Buone notizie dall’export italiano verso l’area extra-Ue

Oggi il Corriere della Sera segnala una modesta ma significativa inversione di tendenza dei dati relativi allo scambio commerciale del nostro paese rispetto ai paesi extra-UE. A pesare sui risultati sensibilmente migliori di quelli di un anno fa è l’estrema cautela dei consumatori italiani e il crollo del prezzo del petrolio. Sarebbe quindi illusorio parlare di una esplosione dell’export. Più corretto, probabilmente, rilevare una robusta contrazione dell’import e del costo del barile.

Questo spiega il + 4,5% dell’aumento del valore dell’export verso la Cina e il + 12% verso i paesi Opec, a fronte di una riduzione dell’import rispettivamente del 4,5% e del 34%. In questo quadro, rimane comunque il dato che nel marzo 2009 gli scambi italiani con i paesi extra-UE sono in attivo per 176 milioni di euro. Non sono autorizzati i facili ottimismi, ma sono perlomeno smentite le previsioni più pessimiste di chi, negli scorsi anni, denunciava il rischio che la liberalizzazione del commercio mondiale avrebbe esposto il nostro paese all’invasione dei prodotti stranieri e messo in ginocchio la nostra economia. La crisi in Occidente è arrivata, ma non è arrivata dai paesi del Bric né da Oriente. Dì lì al contrario stanno arrivando alcuni tra i primi e positivi segnali di un’inversione di rotta.


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