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W il 25 aprile! Ma l’Italia non è stata del tutto ‘liberata’.

– Il Presidente Napolitano ha chiesto e ottenuto che quella della Liberazione fosse una festa di tutti. E così sarà. Del resto, è una festa che commemora la data che ha restituito la libertà e la dignità all’Italia e agli italiani: un evento che appartiene storicamente anche a quanti, per anni, ne hanno beneficiato senza riconoscerne (anzi disconoscendone) il significato. Eppure, a distanza di 64 anni, le polemiche proseguono, senza sintonia né coerenza con lo spirito che dovrebbe animare la celebrazione di questa ricorrenza.  E suscita più di una perplessità il tentativo di sindacare il modo in cui i diversi esponenti politici scelgono di parteciparvi. La resistenza non è stata “una” e “uno”, a distanza di tanti anni, non può essere il modo di celebrarla.
Il 25 aprile 1945 le truppe tedesche lasciavano Milano e Torino e gli anglo-americani entravano a Parma. Il Nord Italia era libero, anche grazie all’azione delle forze partigiane. In senso stretto, oggi si commemora la fine dell’occupazione nazista e della guerra in Italia, nonché la fine del regime fascista. Anche altri eventi successivi meritano però di essere oggi rievocati, perché hanno dato pienezza al significato della Liberazione: il ritorno alla liberaldemocrazia e la connessa, ma pesantemente controversa, opzione euro-atlantica.
Nel nostro paese, tuttavia, la data del 25 aprile è stata ideologicamente rivendicata da alcune forze politiche come un appannaggio esclusivo. Le ragioni per le quali tradizionalmente un alto numero di bandiere rosse colora ogni anno le manifestazioni per la Liberazione riflettono sia l’effettiva preponderanza numerica dei militanti socialisti e comunisti all’interno del movimento partigiano sia l’irragionevole pretesa di volere “rossa” la radice primigenia della democrazia italiana.
Non si può ignorare la notevole consistenza in seno al movimento della Resistenza delle componenti cattolica e azionista, riorganizzatesi in partiti già nel 1942; così come non va dimenticata la partecipazione al movimento partigiano di monarchici, liberali e repubblicani. Molti dei più significativi stimoli intellettuali dell’antifascismo erano stati offerti da Benedetto Croce e dai salveminiani riunitisi attorno all’associazione “Italia Libera” e alla rivista “Non mollare” come il futuro radicale Ernesto Rossi e Nello Traquandi. Ma soprattutto non si può ignorare che il compimento democratico del 25 aprile 1945 segna la data del 18 aprile 1948, con le elezioni che sancirono la sconfitta del fronte social-comunista, cioè del “partito della Resistenza” di stretta osservanza staliniana.
Nella festa della Liberazione merita un tributo chiunque v’abbia contribuito. Ma non si può tacere la diversità dei propositi che animavano le forze partigiane. A sinistra, il compromesso politico raggiunto negli anni successivi deludeva le fazioni delle Brigate Garibaldi che mantennero le armi fino al 1951 in attesa della rivoluzione proletaria. Persino nella trentesima ricorrenza della Liberazione, Enrico Berlinguer auspicava dalle colonne di Rinascita una “seconda tappa della rivoluzione democratica e antifascista” per introdurre elementi di socialismo.
La delusione era avvertita anche altrove e per altre e diverse ragioni. Pietro Calamandrei parlava di Resistenza tradita, rivoluzione promessa e rivoluzione mancata, salvo avvertire una nuova speranza nel 1956, commentando la prima sentenza della Corte Costituzionale che annullava alcune norme della legge fascista di Pubblica Sicurezza in un articolo dall’evocativo titolo: “La Costituzione si è mossa”. Nel dopoguerra, da più parti si chiedeva un rinnovamento più vigoroso delle istituzioni ed un processo di democratizzazione radicale che aprisse più canali alla partecipazione popolare (ricordiamo che l’istituto referendario ha visto la luce con grande ritardo, dopo che per 23 anni il dettato costituzionale era rimasto inattuato).
Oggi, con tutta evidenza, anche chi guarda alla storia da una prospettiva liberale, liberista e libertaria può insieme celebrare la festa della Liberazione ed avvertire i limiti di un processo storicamente incompiuto. La Liberazione (e la Costituzione) non è stata così “liberatrice” e ancora oggi la difesa “feticistica” di alcuni aspetti di quel complesso equilibrio politico-istituzionale che sovraintende ai riti della democrazia italiana lascia più di una ragionevole perplessità non solo in chi avrebbe auspicato allora, ma soprattutto in chi vorrebbe almeno ora che il Paese si incamminasse su di una strada non segnata dalle paure e dai tabù del dopoguerra.
La Liberazione ci ha fatto dono della democrazia, della pace, delle libertà politiche, di molte libertà civili. La scelta euro-atlantica ci ha consentito di godere di invidiabili libertà in campo economico e di una invidiabile sicurezza in campo geopolitico, precedentemente limitate dal regime corporativo, dall’autarchia e dall’avventurismo “imperiale” del regime fascista. Il ritorno al libero commercio internazionale e la fine dell’isolamento strategico del Paese sono stati probabilmente il volano della rinascita economica di cui l’Italia ha beneficiato nel secondo dopoguerra.
Eppure, la totale rottura con alcuni cardini del fascismo non è probabilmente mai avvenuta. Del ventennio  fascista, non rimane una memoria nostalgica e reducistica, confinata ormai nelle estreme periferie della contestazione e dell’eversione e politicamente morta con i suoi protagonisti. Rimane invece tanto salda, quanto forse inconsapevole e inavvertita, una sorta di cultura civile e burocratica che vede nello Stato “forte” e interventista uno strumento salvifico in tempi di crisi morale e materiale, civile ed economica.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

