Sugli ogm io sono liberale e penso al Sud del mondo. Zaia no.

– Il primo G8 sull’agricoltura, che l’Italia ospiterà nei prossimi giorni nel trevigiano, offrirà al Governo Berlusconi un’importante vetrina internazionale. Allo stesso tempo, il summit rappresenterà un delicato banco di prova: dalle proposte che l’Italia saprà avanzare e sostenere sul futuro del settore primario, si avrà un segnale di rilievo sull’approccio che il Governo italiano intende seguire per il superamento della crisi economica globale. Si scontrano due diversi visioni del futuro: da un lato, la tentazione di “chiudere” i mercati e “proteggere” le produzioni locali dalla concorrenza internazionale e da un progresso scientifico ritenuto dannoso; dall’altro, l’apertura alla competizione internazionale, all’innovazione biotecnologica per lo sviluppo di nuovi prodotti e nuove tecniche. Il ministro Luca Zaia si è apertamente schierato sul primo fronte. La sua posizione – gli va dato atto di riconoscerlo – non è la linea ufficiale del Governo: francamente, è opportuno che non lo diventi.
Fin dal suo insediamento, il governo Berlusconi ha scelto una politica per l’ambiente molto pragmatica, come dimostrano le scelte in materia di cambiamento climatico e l’apertura all’energia nucleare. Anche in materia di ogm, per la prima volta, e per ben tre volte, in sede comunitaria l’Italia non ha aggiunto il suo voto al fronte del no: rispetto ai tentativi della Commissione Europea di revocare alcuni bandi nazionali alla coltivazione di particolari prodotti agricoli geneticamente modificati, Prestigiacomo e Sacconi hanno scelto l’astensione, un traghettamento della politica ambientale ed agricola italiana verso posizioni non più ideologicamente e pregiudizialmente contrarie alle nuove frontiere della tecnologia. Nessuno considera gli ogm una bacchetta magica per la piaga della fame nei paesi poveri del mondo: l’ingresso di centinaia di milioni di persone nel benessere passa attraverso la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo economico, buone istituzioni, rispetto dei diritti umani. Ma è un fatto che tante regioni del mondo potranno essere “conquistate” all’agricoltura solo se sarà possibile sviluppare varietà di piante resistenti alle temperature, alla scarsità di acqua e agli erbicidi o capaci di cicli di crescita più rapidi. E in prospettiva, quanto più sarà possibile aumentare l’offerta alimentare, tante più persone potranno accedere a prodotti della terra “low cost” altrimenti inaccessibili.
Non c’è nulla di nuovo in tutto questo: come si legge in un bel rapporto dell’Accademia dei Lincei, per secoli “la storia dell’agricoltura è anche la storia degli innumerevoli tentativi ed esperienze degli esseri umani di utilizzare, ai fini del miglioramento della produzione, il processo naturale dello scambio genico attraverso l’incrocio tra varietà vegetali e tra razze di animali, cercando, talvolta, di superare anche le barriere di infertilità tra le specie.” In questo plurisecolare percorso, i metodi di miglioramento genetico si sono sviluppati fino a ricomprendere le tecniche di ingegneria genetica molecolare: anziché dipendere dall’empiria e dalla casualità, il metodo molecolare consente di ridurre i tempi della selezione, di conservare le caratteristiche vantaggiose del genotipo originario aggiungendo singoli geni di cui il genotipo originale era carente. Così aumenta, non diminuisce, la diversità biologica naturale. La “lotta agli ogm” di Zaia non è una difesa del particulare dall’invasione delle “cattive” multinazionali, ma è una chiusura alla ricerca scientifica, all’innovazione, al progresso, che rischia di impedire in Italia non solo l’utilizzo ma anche lo studio e lo sviluppo di tecnologie che rappresentano la frontiera più avanzata della conoscenza in campo agroalimentare. In prospettiva, come già stiamo rischiando di fare nel campo biomedico, rinunceremmo ad un enorme e crescente “pezzo” di Pil, di occupazione e di ricchezza.
La popolazione mondiale cresce oggi ad un ritmo superiore della produzione alimentare. A Zaia e a chi imbastisce crociate anti-ogm andrebbe posta una domanda in particolare: riteniamo che la soluzione di questo problema sia nella sostituzione di foreste (queste sì depositarie di biodiversità) con aree coltivabili, o accettiamo la sfida della biotecnologia e il suo tentativo di accrescere la produttività degli attuali agro-ecosistemi?
Quel “mondo antico” – i campanili e le campagne – che Zaia vorrebbe difendere era un mondo di bassa qualità dei prodotti, di scarso igiene e di povertà dei lavoratori. Ciò che oggi chiamiamo produzioni doc e dop, slow food et similia, sono il frutto del progresso e dell’innovazione di prodotto e di processo, non della conservazione del sistema produttivo “dei nonni”.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

4 Responses to “Sugli ogm io sono liberale e penso al Sud del mondo. Zaia no.”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    penso il peggio di Zaia… fate bene a massacrarlo settimanalmente…

  2. Silvana Bononcini ha detto:

    Non c’è solo Zaia, nella Lega, purtroppo!
    Benedetto : zò bot!

    ( tradotto per i non Bolognesi: giù botte! )

  3. eraclix ha detto:

    grande post..Se la si smettesse di fare i puristi su materie che si disconoscono…

  4. Giorgio Gragnaniello ha detto:

    La ” produzione alimentare ” mondiale si intende al lordo o al netto
    dello spreco?(+30% ca.-parte per cause di scelte di mercato e parte per inefficienze del sistema di distribuizione):da chi si preoccupa della fame mondiale, è razionale -nelle more di decisioni sugli OGM-attendersi indicazioni su questo problema.

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