Quelli che “il welfare non si tocca”. Come una casa alle falde del Vesuvio

L’ Avvocato Agnelli sosteneva che in Italia solo la sinistra avrebbe potuto fare riforme di destra. Solo chi stava ideologicamente dalla parte del “popolo” – e poteva esercitare su di esso, grazie a media, partiti e sindacati, uno stretto e molto persuasivo controllo sociale – avrebbe potuto fare scelte impopolari.
A distanza di più di un decennio, parafrasando l’Avvocato, si potrebbe sostenere che solo la destra riesce ormai a difendere il welfare di sinistra, a giustificarne le logiche e gli effetti, a sostenerne la “necessità” politica e a cantarne pubblicamente le lodi.Sulla riforma delle pensioni il Governo Berlusconi I, tra gli agguati del Quirinale, le trappole della Procura di Milano e il ribaltone della Lega, ci lasciò le penne 15 anni fa. Dal tentativo di riforma dell’articolo 18, nel 2002, il Governo Berlusconi II ne uscì non del tutto schiantato, ma piuttosto malconcio, dopo che Cofferati e la Cgil portarono tre milioni di persone al Circo Massimo per fermare il “massacro sociale”.
Ci si potrebbe chiedere perché il Berlusconi più forte di sempre, praticamente senza opposizione, su questo fronte abbia scelto di traccheggiare e di non consumare la sua più importante rivincita politica. Sugli ammortizzatori sociali, l’esecutivo ha “spremuto” a fondo gli strumenti normativi disponibili, ma ne ha conservato per intero l’impianto duale e discriminatorio. Sulle pensioni, a parte la vicenda, ben lontana dal concludersi, dell’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne nel pubblico impiego – si tratta, è bene ricordarlo, di un dossier aperto dalla Corte di giustizia europea, non dal Consiglio dei Ministri – siamo al più classico “quieta non movere”. Perfino sulle politiche pro family e per l’infanzia, un glorioso ever green delle campagne elettorali del centro-destra, a parte una scontata evocazione dello strumento (a doppio taglio) del quoziente familiare, ci sono state molte, e anche molto generose, misure di emergenza ma nessuna riforma significativa sul piano normativo.
Perché, pur essendo così forte, l’esecutivo non fa nulla? Si potrebbe dire: per rimanere forte, per non mettere le mani nel vespaio, per rinviare tutto a tempi migliori…. Eppure, ci sono molte e, tutto sommato, intuitive ragioni per ritenere che il “muro” del welfare italiano prima o poi crollerà. Continuare a puntellarlo, a difenderne l’immagine e a garantirne la sostenibilità sociale e generazionale, rischia di essere molto più che sbagliato. Come continuare a costruire case sulle pendici del Vesuvio, contando sul fatto che il vulcano non erutti prima delle prossime elezioni.
Oggi, fa una certa impressione vedere Sacconi attaccare “da sinistra” le proposte di Ichino sul mercato del lavoro, Brunetta gridare a pieni polmoni che gli ammortizzatori sociali italiani sono i migliori d’Europa e Tremonti spiegare alla Confindustria che è meglio “pensionare” i propositi di riforma del sistema previdenziale, per non gettare nel panico la società italiana. Che è come dire: non abbiate paura del Vesuvio, tanto ci pensa San Gennaro.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Quelli che “il welfare non si tocca”. Come una casa alle falde del Vesuvio”

  1. Mario Seminerio scrive:

    Aldilà dell’alibi sulla crisi che impedirebbe di riformare alcunché, si ha l’impressione che questa maggioranza abbia cromosomi robustamente neodemocristiani…

  2. Gaetano Petrilli scrive:

    E’ interessante come il welfare italiano capovolga le dinamiche generazionali. I padri tolgono risorse ai figli, ma poi sono costretti a mantenerli e a proteggerli dall’incertezza.
    In una società normale i padri si dovrebbero sacrificare per i figli, ricevendone in cambio il sostegno nella vecchiaia. Invece oggi ci sono settantenni andati in pensione a cinquanta anni che mantengono figli quarantenni che in pensione non ci andranno mai.

  3. Carmelo Palma scrive:

    L’impressione di Mario è più che fondata, temo. In molti (troppi?) in questa maggioranza sembrano pensare che in Italia si possa governare (o per meglio dire “gestire”) tutto, a patto di non toccare nulla. Come a dire: tutto si può arrangiare, nulla si può riformare.

  4. Alessandro scrive:

    “Chi tocca le pensioni muore”, recitava l’adagio di un democristo di serie A come Franco Marini…

  5. Silvana Bononcini scrive:

    Chi era quel tale che affermava che saremmo morti democristiani?
    Ma se è caduto il muro di Berlino, qualcosa dovrà succedere anche da noi!

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