3 Responses to “W il 25 aprile! Ma l’Italia non è stata del tutto ‘liberata’.”

  1. Gianluca Olivero ha detto:

    Il 25 aprile di sessantaquattro anni fa, dopo un lustro di grandi sofferenze per l’intera popolazione, l’Italia veniva definitivamente liberata dall’occupazione tedesca grazie all’operato congiunto delle truppe alleate, dal regio esercito italiano e del CLN, della Resistenza.
    Un periodo di morte, distruzione, terrore. In cui famiglie intere, amici, colleghi si erano ritrovati divisi e nemici in una guerra civile senza precedenti. In cui gl’Italiani si trovavano oppressi dal “piede straniero sopra il cuore”(S. Quasimodo) da una parte e, ahimè, dalle angherie di certi partigiani dall’altra.
    Il periodo più triste per la storia patria che terminava il 25 aprile con una grande festa, la festa della gente che ritrova la libertà dopo un ventennio di repressione e dittatura, che può cominciare a ricostruirsi una vita normale dopo anni in cui aveva dovuto ricorrere alle armi.
    E da questa grande festa, la nascita della Repubblica italiana. La cacciata dei monarchi, la democrazia, il suffragio universale, l’istituzione dell’assemblea costituente che ci donò una costituzione all’epoca una delle migliori in Europa.
    Dunque il 25 aprile divenne il simbolo della libertà ritrovata, della libertà conquistata. Festa nazionale, festa della Repubblica italiana.
    Ma, con il passare del tempo, purtroppo, si è assistito alla monopolizzazione di questa grande ricorrenza ad opera di una sola parte politica: i partigiani erano solo comunisti, non c’erano gruppi democristiani, liberali, socialisti, repubblicani. E i reduci di Salò non erano Italiani che avevano sbagliato, ma nemici, veri e propri mostri da esautorare dalla vita politica.
    Questo fenomeno ha sminuito e sminuisce tuttora il vero significato di libertà, di lotta agli assolutismi, a tutti gli assolutismi, di orgoglio popolare che dovrebbe caratterizzare la festività del 25 aprile. Una festa che ha smesso di essere nazionale per diventare festa di un gruppo sempre più ristretto di cittadini.
    Si tratta di un mito che, oggi, nel duemila, abbiamo il dovere di sfatare. La Liberazione, momento fondante dello Stato italiano, deve diventare la vera e propria festa di tutti gl’Italiani. Sono ormai tramontati i momenti delle grandi contrapposizioni ideologiche, della guerra senza quartiere fra rossi e neri: lasciamoci da parte, amici, una storia ormai passata e concentriamoci sull’avvenire della nostra nazione.
    Che, più che mai, ha bisogno di noi, delle nostre idee democratiche, moderate, innovatrici, popolari.
    Un doveroso apprezzamento va, infine, al Presidente Napolitano, a Berlusconi, Fini e Schifani che si sono fatti promotori di un clima di rinnovamento, affinché la festa della Liberazione diventi veramente una festa nazionale.

