Egregio Direttore Palma,
Le vorrei raccontare – Lei permettendo – un fatto assai curioso capitatomi ieri sera a Roma.
In compagnia di alcuni amici mi dirigevo verso un ristorante in centro. Parcheggiata l’automobile, siamo andati verso il parchimetro per acquistare il biglietto per la sosta. Armeggiando tra gli spiccioli, non ho potuto evitare di ascoltare la conversazione tra tre giovani alle nostre spalle, due ragazze e un ragazzo.
“Ma cè vai a votà?” dice una di loro.
E l’amica: “Nun ce volevo annà, però ce vado pè votà Sassoli”.
“Ah sì – replica la prima – quello der TG, è bravo eh… me sa che lo voto pure io”.

Non ho resistito, caro Direttore. Lei lo avrebbe fatto, lo so, da sobrio torinese qual è, ma io sono nato dove il sole batte a mezzogiorno.
“Scusami, posso chiederti perchè voterai David Sassoli?” ho chiesto alla giovane che Sassoli sta per strappare al non voto.
“Perchè sì, mi piace, ho fiducia…”
“Se non si fosse candidato lui, non avresti votato?”
“No… io sono di sinistra, l’anno scorso ho votato PD ma quest’anno non avrei proprio votato…”
Ho rilanciato: “Non pensi che Sassoli ti piaccia come giornalista e che, invece, possa tradire le tue aspettative ora che s’impegna in politica?”.
Intendiamoci, Direttore: non so davvero cosa farà Sassoli se verrà eletto (ma diamolo per certo) al Parlamento Europeo, magari scopriremo che è un ottimo politico e che ci rappresenterà al meglio. La mia era una provocazione, volevo comprendere il processo mentale che ha portato quella ragazza a tale netta intenzione di voto.
“Ma lui da giovane faceva politica… l’ha detto… era da sempre la sua passione…”.
E l’amica: “E poi, ce stanno tanti volti noti che si buttano in politica, mejo lui che faceva il giornalista e gli piace pè davero la politica che quelle che facevano le tr…”.

Con immutata stima,
Piercamillo Falasca