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Lombardia: Legge anti-kebab nasconde interessi corporativi, la sicurezza è un pretesto

La legge approvata dalla Regione Lombardia – che impone un “coprifuoco” ed altri vincoli severi sulla vendita di prodotti da asporto, come kebab, panini, tranci di pizza, gelati e cornetti – è un provvedimento demagogico, che, usando a pretesto ragioni di ordine e sicurezza pubblica, difende gli interessi corporativi di esercizi (bar, pizzerie e ristoranti) che, non solo in Lombardia, ma in tutto il mondo avanzato, subiscono la concorrenza di laboratori artigianali apprezzati da molti consumatori per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.  C’è qualcosa di paradossale nel fatto che una delle regioni più ricche e civili d’Europa, strizzando l’occhio alla propaganda “etnicista” della Lega e rispondendo alle richieste di aiuto di una parte del mondo del commercio, voti un provvedimento che finisce per dichiarare fuorilegge il cono gelato mangiato per strada. Peraltro, a noi pare che il provvedimento colpisca la parte migliore degli immigrati, coloro che fanno impresa, che investono e lavorano. Chiudendo anticipatamente e intralciando l’attività dei locali che “fanno concorrenza” a bar e ristoranti, e decretando il coprifuoco anti-kebab la Regione Lombardia pensa che le città diventino più sicure?


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

7 Responses to “Lombardia: Legge anti-kebab nasconde interessi corporativi, la sicurezza è un pretesto”

  1. Andrea B ha detto:

    La volontà di penalizzare queste attività artigianali si intuisce anche dall’ articolo della legge in questione che proibisce la vendita da parte di questi esercizi di bevande: se mi prendo un trancio di pizza non potrò più acquistare anche una bottiglietta d’ acqua o una birra …

  2. D.M. ha detto:

    Giusto propendere per una regolamentazione adeguata, ma da quello che ho letto questo provvedimento mi sembra un po’ eccessivo. Se si applicasse in Romagna una cosa simile farebbe chiudere tutti i chioschi di piadina all’istante.

  3. D.M. ha detto:

    La stampa continua a trattare l’argomento ed emergono ulteriori dettagli utili per capire l’ordinanza lombarda in materia.

    1. L’orario di chiusura si applica alle sole attività artiginali. Per le altre attività commerciali (es. bar) esistono già vincoli;
    2. L’ordinanza impone la chiusura dopo l’una di notte;
    3. L’ordinanza riprende le imposizioni di una precedente norma Bersani in materia che limitava l’utilizzo di tavoli e oggetti di arredo al di fuori dei locali delle attività artigianali.
    4. L’ordinanza vuole tutelare i residenti contro gli schiamazzi notturni.

    Dunque…

    tutelare i residenti è il primo fondamentale punto al quale non si può transigere. Partendo da questo diritto, tanto vale imporre un orario di chiusura unico per tutti gli esercizi, predisponendo eventualmente fasce di orario e restrizioni ridotte a seconda della densità abitativa dell’area/zona. A titolo di esempio: centro città -> 1.00am, zona a bassa densità abitativa -> 3.00am.

    In questa maniera si dovrebbe evitare quel metro di giudizio differente per tipologie di attività commerciali/artigianali e ci si allontana da quel concetto “fumoso” sul consumo al tavolo o su suolo pubblico che rischia di aprire “voragini” di interpretazione giuridica nel caso di contestazioni.

    Come dovrebbe già essere, i vigili urbani sono tenuti a monitorare l’effettiva chiusura dei locali entro gli orari prestabiliti e armonizzare eventuali schiamazzi notturni. Rimane pieno diritto dei residenti appellarsi ai vigili urbani e questi ultimi possono applicare sanzioni amministrative a chi non rispetta le regole comunali.

    Altro?

  4. Gabriele Martelli ha detto:

    Non entro in merito della nota, però una distinzione và fatta.

    L’orario di chiusura del locale, non può essere univocamente uguale per tutti. Un Ristoratore, che ha investito per un locale piu’ grande dove approntare una sala pranzo, logicamente, avendo la clientela dentro il locale, non trovo giusto che debba chiudere nello stesso orario, di un esercizio, in cui la clientela consuma esternamente e quindi possa ricadere sulle problematiche di schiamazzi notturni.

    Cioè una differenzazione và sempre fatta al di là di tutto, e quindi ognuno avrà dalla sua attività vantaggi e svantaggi come è normale che sia e che compensano tra loro.

    Inoltre Onestamente, qui non si può dire molto, perchè un conto è una problematica come nel comune di Lucca, dove si tende a danneggiare gli esercenti stranieri a favore dei locali, facendolo passare per protezionismo del centro storico e delle origini, un conto è come questa manovra, dove ad essere colpiti sono un’intera tipologia di commercianti senza distinzioni di razza e sesso.

    Per il discorso dei Tavolini esterni, trovo che questa parte sia invece troppo protezionistica, perchè alla fine, basta permettere anche ai ristoranti e altre tipologie di avere il pezzo di marciapiede disponibile e la libera concorrenza è salvaguardata.

    Del resto lo spazio all’aperto lo sfrutti nei periodi caldi,e quindi è tutelato chi ha investito anche nel mettere sale pranzo nel locale e investito per metterli a norma.
    Altrimenti si rischia sempre in nome della libertà di creare una disparità tra chi segue le regole e chi le raggira magari senza avere un bagno come deve essere per un ristorante, e senza valutazione delle barriere architettoniche come può succedere ad un ristorante o bar per essere in regola e dare quel tipo di servizio.

  5. D.M. ha detto:

    Una critica: se si concede la possibilità di usare il suolo pubblico con tavolini e altro anche ai Ristoratori, l’orario non può differire altrimenti si ricade nuovamente nella problematica “schiamazzi notturni”. A questo punto cos’è meglio… un orario unico di chiusura (equità) o un diritto in meno?

    Concordo pienamente sulla messa a norma delle strutture (dal punto di vista igenico, sull’abbattimento delle barriere architettoniche, ecc. ).

  6. Gabriele Martelli ha detto:

    D.M., concordo, in quel caso, può essere regolamentato l’orario sul suolo pubblico. Tipo, fino alla mezzanotte, ogni ATTIVITA’ può utilizzarlo, dopo la mezzanotte, ogni attività può essere svolta solo all’interno del locale o di asporto verso casa.

  7. Marisa ha detto:

    Non e’ affatto vero che gli immigrati vengono castigati con la legge anti-kebab:_ Purtroppo non tutti sono onesti, non tutti emettono gli scontrini, non tutti conservano BENE i kebab , e queasti locali dopo la mezzanotte sono frequentati soltanto da spacciatiori e stranieri litigiosi che sui marciapiedi con i loro assembramenti notturni disturbano non poco la quiete del cittadino, lasciano sporco sul marciapiede al punto che in Viale Monza ci sono assembra,menti anche di piccioni per tutto il giorno

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