  2. Cesare Pasini ha detto:

    SATIRA POLITICA

    “Quel tipo di resistenza che puntava trasformare l’Italia in un satellite dell’Unione Sovietica a me non interessa proprio”

    Il problema principale dell’Italia è la pesantissima eredità lasciata dal del regime consociativo (tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista) con cui ancora oggi dobbiamo fare i conti. Un regime in cui la totale confusione di ruoli tra maggioranza e opposizione aveva tolto ogni trasparenza alla politica. La gente non sapeva a chi attribuire la responsabilità delle decisioni che venivano prese, né era in grado di comprenderne la portata. E molte di quelle decisioni ebbero conseguenze catastrofiche che pesano ancora come macigni sulle nostre spalle, come la montagna di interessi che paghiamo ogni anno per il servizio del debito pubblico. Un debito che da poco più del 30% all’inizio degli anni Settanta è arrivato al 126%, mentre le aliquote delle tasse triplicavano; e tutto questo nonostante il blocco delle grandi opere e un’inflazione a due cifre che svalutava il debito dello Stato e si mangiava una parte dei redditi. Un vero regime, quindi, la cui storia non è ancora stata scritta, che con la pretesa di realizzare un’utopica società ideale – sempre più sovietizzata -, ha trasformato la società reale in un campo di macerie. Per poco nel ‘92 lo Stato italiano non andava in default.
    Molti anni dopo gli ex democristiani e gli ex comunisti fanno ancora l’apologia di questo regime, e subiscono ma senza accettarlo il bipolarismo di fatto che dal 1994 ha affossato il consociativismo. Adesso sono costretti a rigorose politiche di bilancio, obiettivo che perseguono principalmente combattendo le evasioni fiscali e quando possono aumentando ancora le tasse. Ma non fanno nulla per razionalizzare la spesa pubblica, perché non vogliono toccare interessi e privilegi consolidati di categorie che costituiscono la loro tradizionale riserva elettorale. Anzi, proprio i ministri Brunetta e Gelmini, i più impegnati in quest’opera di risanamento, che non è solo economico ma anche morale, sono additati come i principali nemici.
    Ma se il contrasto alle evasioni è sacrosanto, lo è altrettanto fare in modo che tutti quei soldi non vadano buttati, sia tagliando gli sprechi sia migliorando la qualità dei servizi forniti dallo Stato. Servizi che sono rivolti alle aziende e ai cittadini, molti dei quali sono dipendenti pubblici, essi pure interessati a scuole e ospedali che funzionano ecc. Quella della sinistra italiana è quindi una politica demagogica e miope, ben diversa da quella degli altri paesi europei, che la terrà fuori dal governo ancora per chissà quanto tempo, perché la gente vuole vivere in un paese normale, non nel paese in cui tutto funziona alla rovescio. La satira ispirata ai Viaggi di Gulliver è un pressante invito alla Sinistra italiana a fare un po’ di autocritica e a intraprendere la strada delle riforme, comprese quelle necessarie per realizzare una vera democrazia dell’alternanza. E’ ora di anteporre l’interesse generale a tanti privilegi più o meno giustificati, e di portare l’Italia al livello degli altri paesi europei!
    Ferrara, 31/3/2009

    SCOPERTO UNO DEI PAESI DESCRITTI DA GULLIVER NEI SUOI FAMOSI VIAGGI
    http://www.ecofantascienza.it/articolo.php?id=108

    ONE OF THE PLACES DESCRIBED BY GULLIVER HAS BEEN DISCOVERED!
    http://www.ecofantascienza.it/articolo.php?id=171

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  1. […] di là delle paure, delle ironie, dei limiti di un processo storicamente incompiuto, delle valutazioni varie sul chi vincerà la battaglia mediatica e soprattutto “al di là […]