– Verrebbe da dire – senza tema di essere fraintesi – che il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, sarà pure gay, ma è soprattutto di sinistra. Di quella sinistra un po’ intollerante e settaria, che ritiene di essere portatrice della verità in ogni sua forma e in ogni campo.Oggi, per la prima volta, il movimento gay è stato ricevuto ufficialmente dal presidente della Camera dei Deputati. La storia, il destino o, forse, solo il coraggio di chi occupa oggi l’alto scranno hanno fatto sì che a “sdoganare” istituzionalmente le istanze omosessuali sia stato quell’ex “fascista” di Gianfranco Fini.
Digerito un rospo, ad Aurelio Mancuso non è proprio riuscito di ingoiarne un altro. E ha pensato bene di escludere GayLib, l’associazione di centrodestra, dal comunicato ufficiale post-incontro, con giustificazione dal tono “Il movimento sono io”. L’Etat c’est moi.
L’identificazione del movimento gay come “costola” implicita o nascosta della sinistra, tuttavia, non regge né la prova dei fatti né quella dei numeri. E’ una visione anacronistica ed ideologica che può fare solo male alle istanze degli omosessuali.
Così facendo, Arcigay si condanna a seguire la triste vicenda dei sindacati confederali.
Cgil, Cisl e Uil hanno da sempre la pretesa di rappresentare tutti i lavoratori italiani, salvo poi scoprire che i lavoratori si sentono sempre meno rappresentati da chi sceglie l’organizzazione di categoria per finalità eminentemente politiche e non per tutelare gli interessi – appunto – dei lavoratori.
Una strategia, quella di Mancuso e di Arcigay, passatista nei fatti e, di più, persino capace di togliere il brio, l’entusiasmo e l’avanguardia a un movimento che rimane così autoreferenziale e ciondolante su se stesso, in grado – persino quando è al cospetto di una possibile vittoria – di preferire il pugno di mosche tra le mani.
In attesa di tempi migliori, Arcigay si accontenta di discettare per un’oretta o giù di lì, ai piani alti del Palazzo, di omofobia e di leggi per combatterla, senza nemmeno provare a mettere il buon Fini in imbarazzo sul nocciolo della questione: il riconoscimento a tutti i cittadini, etero e gay, degli stessi diritti e degli stessi doveri.
L’unico vero obiettivo di quello che, con sempre più presunzione, continua ad autodefinirsi “movimento”.