– Se dopo il dibattito di questi giorni qualcuno avesse ancora dubbi su quanto sia ancora drammaticamente arretrata la concezione della donna nella cultura politica del nostro paese, dopo la prima pagina che Libero ha dedicato alle dichiarazioni della signora Veronica Lario, moglie del presidente del Consiglio,  tutto gli apparirà più chiaro. L’Italia è un paese dove un direttore e un giornalista della statura di Vittorio Feltri trova normale concentrare sulla prima pagina del proprio quotidiano, con titolo e sottotitolo, foto e commento,  incredibili stereotipi sessisti. “Veronica velina ingrata”, poche parole che riassumono un’idea della donna evidentemente ancora circolante nel nostro paese (stando anche ai tanti commenti sui blog e nei forum di discussione politica)  che ci fa comprendere che la strada per raggiungere una effettiva parità nella cultura e nella società, prima ancora che nella politica, sia ancora molto lunga.
Non ci interessa discutere né del merito né dell’opportunità delle cose dette dalla signora Lario, ma ci pare stupefacente che per stigmatizzare il suo intervento (cosa di per sé legittima) si ricorra ai soliti vecchi stereotipi. La signora non avrebbe voce in capitolo, non avrebbe titolo a criticare l’uso strumentale di belle donne in politica e la scelta di candidare per il Parlamento europeo ragazze che hanno una qualche esperienza nel mondo della televisione, ma non hanno mai dimostrato né passione né concrete capacità politiche, perché in passato è stata un’attrice e ha mostrato il seno in una pièce teatrale (ma non ha mai preteso di fare politica sulla base di quelle esperienze). A parte il cattivo gusto di sbattere in prima pagina le immagini di quell’antica rappresentazione teatrale a “conferma” di questa bizzarra tesi, ci chiediamo quale logica vi sia dietro quel ragionamento. Se si denuncia il “velinismo” in politica si viene accusati di scarso rispetto per le aspiranti parlamentari. Al tempo stesso pare normale sostenere che una signora non possa esprimere una propria opinione sul tema per il suo passato di donna di spettacolo (“Per la seconda volta Lady Berlusconi denuncia sui giornali le scelte del marito… Ma si dimentica che pure lei …”) . Accanto a questo vi è l’altro “rimprovero”: l’ingratitudine. Ma come, il marito le consente di vivere come una regina e lei, per il suo comportamento da farfallone, si lascia andare a “capricci rumorosi”? Lo abbiamo già detto, l’intervento della signora Lario è legittimamente criticabile, ma per favore, non si dica né a lei, né a nessuna donna,  che deve tacere perché il marito la mantiene o perché in passato ha fatto la soubrette. In questo modo, ricacciando la donna in un ruolo subordinato nella famiglia e nella coppia e imprigionandola con le catene del moralismo (cosa molto diversa dall’etica) si fa un cattivo servizio alla nostra società e si pone il dibattito ad un livello davvero misero.
Già, il dibattito. Tanto rumore in questi giorni, ma solo poche voci che hanno colto la duplice natura del problema che il tema del “velinismo” sollevava:  la persistenza di mortificanti stereotipi femminili e della discriminazione basata sul sesso; l’incapacità del nostro sistema politico di sviluppare seri ed efficaci meccanismi per il reclutamento politico. Tanto rumore per nulla.