Privacy: Italia in ritardo, manca ancora regolamentazione su dati giudiziari e di polizia

L’Istituto Italiano per la Privacy, con una dichiarazione del suo direttore Diego Fulco, denuncia i ritardi del Governo nell’implementazione normativa del Codice Privacy. “Il Parlamento vota l’adesione al Trattato di Prum, per la creazione e condivisione internazionale della banca dati DNA criminale, mentre procede la riforma Alfano in materia di intercettazioni: ma in Italia mancano ancora, da anni, i decreti da inserire nell’allegato C al Codice Privacy contenenti le regole di corretto trattamento dei dati giudiziari e di polizia da parte degli uffici pubblici. Il decreto Alfano ridurrà la quantità di intercettazioni, ma non i rischi di conservazione e circolazione impropria, o di alterazione dei dati nei procedimenti penali. Il nostro Garante è stato appena confermato presidente del gruppo di lavoro dei Garanti europei sulla cooperazione giudiziaria e di polizia. Sarebbe un vero peccato se proprio l’Italia lasciasse cadere nel dimenticatoio una disciplina che serve a tutti i cittadini: quella dell’Allegato C al Codice Privacy, previsto dalla legge ma finora mai emanato.
Per tutelare la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati, il Governo deve recuperare un ritardo di 5 anni. Per legge – ricorda Fulco – entro il 30 giugno 2004 il Ministero della Giustizia avrebbe dovuto varare regole sui trattamenti non occasionali di dati personali da parte degli uffici giudiziari, realizzati con banche dati elettroniche. Vale a dire: buone pratiche di archiviazione elettronica e gestione dei dati relativi a procedimenti, metodologie per impedire che le informazioni siano manomettibili o abbiano una circolazione non autorizzata. Il regolamento era destinato a diventare l’Allegato C al codice privacy, insieme ad un altro regolamento, del Ministero degli Interni, sui trattamenti non occasionali svolti dalle Forze di Polizia anch’esso “non pervenuto”.
Come IIP – conclude Fulco – chiediamo al Ministro Alfano e al Ministro Maroni di scrivere questa disciplina. Le intercettazioni telefoniche e gli schedari di polizia esistevano già quando i computer erano giganteschi cassettoni. La novità di oggi è l’uso corrente dell’informatica come strumento di consultazione e di conservazione dei dati. Se vogliamo garanzie nel rapporto fra cittadino e Stato nell’era della tecnologia, lo Stato deve darsi regole su questi aspetti.”


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