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Economia Usa, barlumi ed ombre

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La prima stima del Pil statunitense del primo trimestre (meno 6,1 per cento annualizzato, contro attese per un meno 4,6 per cento) è stata impattata “negativamente” (ma solo come segno, come vedremo) dal decumulo record delle scorte. Il calo, pari a ben 104 miliardi di dollari su base annualizzata, ha sottratto ben 2,79 punti percentuali al dato. Come già previsto, le aziende hanno tagliato molto aggressivamente il magazzino, e ciò potrà riflettersi positivamente sui livelli di produzione nel secondo trimestre.

Le aziende hanno anche pestato con violenza il freno degli investimenti fissi: ben 6,04 punti percentuali tolti alla crescita, di cui il 2,55  per cento da software ed attrezzature, 2,13 per cento dalla edilizia non residenziale, che si sta rapidamente inabissando, e 1,36 per cento dall’immobiliare residenziale. Quest’ultimo potrebbe raggiungere la stabilizzazione nel secondo trimestre, a giudicare dal rapporto prezzo/affitti, che sta progressivamente rientrando in media storica di lungo periodo.

Il commercio estero contribuisce per circa 2 punti percentuali alla crescita, ma è un sorpasso in discesa: l’export crolla del 30 per cento annualizzato, ma l’import del 34 per cento. Il settore pubblico ha sottratto alla crescita lo 0,81 per cento, in larga misura per il forte calo delle commesse della Difesa ma in misura significativa (mezzo punto totale) anche per il calo degli investimenti pubblici degli stati, che sono alle prese con gravissimi buchi di bilancio, che assorbiranno parte non marginale dello stimolo federale. Inopinatamente, i consumi personali hanno contribuito positivamente, per un punto percentuale e mezzo, alla crescita.

Che dire? Qualche tentativo di stabilizzazione, ma ancora aree di fortissima sofferenza nel commercio estero, mentre l’eroico consumatore americano è riuscito a dare segni di vita, malgrado il rimbalzo nel tasso di risparmio. Per il secondo trimestre, con questo passo di distruzione di occupazione, è però piuttosto difficile immaginare la prosecuzione di questo inatteso sviluppo positivo.

Con questo dato di Pil è stata eguagliata la durata delle due più lunghe recessioni del Dopoguerra (1974-75 e 1981-82). Per trovare una simile contrazione occorre risalire, indovinate?, al 1929. Quello che è certo è che, con questi dati, chiunque pensi che la fine del tunnel è prossima, mostra di avere assai poca cognizione di come funziona l’economia.

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Mario Seminerio - che ha inserito 54 articoli in Libertiamo.it.

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha oltre quindici anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con le riviste Ideazione ed Emporion e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino.

2 Responses to “Economia Usa, barlumi ed ombre”

  1. Ghino di Tacco scrive:

    Dovremmo conservare i giornali con le belle dichiarazione sulla “fine della crisi”, tra qualche anno saranno un bel reperto storico…

  2. Mario Seminerio scrive:

    C’è solo da sperare che gli ottimisti abbiano ragione…

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