A Fini danno torto anche quando gli danno ragione.

A Fini si rimproverano i peggiori torti proprio quando si è costretti a dargli ragione. Dopo che la maggioranza ha accolto le riserve sui cosiddetti “presidi-spia” avanzate dal Presidente della Camera, si può facilmente prevedere che, in tanti settori del Pdl, per non dire della Lega, i sentimenti prevalenti nei suoi confronti non saranno di riconoscenza.
All’insofferenza per i ripetuti rilievi di Fini sui temi della sicurezza e dell’immigrazione ha dato esplicitamente voce l’Occidentale (con un editoriale del suo direttore, Giancarlo Loquenzi), accusando il Presidente della Camera di “bordeggiare” tatticamente attorno agli aspetti più controversi del disegno di legge in discussione, senza metterne in discussione il presupposto, cioè il “reato di immigrazione clandestina”. Insomma, accanto a chi accusa Fini di usare spregiudicatamente la carica di Presidente della Camera per sabotare le scelte del Governo, c’è anche chi sfida Fini ad uscire allo scoperto e a contestarle apertamente, dallo scranno più alto di Montecitorio.
Noi al contrario pensiamo che la posizione di Fini sia coerente dal punto di vista istituzionale e preziosa dal punto di vista politico. E’ bene che, mentre è in corso la discussione parlamentare di un provvedimento delicato come quello in tema di sicurezza, Fini si “limiti” ad evidenziare le conseguenze giuridico-costituzionali delle scelte normative, senza sindacarne, da Presidente della Camera, il complessivo contenuto politico. Con un altro ruolo, ha avuto e avrà modo di intervenire ampiamente nel dibattito interno al Pdl. Ma siamo sicuri che saprà farlo preservando la natura della propria funzione istituzionale.
Dal punto di vista politico, è inoltre molto utile che Fini insista, malgrado l’irritazione di molti, nei suoi moniti. Le leggi in tema di sicurezza non sono “messaggi” lanciati all’opinione pubblica e non possono essere degradate a strumenti di marketing politico. Se una legge, per essere “dura”, diventa inapplicabile; se una norma, per essere “esemplare”, comporta conseguenze opposte a quelle che si prefigge; se una misura “di ordine” precipita interi pezzi dell’ordinamento giuridico nel più inestricabile disordine normativo…. Ecco, se tutto questo avviene, o rischia di avvenire, è bene che il Presidente della Camera lo dica con chiarezza. Non ci pare che così Fini spinga il Pdl verso la frontiera del buonismo o del politicamente corretto, ma che richiami giustamente il legislatore ad un principio di responsabilità.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “A Fini danno torto anche quando gli danno ragione.”

  1. Nicola Milillo ha detto:

    Non è vero che gli uomini sono tutti uguali.Sono diversi ma hanno tutti gli stessi diritti. Quindi esiste l’uomo italiano che è diverso dall’ultimo arrivato con sua cultura che magari potrebbe essere anche superiore o inferiore ma è diversa

  2. destralab ha detto:

    Fini si “limiti” ad evidenziare le conseguenze giuridico-costituzionali delle scelte normative, senza sindacarne, da Presidente della Camera, il complessivo contenuto politico….

    Fini ha detto: «A prescindere dal giudizio su tale eventualità, a mio avviso negativo, che appartiene al dibattito politico, ti faccio presente che si porrebbero problemi di costituzionalità e che, da un attento esame della principale legislazione europea in materia di stranieri non si evince alcuna normativa – conclude – volta a discriminare l’esercizio del diritto allo studio da parte dei minori stranieri». Si chiama forma retorica per caso?

    Il presidente della Camera ha ampi poteri per intervenire a suo quasi insindacabile giudizio per quanto riguarda qualsiasi problema di costituzionalità. Svolgendo così in modo assolutamente legittimo il suo ruolo istituzionale di figura di garanzia super partes e di difensore delle prerogative del parlamento.

    Ieri l’ho sentito dichiarare, rivolgendosi ad una parte politica, “che bisogna fare politica e smettere di fare propaganda”, dopo aver scritto, correttamente, che queste cose appartengono al dibattito politico e non alle sue prerogative.

    Come Pansa anch’io sarò deviata da una cultura vecchia, ma ho sempre pensato che il leader di Montecitorio non dovrebbe mai fare della movida politica e che “il dissenso e la diversità di opinioni sono il sale di tutte le democrazie. Ma ha lo stesso valore la chiarezza.” Discorso a parte meriterebbero i finiboys, che qualcuno da me, commentando ha definito più realsiti del re.

    Se da un lato ci si dichiara difensori assoluti della ortodossia costituzionale e parlamentare (accusando il governo di volerla forzare con i decreti, per esempio), dall’altra non si può interpretare il ruolo forzandone continuamente le prassi. Se tu che hai un ruolo super partes esprimi delle opinioni “politiche” (ripeto posso anche spesso condividerle nel merito) automaticamente parteggi per una parte no? Ci immaginiamo cosa sarebbe successo se quei toni e quei termini nei confronti di un capogruppo al senato (del partito di maggioranza relativa), che non era quindi in quel caso il suo ex-compagno di partito, su qualcosa detto, per di più, all’interno di un dibattito parlamentare, li avesse usati nei confronti di Anna Finocchiaro? O se a sciogliere una Commissione, liberamente eletta da quello stesso parlamento che poi si accusa di essere espropriato, su precise indicazioni politica, fosse stato fatto da qualcuno nella scorsa legislatura? E se qualcuno a completamente e a supporto di tutto questo, invece di dichiararsi apertamente e di fare valere le proprie convinzioni, utilizza, come è stato fatto, il meccanismo anonimo, nascosto e tristemente famoso dei franchi tiratori, beh per me non ci siamo proprio. E dicendo questo, non mi sento di rientrare tra quelli che accusano spregiudicatamente nessuno, penso di esprimere le mie idee civilmente cercando appassionatamente di sostenere le mie convinzioni (contro i pensieri unici). Nè mi sento, per queste cose che ho appena detto qualcuno che “A Fini da torto anche quando gli da ragione”. Mi sento qualcuno che cerca di fare un ragionamento “politico” e delle legittime riflessioni.

    E comunque sono fatti che riguardano – a prescindere se le si condividono o meno sul piano politico – a costituzione invariata, i meccanismi di pesi e contrappesi, che attengono all’organizzazione di uno stato moderno, non sono affatto noccioline. E se proprio qui che dovrebbe essere il luogo della discussione del centrodestra si usano questi meccanismi e queste dinamiche, mi pare difficile che ci si abitui a parlare e fare “politica” senza che la cosa sfoci nella solita “guerra per bande”. :-)

  3. Ringrazio per l’ottimo articolo. Fin’ora Fini si è dimostrato un perfetto Presidente della Camera. Altro che spina nel fianco. Fa perfettamente quello che la Costituzione prevede. E da un altra santa lezione alla LN : andate ad urlare da qualche altra parte. Lui ci mette le forme. Grazie Presidente. La Destra è una cosa, i tribuni su ponti di legno tarlato un altra.

  4. giovanna nuvoletti ha detto:

    Siete molto interessanti. Non voto PDL, ma mi stimolate sempre. Sarebbe bello che anche a “sinistra” ci fossero un po’ di liberali seri come voi… anche se voi siete in minoranza fra i vostri come io fra i “miei”

  5. luca cesana ha detto:

    Ottimo pezzo Carmelo: sottoscrivo alla lettera

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