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Il Libro Etico, di Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella

Pagina 16 del Libro Bianco “La vita buona nella società attiva”, presentato la settimana scorsa dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “La salute è l’unico diritto che la Costituzione qualifica espressamente come fondamentale. E’ questo un altro aspetto della centralità della persona.”E’ un’affermazione senza dubbio condivisibile, quanto lo è quella che immediatamente la segue: “Questo Libro Bianco vuole riaffermare l’assoluta primarietà di questo diritto e nello stesso tempo precisare che il suo soddisfacimento non può avvenire considerando i bisogni delle persone in modo anonimo, prescindendo dalle preferenze delle persone e dalla trame delle relazioni, come avveniva nel vecchio modello di Welfare”. Se chi scrive non capisce male il senso di queste parole, si sta affermando un principio di libertà individuale e sussidiarietà, nella misura in cui il diritto alla salute viene declinato non in modo anonimo ma sulla base delle preferenze delle persone e delle relazioni umane.
A questo punto, però, il Libro Bianco cambia registro: “Si deve tuttavia tenere conto dell’irrompere delle nuove tecnologie nei momenti fondamentali della vita di ogni persona, come quelli di inizio e fine vita, ma anche nel concetto stesso di famiglia, e rende necessario un adattamento della idea di sussidiarietà”. La cosa sarebbe in sé neutrale se non fosse per quel “tuttavia” e per i retropensieri di chi, come noi, sa cosa hanno in mente il ministro Sacconi e la di lui sottosegretaria Eugenia Roccella quando pronunciano il concetto di “fine vita”. Ed infatti, ecco che al periodo successivo viene calato l’asso:
“Se la scelta del paziente diventa un diritto esigibile, e coincide ad esempio con il “diritto” al figlio sano o con il “diritto” a morire, o anche con la richiesta di conservare per sé le proprie cellule e tessuti, abbandonando la tradizione solidaristica su cui si basa la donazione del sangue, degli organi e dei tessuti per trapianti, allora il principio secondo cui le risorse seguono la scelta del paziente non risponde più a un concetto di solidarietà, ma seguirà inevitabilmente i criteri di un nuovo mercato dei desideri che si costruisce intorno al corpo umano.”
La sussidiarietà, insomma, viene tirata in ballo quando conviene e, invece, rifiutata quando si distacca da un preciso modello etico-sociale di riferimento. Il Libro è bianco, ma qualche pagina è di color porpora.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

7 Responses to “Il Libro Etico, di Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella”

  1. ellekappa ha detto:

    La domanda è sempre la stessa: “Che ci fate nel PDL?”

  2. rosolino ha detto:

    stiamo nel pdl perchè dopo di loro e il loro fallimento culturale veniamo noi che porteremo una cultura laica di destra come avviene in tutta europa e adesso anche in usa con michael steel.

  3. Alessandro Caforio ha detto:

    e poi ogni partito ha la sua pena. Qui trovi l’amico Rutelli che fa la morale agli amici radicali: http://www.radioradicale.it/scheda/274022/isolato-degli-interventi-di-francesco-rutelli-e-marco-pannella-al-7-congresso-italiano-del-partito-radical

    ROBA DA MATTI!

  4. Francesco Paolo ha detto:

    Porpora cardinalizia… di Oltretevere!

  5. Alberto ha detto:

    La domanda sarebbe che ci fa il welfare in una gestione liberale.

  6. ellekappa ha detto:

    @rosolino:
    “stiamo nel pdl perchè dopo di loro e il loro fallimento culturale veniamo noi”
    certo, certo…. campa cavallo… i miei bis-nipoti saranno felicissimi; nel 2145 avremo una destra laica ed europea. Ma con i reazionari al governo del 2009 come la mettiamo?

    @Alessandro Caforio:
    vero, ogni partito ha le sue pene, ma questo è il sito di Libertiamo per cui parlavo delle vostre.

    Ciao, da un potenziale vostro elettore del 2145.

  7. Gianfranco ha detto:

    “La sussidiarietà, insomma, viene tirata in ballo quando conviene e, invece, rifiutata quando si distacca da un preciso modello etico-sociale di riferimento.”
    E’ proprio così (più o meno). Anche per la morale laica. Se sussidiarietà significasse andare contro qualche diritto fondamentale dell’uomo, in quel momento si porrebbe un limite anche alla sussidiarietà. La sussidiarietà è un valore complementare ad altri valori, ovvero non è un valore assoluto, come invece lo è quello della vita umana. Perciò cambierei le sue parole in:
    “La sussidiarietà, insomma, come tanti altri princìpi è importante e necessaria sempre nel rispetto dei limiti di altri princìpi umani di uguale o maggior rilievo”. Può essere condivisibile?

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