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Contro il referendum e il bipolarismo, le manovre dei ‘tedeschi all’italiana’

– Uno spettro si aggira per l’Italia, il “centrismo”. Sartori ci ha insegnato che una cosa è il “centro” inteso come spazio politico abitato dagli elettori, solitamente quelli più mobili e quindi oggetto della competizione tra i partiti in un sistema bipolare, un’altra è il centro “occupato” da uno o più partiti in un sistema a tre poli (destra, centro, sinistra). Il sistema tripolare ha contraddistinto la cosiddetta Prima Repubblica, costituendone il limite maggiore: immobilismo e impossibilità dell’alternanza. Quel modello non è certo ripetibile, sono cambiate le condizioni storiche (il partito di centro pro-sistema, contro le ali anti-sistema) e non è più immaginabile una forza di centro di proporzioni simili a quelle della scomparsa Democrazia Cristiana. Eppure, il tripolarismo, in una versione aggiornata, anche se dalla fisionomia poco chiara, sembra costituire ancora oggi, dopo quindici anni di funzionamento bipolare del nostro sistema politico, un’attrazione per chi cerca un proprio posto al sole. Si pensi alla bizzarra tripartizione dell’elettorato italiano proposta da Enrico Letta (“progressisti”, “moderati” e “populisti”), che giustificherebbe la ricostituzione di un centro. Una lettura – di comodo – che si sposa con quella di Pierferdinando Casini che, come osservava il ministro Bondi alcune settimane fa sulla Stampa, vagheggia anch’egli un abbandono del bipolarismo da lui definito “populista”, perché fondato su “contenitori leaderisti e populisti”. In entrambi i casi è evidente l’insofferenza verso un modello di democrazia dell’alternanza e “presidenzializzata”, che, attribuendo la scelta degli esecutivi ai cittadini, priva le oligarchie partitiche del potere di fare e disfare i governi a proprio piacimento e che si è ormai affermato in grandi paesi come la Spagna, la Francia, il Regno Unito, senza per questo dare spazio a degenerazioni del sistema democratico.
Queste “nostalgie” centriste trovano oggi uno spazio nel dibattito pubblico grazie alle diverse manovre che ruotano attorno alla vicenda referendaria e grazie anche alla gravissima crisi in cui versa il Partito democratico, squassato dalla lotta intestina tra le sue diverse componenti. Il referendum continua a fare paura, nonostante il ricatto della Lega nei confronti del Governo abbia posto una forte ipoteca sul suo successo con la convocazione della consultazione referendaria non il giorno delle elezioni europee, il 7 giugno, come avrebbe voluto il buon senso, ma il 21 giugno, primo giorno d’estate.
Accanto alla strategia volta a scoraggiare la partecipazione al voto, se ne è ormai delineata una seconda, confusa ma decisa a vanificare l’eventuale risultato positivo del referendum; l’una e l’altra costituiscono tentativi di impedire che attraverso il ricorso al voto popolare l’attuale bipolarismo, ormai “zoppo” a causa dello stato del Pd, possa essere rivitalizzato – e difeso dalle ambizioni dei “nanetti”, riprendendo sempre Sartori –, consolidato e avviato verso il bipartitismo. La seconda strategia consiste nel ricercare un accordo tra quanti temono la semplificazione del gioco politico – che andrebbe a danno non solo dei partiti più piccoli, ma anche delle ambizioni personali dei tanti che si muovono nell’ambito del Pd, contestano l’attuale (incerta) leadership e non hanno mai sposato il progetto del partito a vocazione maggioritaria – su una nuova legge elettorale, difficilmente prima del 21 giugno, più probabilmente dopo, in caso di vittoria dei referendari. A onor del vero, anche Giovanni Guzzetta e Mario Segni hanno ventilato l’ipotesi di una nuova legge approvata dal Parlamento (pur mostrandosi scettici su questa possibilità), ma “all’insegna del maggioritario e nel rispetto dei quesiti referendari”. Non è il caso dei protagonisti di questa seconda strategia, animata ancora una volta dalla Lega che, su mandato del suo leader Umberto Bossi sta lavorando ad un progetto di legge elettorale, a quanto pare prossimo al cosiddetto modello tedesco. Sull’ipotesi del modello tedesco converge anche Massimo D’Alema, che a sorpresa ha dichiarato di votare “sì” al referendum, ma naturalmente solo nella prospettiva di trovare un accordo per un sistema proporzionale che gli consenta di diventare protagonista in un centrosinistra “di coalizione” e affossare definitivamente il progetto di un grande partito di governo; l’ipotesi attrae anche Rutelli e i rutelliani, alla ricerca anche loro di una fetta di potere e di un riequilibrio a favore della loro componente grazie ad un accordo con l’Udc e, ovviamente, Letta e il leader dell’Unione di Centro Casini, che se oggi combatte frontalmente il referendum agitando lo spauracchio di un Paese consegnato “totalmente a Berlusconi” e sostiene di ritenere una nuova legge dopo il 21 giugno un’illusione, crediamo che ben volentieri si siederebbe al momento opportuno al tavolo dei proporzionalisti “alla tedesca”.
Insomma, una Lega che non vuole perdere il proprio potere di veto a danno di un partito che ha quattro volte i suoi voti, nostalgici del centrismo che sognano di decidere dei governi pur rappresentando un’esigua fetta di elettori, leaderini del centrosinistra in cerca di una gloria che temono di non trovare in un partito della sinistra moderno e di governo,  pro o contro il referendum, appaiono tutti uniti per  realizzare una politica delle mani libere (dalla volontà degli elettori) e ricondurre all’interno delle oligarchie dei vari partiti “la palla” della politica italiana. Sarebbe un ben misero epilogo per l’estenuante quindicennio della transizione italiana.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

One Response to “Contro il referendum e il bipolarismo, le manovre dei ‘tedeschi all’italiana’”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    D’Alema ha ripreso a brigare… brutto segnale…

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