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Sbagliato lasciar morire il referendum per mancanza di quorum

– da l’Occidentale

Il direttore Loquenzi s’interroga su quale possa essere il destino dei prossimi referendum elettorali. Di più, auspica che dopo il voto per le elezioni europee nella campagna per il Sì scenda in campo in prima persona Silvio Berlusconi. Condivido l’auspicio, e non solo perché quel referendum l’ho firmato e lo voterò (anche se volevo l’abbinamento con le elezioni europee e, una volta tramontata l’ipotesi, pensavo più ragionevole il rinvio all’anno prossimo), ma perché credo sarebbe politicamente sbagliato lasciarlo morire per mancanza di quorum.
Il referendum nasce all’indomani del voto politico del 2006 per porre rimedio alla libanizzazione della politica italiana conseguente alla prima applicazione del “porcellum”, con il proliferare di micropartiti e microgruppi parlamentari. Nel 2008 la musica è cambiata: due grandi partiti con un solo alleato ciascuno si sono confrontati per il governo del paese. Risultato: maggioranza netta in ambedue le Camere e drastica riduzione dei gruppi parlamentari. Bene. Ma per il futuro? A chi sostiene che il referendum sia stato superato dai fatti della politica, dobbiamo ricordare che la legge attuale continua ad incentivare e premiare la frammentazione e che nulla esclude che le prossime elezioni ripropongano lo schema libanese contro quello bipolare-bipartitico. Abbiamo introdotto lo sbarramento al 4 per cento per le elezioni europee, ma alle prossime politiche, potremmo di nuovo ritrovarci con partiti in parlamento grazie all’1 per cento (con finanziamento pubblico al seguito). Ci sono, dunque, eccellenti ragioni perché il Cav in persona scelga di cavalcare il referendum al fine di consolidare l’attuale assetto politico. A maggior ragione dopo la nascita del “suo” Pdl.
La Lega ha remato e remerà contro. Si capisce: l’assetto attuale è perfetto per essere “di Governo” quando serve e “di lotta” quando conviene (cioè per spararle grosse su sicurezza e immigrazione onde cercare di togliere voti al Pdl). Ma fermarsi all’astensione per non irritare Bossi rischia di rivelarsi una scelta miope, perché nulla impedirà in futuro che la Lega prosegua incessante la sua campagna elettorale ai danni del Pdl con il probabile risultato di minare la solidità della coalizione.
Sia chiaro: per quel mi riguarda il referendum non va vinto per rompere con la Lega, ma, all’opposto, per dare all’alleanza con i lumbard una strategia di lungo termine.
Dopo l’eventuale vittoria del sì – al di là di possibili usi opportunistici della legge elettorale, possibili con qualunque legge elettorale, che potrebbero addirittura accrescere la maggioranza parlamentare della coalizione – si potrebbe immaginare un patto federativo che consolidi in un’unica lista l’alleanza su scala nazionale. Il Pdl non ha alcun interesse a escludere dalla maggioranza di governo una forza tanto radicata nella parte economicamente più forte del paese.
Di più: a referendum celebrato e vinto, si potrebbe aprire la partita della riforma elettorale che, cogliendo l’indicazione al non ritorno al passato degli elettori, riscriva le regole confermando l’impianto maggioritario e bipartitico ma anche consentendo, ad esempio con una drastica riduzione della dimensione delle circoscrizioni, di recuperare la rappresentatività territoriale degli eletti e perfino, se lo si vorrà, di istituire un diritto di tribuna per le forze minoritarie.
Concordo con Giancarlo Loquenzi: vi sono molte buone ragioni perché il Berlusconi riformatore si faccia carico anche del referendum.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

3 Responses to “Sbagliato lasciar morire il referendum per mancanza di quorum”

  1. Gabriele Martelli ha detto:

    Caro Benedetto, un tuo esime collega, alla mia domanda sugli strumenti di democrazia diretta, mi rispose che la “Proposta di legge popolare” è solo carta in pasto alle macchine distruggi documenti (50 mila firme buttate nella cartaccia) e il referendum con il quorum diventa inutile e uno spreco di soldi pubblici.
    Puttroppo non siamo in Svizzera.

    Mi fà incavolare parecchio, che tutte le parti politiche, manifestino per i Referendum a comodo denunciando il quorum, per poi invitare i cittadini a desertare (visto che non sono le amministrative e quindi è legittimo poter incitare al non voto (assurdo no??)) i referendum quando invece non fà comodo.

