– L’idea che le manette automatiche e il carcere preventivo obbligatorio siano l’unica e doverosa risposta che lo Stato è chiamato ad opporre di fronte a crimini più riprovevoli riscuote da sempre, in Italia, un formidabile successo. E’ una colonna del “politicamente corretto”. Da Tangentopoli a Criminopoli, la domanda politica di misure cautelari è sempre stata robusta e l’offerta giudiziaria – diciamo – più che adeguata. Con differenze, tra destra e sinistra, nei bersagli prescelti, ma non nella logica dell’intervento a gran voce invocato. E tuttora il Parlamento e il Paese continuano a muoversi su questa linea.
Ieri il Senato ha definitivamente approvato una norma del decreto-sicurezza che stabilisce, in presenza di gravi indizi a carico dell’indagato, l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i reati di omicidio e di violenza sessuale. L’Unione delle Camere Penali ha inutilmente denunciato, anche nella giornata di ieri, l’illegittimità di una norma che stabilisce l’obbligatorietà della carcerazione “a prescindere dal grado delle esigenze cautelari in concreto sussistenti e dunque in totale assenza del controllo del giudice sulla adeguatezza della misura”. In concreto – dinanzi ad un’opinione pubblica opportunamente eccitata dagli allarmi mediatici, non sempre totalmente fondati – ci si troverà in una situazione per cui la gravità del reato denunciato comporterà, pressoché automaticamente, l’apprezzamento di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato, e dunque, obbligatoriamente, l’adozione della sola misura cautelare a quel punto consentita: la carcerazione. Vox populi, vox iudicis.
E’ vero: le infinite lungaggini processuali (un altro ever green della giustizia italiana), che sono di per sé una pena ingiustamente inflitta a tutte le parti del processo, sembrano ormai autorizzare l’idea che il modo migliore per offrire un minimo di “soddisfazione” alle vittime sia quello di anticipare una parte della pena a carico di un indagato, che non solo è innocente secondo Costituzione, ma in molti casi tale si rivelerà dopo il processo o, addirittura, prima del processo. Visto che la giustizia non può essere tempestiva, sembra il ragionamento, che lo sia, almeno, la pena. Ma è un ragionamento che fa più di una grinza aggiungendo ingiustizia ad ingiustizia, irragionevolezza ad irragionevolezza. La carcerazione preventiva obbligatoria rende la giustizia ancora più facoltativa di quanto già purtroppo non sia, in un paese in cui, grazie all’altra “totemica” obbligatorietà  – quella dell’azione penale–,  la maggioranza dei crimini non sono perseguiti e nessuno è mai chiamato a rispondere dei criteri di selezione adottati.
Una giustizia che funzioni su questi presupposti (tot indagati uguale tot arrestati) non è destinata a produrre un po’ troppi “effetti collaterali”? E i magistrati che già si trovano a maneggiare le nuove norme sulla violenza sessuale, quanti indagati schiacciati dal peso di “gravissimi indizi” ficcheranno in galera, prima di ritrovarli, dopo pochi giorni, a Porta a Porta, con il loro carico di inopinata innocenza e famigerata celebrità?
Quest’idea che alla gravità del reato debba corrispondere un’altrettanto grave e immediata sanzione a carico dei presunti responsabili, ben prima che sia stata non solo accertata la loro responsabilità, ma addirittura disposto il loro rinvio a giudizio è una di quelle buone intenzioni di cui legislatori zelanti e giudici militanti hanno lastricato l’inferno giudiziario di troppi innocenti. Uno dei maggiori problemi della giustizia italiana continua ad essere irresponsabilmente presentato come una taumaturgica soluzione.
A imporre questa pena “anticipata”, per corrispondere o cavalcare l’indignazione popolare, normalmente ci pensavano i giudici. Ora provvede anche il legislatore. Ma a rendere possibile e a far apparire ragionevole e accettabile questa incredibile pretesa non è solo la particolare gravità di alcuni reati, ma anche la diffusa convinzione che questa grossolana mannaia non potrebbe alla fine colpire che persone contigue al mondo del malaffare e della criminalità. L’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere era prevista, finora, solo per crimini di mafia? Infatti, chi può essere scambiato per un mafioso, senza esserlo almeno un po’? Ora è prevista anche per i presunti, omicidi, violentatori e pedofili. Ma ancora: chi può essere scambiato per un personaggio del genere, senza esserlo? La risposta esatta è ovviamente: chiunque. E’ una risposta impopolare. Nondimeno non la si può sottacere come una verità vergognosa, che non sarebbe bene esibire in pubblico.