. Né si può dichiarare una “guerra dei valori” che grazie al cielo assai pochi, nel nostro paese, sono disponibili a combattere.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Laici e cattolici, la ricchezza di un dibattito”

  1. claudio fogazza ha detto:

    la chiesa cattolica è chiusa al dibattito
    si poggia su riti pagani (imagini e statue)
    si poggia su falsità storiche :
    CRISTO non è nato il 25 dicembre ma in aprile
    a due anni (finanziato dai re del mediooriente)
    viene portato in egitto per avere una istruzione reale
    tornato a CANA si sposa con Maddalena
    al matrimonio molti notabili non partecipano (per paura di Roma)
    in una manifestazione un romano rimane ucciso
    Cristo viene preso prigioniero
    per liberarlo il cugino impersona la figura di Cristo
    con la complicità dei sacerdoti e dopo viene crocifisso
    intanto Cristo riunisce gli apostoli (ultima cena)
    dopo assieme al cugino (che non è morto sulla croce)
    si reca a Damasco. Inizia la rivoluzione Cristiana
    Giacomo diventa capo della Chiesa di Gerusalemme
    cui Pietro e Paolo dovevano obedienza
    i Romani distruggono il Tempio e diverse citta di Israele
    ma ormai la rivoluzione li corrode e li distrugge
    Giuseppe (re di Israele) e i suoi figli hanno perso la guerra ?
    o l’anno vinta ? ( alla memoria )
    la chiesa cattolica dovrà tornare (assieme ai musulmani )
    all’obbedienza delle Chiesa di Gerusalemme e vincere la PACE.

  2. sandroderossi ha detto:

    date a dio quel che è di dio e a cesare quel che è di cesare.
    lo stato si occupi della politica, dell’economia, dei diritti (e di doveri) di tutti i suoi cittadini.
    Lo stato sia tollerante e aperto al dialogo con tutti senza però essere mai “stato-etico”, parteggiando per questa o quella chiesa: per la “chiesa-secca”, laicista e anticlericale (dogmatica per partito preso), o per la “chiesa-umida” (dogmatica per assunzione di fede).
    Lo stato ma soprattutto chi fisicamente lo rappresenta nelle istituzioni, sia “etico-nella-responsabilità”: nel promuovere e garantire la giustizia e la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà.
    Il PDL (etico-nella-responsabilità) sia buon interprete nella politica e vero promotore delle ben note istanze dei cittadini che (tutti, nessuno escluso) chiedono lavoro, trasparenza e onestà nella politica, riforme istituzionali, risparmi sugli sprechi dei molti inutili enti.
    Il PDL sia etico nella responsabilità (sempre) e così raccoglierà consenso tra gli italiani.
    Quanto ai problemi dello spirito, dell’anima e della religiosità, che si lascino, questi problemi, agli individui chè soli possono ascoltare la loro coscienza.

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