    Da parte mia è INCIVILE e ANTIPOLITICO un atteggiamento del genere, perchè il referendum, deve essere lo strumento che misura realmente il desiderio del cittadino e il percorso che la comunità vuol Intraprendere. Quindi ridurlo ad una comica cosi, vuol dire togliere ai cittadini anche gli ultimi strumenti di partecipazione politica che sono disponibili.

    Mi chiedo dove sia la vera ONESTA’ INTELLETTUALE nel nostro paese, dove tutti sono pronti ad usare due pesi e due misure.

    comunque una curiosità, mi fà ridere che spesso da ogni parte politica, pur essendoci dei punti comuni, manca il dialogo per PARTITO PRESO, forse, invece di una legge elettorale, si dovrebbe procedere ad un referendum per l’abrogazione dei PARTITI stess. ^__^

    Comunque io ogni referendum parteciperò, perchè ritengo che sia l’unico modo che mi resta da cittadino di esprimere il mio desiderio, anche se poi resta inascoltato.

    Una riflessione. c’e’ stato un Referendum per il nucleare , non trovi che fosse giusto nuovamente un Referendum, per vedere se la comunità nazionale, aveva cambiato il suo pensiero ed era ora disponibile al Nucleare? Non si è cosi denigrato un Referendum che precedentemente aveva mostrato il percorso scelto dai cittadini come successo per il divorzio? Cosi agli occhi dell’opinione pubblica, non si delegittima lo strumento stesso del referendum?
    Pensiamo poi cosa potrebbe succedere, se un domani si rimettesse in discussione il Divorzio, per il volere di pochi al governo alla faccia di un Referendum, visto che ci sono già i precedenti no?

    E’ qui che non trovo Onesta’ Intellettuale e non mi riconosco in nessun Modo di operare, perchè per me, i Referendum dovrebbero essere sia abrogativi che propositivi, e senza quorum, o con una soglia molto minore, perchè chi non partecipa demanda e non è vero che acconsente, quindi senza quorum, civilmente si vedrebbe cosa veramente vuole l’intera comunità. Penso ancora al referendum sulla legge 40, dove grazie allo scudo di quel 20% stanco della politica, falli permettendo ai contrari di dire che la maggioranza era stata contro il referendum.

  2. destralab ha detto:

    premesso che anch’io ho firmato, qualcosa non mi convince nel ragionamento. Dici:
    Il referendum nasce all’indomani del voto politico del 2006 per porre rimedio alla libanizzazione della politica italiana conseguente alla prima applicazione del “porcellum”, con il proliferare di micropartiti e microgruppi parlamentari. Nel 2008 la musica è cambiata: due grandi partiti con un solo alleato ciascuno si sono confrontati per il governo del paese. Risultato: maggioranza netta in ambedue le Camere e drastica riduzione dei gruppi parlamentari. Bene. Ma per il futuro? A chi sostiene che il referendum sia stato superato dai fatti della politica, dobbiamo ricordare che la legge attuale continua ad incentivare e premiare la frammentazione e che nulla esclude che le prossime elezioni ripropongano lo schema libanese contro quello bipolare-bipartitico…

    delle due l’una se è il porcellum che porta, in sè, alla libanizzazione della politica (2006),la cosa si sarebbe dovuta comunque ripetere nel 2008, in caso contrario (come è avvenuto) il responsabile principale non dovrebbe essere il porcellum (inteso come sisteme elettorale) ma la “politica” (nel nostro caso a spingere verso lo schema bipolare-bipartitico hanno influito i comportamenti dei due leader che si sono scontrati nel 2008 rispetto agli equilibri-disequilibri del 2006). E quindi una sua eventuale abolizione o modifica sarebbe poco influente, rispetto alla libanizzazione dico. Niente esclude ovviamente, che la cosa si possa ripetere, europee comprese (sbarramento compreso), anche se lo vedo altamente improbabile oggi. Quello che continua a convincermi ancora meno è questo puntare oggi al referendum a tutti i costi ed alla sua approvazione, per poi cambiare tutto, comunque, il giorno dopo con una legge in parlamento (conoscendo anche le posizioni-non-posizioni dell’opposizione). Passassero o non passassero i quesiti referendari. Alla D’alema: si al referendum, ma poi di corsa legge in parlamento. Mi aveva convinto molto di più l’invito a soprassedere e spingere verso un tentativo di lavoro proficuo.

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