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Ci tocca sdoganare l’ultimo dittatore d’Europa?

– Adesso ci tocca anche sdoganare Alexander Lukashenka? “L’ultimo dittatore d’Europa” (così lo aveva definito Condoleezza Rice, segretario di Stato della seconda amministrazione Bush) è ora libero di viaggiare in Europa occidentale. E l’Italia ha avuto “l’onore” in questa settimana di essere stata la sua prima meta. Le sanzioni europee, che gli negavano in visto di ingresso nei Paesi dell’Ue, sono infatti state “congelate”, perché gli osservatori dell’Ue e dell’Osce hanno notato dei sensibili “miglioramenti” nella situazione dei diritti umani in Bielorussia. Il tutto va letto nel quadro della distensione tra l’Occidente e la Russia, del pulsante “reset” simbolicamente premuto dal segretario di Stato Hillary Clinton per scordare il passato di Bush e rilanciare buoni rapporti fra le due grandi potenze. La Bielorussia di Lukashenka è tanto alleata della Russia da essere considerata alla stregua di un suo satellite. Il suo sdoganamento fa parte di questo gioco.
Nel 2006 Lukashenka (al potere dal 1994) represse con metodi forti una protesta studentesca contro la sua rielezione. Sempre nel 2006, una bambina di nome Maria, adottata da una coppia ligure, è stata “restituita” a un orfanotrofio bielorusso dopo una dura battaglia diplomatica. Durante la quale il regime di Minsk rispolverò il peggio della retorica nazional-bolscevica, stabilendo, di fatto, il principio secondo cui i cittadini sono di proprietà dello Stato, chi lascia la patria è un traditore e chi aiuta a scappare un bielorusso è un nemico. Adesso, questo ameno regime che è sempre stato descritto dai media come un inferno sta per essere sdoganato, moralmente e politicamente. Lukashenka non è più “dittatore”, ma “presidente”. E sta diventando un buon “amico”. Viene ricevuto dal Papa, a cui spiega che le relazioni tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa sono ottimi per merito suo. Viene invitato a cena da Silvio Berlusconi, a cui fa i complimenti per aver mobilitato l’esercito per risolvere problemi interni: a Napoli per la spazzatura e in Abruzzo per il terremoto.
Ma Lukashenka merita di essere sdoganato? A chi ascolta le sue prediche sulla buona politica interreligiosa risponde un oppositore bielorusso, Valerj Bujval, membro di spicco del Partito Conservatore Cristiano: “I cattolici non possono costruire chiese e restano molte barriere politiche per chi vuole professare la sua fede, cioè il 20-25% della popolazione” – ci spiega – “Il cattolicesimo da noi esiste da molti secoli. E Lukashenka non ha il diritto di parlare nel nome di tutte le chiese: più volte si è definito un ateo ortodosso, una contraddizione che fa capire molte cose e che da noi è ancora oggetto di scherno. La realtà (che Lukashenka non dirà mai) è che la Chiesa ortodossa è di stato. Noi sappiamo che non è una vera istituzione ecclesiastica, ma un mero strumento di potere, non tanto usato dalle autorità di Minsk quanto da Mosca. E’ uno strumento dell’imperialismo russo. Sappiamo che tanti vescovi di questa chiesa, in passato erano ufficiali del Kgb sovietico. Questa chiesa russa non rappresenta per noi alcuna autorità morale e religiosa. Non si può parlare di buone o cattive relazioni fra religioni nel nostro Paese, come ha fatto Lukashenka in Vaticano. Si può parlare al massimo di relazioni fra il Cremlino e i cattolici. E la “Chiesa” di Mosca è nemica di ogni attività cattolica in Russia, così come da noi”.
Non ci sono nemmeno troppe speranze per un rinnovamento democratico. Con molti dissidenti ancora in galera, o tenuti sotto stretta osservazione (come lo stesso Bujval), non ci sono nemmeno troppe speranze per un cambiamento democratico: “Noi siamo molto scettici” – dice Bujval – “quando sentiamo parlare Minsk di cambiamenti e riforme. Lukashenka lo conosciamo bene: tutte le sue promesse non sono state sincere. Noi lo abbiamo visto in tutti questi quindici anni”. La repressione, infatti, è ancora capillare e segue uno schema ideologico preciso: “La televisione e la stampa sono sotto lo stretto controllo del Comitato per la Sicurezza Statale, che da noi si chiama ancora Kgb. Bisogna sottolineare il fatto che la stessa lingua bielorussa è censurata. E’ esclusa al 90% dall’informazione: il resto è tutto in russo. Siamo ormai una provincia russa, anche in questo campo”.
Ma se il regime di Minsk è solo un avamposto provinciale della Russia e al popolo locale viene negata persino la sua stessa cultura, almeno economicamente ci conviene riallacciare i rapporti con la Bielorussia? Secondo Bujval, quel Paese è ormai ridotto a reliquia del sistema industriale sovietico, una realtà fuori dal tempo che rischia di essere spazzata via dalla crisi economica: “Nelle ultime settimane, gli operai e gli ingegneri prendono fino al 50% in meno dei loro stipendi mensili. Abbiamo centinaia di migliaia di disoccupati. Fino a gennaio, un milione e 200mila operai lavoravano in Russia, perché qui non avevano nulla. Ma quando la crisi ha iniziato a farsi sentire anche in Russia, sono tornati a lavorare qui, per due o tre giorni alla settimana, in fabbriche obsolete, la cui produzione non è venduta da nessuna parte. La situazione è già catastrofica e nei prossimi mesi ci aspettiamo ripercussioni su tutta la società. Il regime non fa nulla per risolvere questo problema: i dirigenti sperano solo nell’aumento dei prezzi delle materie prime. Ma non è un buon modo per uscire dalla crisi, solo un nuovo espediente per rubare soldi pubblici, come hanno sempre fatto”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

5 Responses to “Ci tocca sdoganare l’ultimo dittatore d’Europa?”

  1. antonluca ha detto:

    …well done!
    cosa direbbero i gilli on this?

  2. Piercamillo Falasca ha detto:

    A me ha colpito molto il modo asettico in cui il Corriere della Sera riportava la notizia dell’incontro tra Lukashenko e il Papa e tra Lukashenko e Berlusconi…
    Parlare di un problema in quel modo lo trasforma in un non-problema. Una scelta editoriale ben precisa.

  3. clem ha detto:

    A proposito di dittatori.In tutto il mondo si stanno organizzando scioperi della fame e manifestazioni a favore della giornalista iraniana-statunitense Roxana Saberi condannata dal regime del dittatore Ahdimenajad.E noi? E in Italia?
    Ciao,Clem

  4. Il Jester ha detto:

    Che dire? Una cosa davvero vergognosa. Questa tendenza a legittimare dittatori di ogni risma appare sempre più come sintomo di un complesso di inferiorità e di debolezza dell’Europa rispetto al resto del mondo.

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