A Fini si rimproverano i peggiori torti proprio quando si è costretti a dargli ragione. Dopo che la maggioranza ha accolto le riserve sui cosiddetti “presidi-spia” avanzate dal Presidente della Camera, si può facilmente prevedere che, in tanti settori del Pdl, per non dire della Lega, i sentimenti prevalenti nei suoi confronti non saranno di riconoscenza.
All’insofferenza per i ripetuti rilievi di Fini sui temi della sicurezza e dell’immigrazione ha dato esplicitamente voce l’Occidentale (con un editoriale del suo direttore, Giancarlo Loquenzi), accusando il Presidente della Camera di “bordeggiare” tatticamente attorno agli aspetti più controversi del disegno di legge in discussione, senza metterne in discussione il presupposto, cioè il “reato di immigrazione clandestina”. Insomma, accanto a chi accusa Fini di usare spregiudicatamente la carica di Presidente della Camera per sabotare le scelte del Governo, c’è anche chi sfida Fini ad uscire allo scoperto e a contestarle apertamente, dallo scranno più alto di Montecitorio.
Noi al contrario pensiamo che la posizione di Fini sia coerente dal punto di vista istituzionale e preziosa dal punto di vista politico. E’ bene che, mentre è in corso la discussione parlamentare di un provvedimento delicato come quello in tema di sicurezza, Fini si “limiti” ad evidenziare le conseguenze giuridico-costituzionali delle scelte normative, senza sindacarne, da Presidente della Camera, il complessivo contenuto politico. Con un altro ruolo, ha avuto e avrà modo di intervenire ampiamente nel dibattito interno al Pdl. Ma siamo sicuri che saprà farlo preservando la natura della propria funzione istituzionale.
Dal punto di vista politico, è inoltre molto utile che Fini insista, malgrado l’irritazione di molti, nei suoi moniti. Le leggi in tema di sicurezza non sono “messaggi” lanciati all’opinione pubblica e non possono essere degradate a strumenti di marketing politico. Se una legge, per essere “dura”, diventa inapplicabile; se una norma, per essere “esemplare”, comporta conseguenze opposte a quelle che si prefigge; se una misura “di ordine” precipita interi pezzi dell’ordinamento giuridico nel più inestricabile disordine normativo…. Ecco, se tutto questo avviene, o rischia di avvenire, è bene che il Presidente della Camera lo dica con chiarezza. Non ci pare che così Fini spinga il Pdl verso la frontiera del buonismo o del politicamente corretto, ma che richiami giustamente il legislatore ad un principio di responsabilità.