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Buono-scuola: sì alla scuola libera, no alla ‘scuola unica’

– Il buono-scuola va visto in relazione a − e come conseguenza di − una valida visione dell’apprendimento e una competizione corretta tra scuole.
Ciò che costituisce una persona umana è l’apprendimento razionale, cioè competente: parte da bisogni ed attese, attiva la dimensione logica e astratta della conoscenza (problemi-teorie-critiche) e perviene all’azione libera e motivata di risposta, in un miglioramento continuo, ai bisogni ed alle attese, sempre in evoluzione. E’ proprio la dimensione razionale e libera dell’apprendimento che costituisce la persona umana, ne permette la crescita a livello umano, cioè libera e motivata, lungo tutta la vita. L’uomo non è addestrato: apprende. L’addestramento e l’indottrinamento sono manipolazione delle coscienze in vista del consenso.
L’uomo, ogni uomo, deve essere libero di scegliere i propri educatori e maestri. Per questo, fino a che è minorenne, suoi maestri ed educatori sono i genitori, che non hanno compiuto per lui un mero atto di filiazione, ma lo hanno generato e sono tenuti a farlo crescere secondo un personale progetto di vita.
La libertà di scelta dei maestri – e logicamente delle scuole – può avvenire solamente quando vi è un pluralismo delle istituzioni educative, scolastiche e formative e le autorità pubbliche sono garanti sia della libertà di scelta da parte dei cittadini che dell’effettivo pluralismo delle varie organizzazioni di insegnamento.
Gli Stati formalmente hanno dichiarato di volere l’istruzione obbligatoria per tutti e hanno inteso renderla gratuita. Di fatto, l’hanno sovvenzionata per mezzo delle imposte ed hanno reso obbligatoria la scuola unica, ai fini del consenso.
Il risultato? Già nel 1855 Karl Marx si era accorto che l’istruzione secondaria gratuita era pagata da tutti – e quindi in quantità maggiore dai poveri, che erano in numero molto maggiore – ma ne usufruivano quasi solamente i ricchi. Ancora oggi l’esito positivo nelle università è ottenuto tra poveri e ricchi nella proporzione da 1/10 in Inghilterra e fino a 1/50 nel Messico: un solo povero si laurea insieme a 10 o 50 ricchi. Ma le imposte sono pagate da tutti ed i poveri pagano anche per i ricchi.
Se non si vuole far pagare direttamente da tutti l’istruzione, con il rimborso delle spese sostenute, parziale o totale, per coloro che l’hanno meritato, documentando il loro percorso formativo; se si vuole mantenere il regime delle imposte, la soluzione che permette una libertà di scelta effettiva è il riconoscimento di un buono-scuola o voucher, o di una dote per l’istruzione ad ogni studente. L’importo verrà versato alle istituzioni presso le quali gli aventi diritto si iscriveranno per frequentare i rispettivi percorsi formativi. In questo modo saranno premiate le scuole migliori, perché le persone interessate scelgono quanto vi è di meglio sul mercato: l’interesse cattura l’informazione.
In Italia viene avanzata l’obiezione che molti non sono interessati alla formazione, ma al mero titolo di studio. Il titolo di studio con valore legale è una falsificazione della realtà e della serietà degli studi, come ha dichiarato Luigi Einaudi in Assemblea Costituente; e scritto Luigi Sturzo fuori dell’Assemblea: «Il titolo vale la scuola» e «finché la Scuola in Italia non sarà libera [a cominciare dalla scuola di Stato], neppure gl’italiani saranno liberi».


Autore: Bruno Bordignon

Laureato in teologia presso l'Università Pontificia Salesiana ed in lettere presso l'Università La Sapienza di Roma, è sacerdote salesiano e insegna presso l'Università Pontificia Salesiana. È membro del Comitato Scientifico e Senior Fellow del Centro Tocqueville-Acton. Autore di diversi articoli e saggi in materia di istruzione, formazione e processi educativi, ha di recente pubblicato i saggi "Certificazione delle competenze" (Rubbettino, 2006) e “Scuola in Italia: problemi e prospettive” (Rubbettino, 2008)

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