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Moltiplicando i poveri, l’Istat incentiva politiche assistenziali

– L’Istituto pubblico di statistica calcola ogni anno il numero dei poveri. Da quest’anno, però, è stata rivoluzionata la metodologia della ricerca, la qual cosa ha molte ripercussioni sulla realtà della “fotografia” e indirettamente sulle pressioni che verranno esercitate sulla classe politica.

Si passa dal criterio di “sopravvivenza” a quello di “minimo accettabile”. Come a dire, si calcolano non solo i poveri ma anche coloro che non stanno molto bene. Ci passa tutta la differenza del mondo: in questo modo, è evidente, il numero delle persone che rientrano nella categoria si moltiplica inesorabilmente. E l’Italia finisce per apparire subito un Paese più povero. Anche grazie all’inclusione nel paniere dei poveri assoluti di beni come tovaglioli, piatti, bicchieri di carta, giornali, riviste, fumetti, libri non scolastici (snobbando allora il cinema, i videogiochi, la musica), telefono cellulare e le rispettive ricariche, Totocalcio, lotto e altri concorsi.

Ci sono degli errori fondamentali di metodologia della ricerca. Il concetto di “accettabile” è evidentemente una questione soggettiva del diretto interessato: anche  quando è l’opinione pubblica a guardare ai meno fortunati, subito essa si divide nel segreto delle menti in quello che secondo ognuno di noi è accettabile o meno. Uno di quei termini che hanno certo un forte impatto emotivo, ma che razionalmente ognuno riempie di significati propri e quindi relativi. È infatti un concetto relativo anche all’epoca e al luogo in cui viviamo. Nell’Italia della ricostruzione era accettabile il lavoro minorile che oggi fa stringere il cuore a tutti; fuori dal ricco occidente ancora oggi gli standard di vita sono così più bassi dei nostri che risultano accettabili delle condizioni per noi disumane.

Eppure il nuovo indice viene chiamato “indice di povertà assoluta”. Si può immaginare cosa invece quell’assoluta faccia pensare alla gente! Ne viene che l’allarme sociale crescerà e anche se l’ente di statistica ha già specificato che da ora in poi una comparazione con gli anni precedenti non avrà più alcun senso, ci si può scommettere che questo verrà puntualmente fatto. E si griderà al dilagare della povertà. I politici saranno investiti di maggiori responsabilità e richieste. E tutto fa pensare che alla strada della liberazione della crescita e della mobilità sociale si preferirà quella dell’assistenzialismo, quella già battuta da secoli, quella da decenni attuata infruttuosamente nei confronti del Mezzogiorno.

Ecco infine il più evidente paradosso: “nel caso in cui il canone di affitto pagato dalla famiglia sia inferiore a quello di mercato, questo viene sostituito dal prezzo di mercato stesso,”. Ebbene, anche quando i sussidi vengono erogati, l’Istat ne azzera l’effetto. Oltretutto, questa idea keynesiana e neoclassica dell’esistenza di un qualche prezzo di mercato trovato astrattamente e staticamente è irreale, poiché nessuno può sapere a quale prezzo sarebbe venduta un certo bene, se non nel momento stesso in cui la compravendita stessa avviene. Il prezzo di mercato non esiste, esistono tanti diversi prezzi di mercato.

Sì, tutto questo farà aumentare la giustificazione dell’intervento pubblico (e della sopravvivenza dei tecnici dell’Istat, dovremmo aggiungere). Ecco cosa succede quando l’analisi scientifica al servizio del pubblico si mischia con valutazioni emotive e profondamente ideologiche. Se fino ad oggi l’assistenzialismo ha di fatto frenato la crescita dei poveri (nella soglia della sopravvivenza), ora terrà a fondo anche quella di chi sta leggermente meglio (nella soglia del minimo inaccettabile).


Autore: Adriano Gianturco Gulisano

Nato nel 1983, è dottorando di ricerca in teoria politica, si occupa di Scuola Austriaca, epistemologia economica e istruzione.

2 Responses to “Moltiplicando i poveri, l’Istat incentiva politiche assistenziali”

  1. Ermanno Cimini ha detto:

    Interessante…

  2. Giorgio Gragnaniello ha detto:

    Giusto distinguere tra la fame italiana e quella etiopica:lo faceva anche un personaggio di un film di De Crescenzo, anni fa.Grazie agli sprechi dell’economia consumista in Italia non vedremo mai il Kwashiorkor:basta aspettare fuori di una rosticceria la donazione in chiusura serale delle pizzette invendute o chiedere al market l’ortofrutta sciupata, come appunti tanti fanno.All’economia non interessa la sociopsicologia del disagio (argomento semmai interessante piuttosto per le sue implicazioni politiche):conta sapere se il potere d’acquisto familiare è aumentato,è equivalente o è diminuito oggi rispetto a due anni fa.

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