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DiDoRe: il primo miracolo italiano del Pdl?

– Nonostante sembri un accordo musicale, per giunta dissonante, i DiDoRe potrebbero essere la chiave per sistemare, o almeno cominciare a farlo, la questione irrisolta dei diritti delle coppie omosessuali.
Per capirci, il DiDoRe (Diritti e Doveri Reciproci nelle Convivenze) è la semplificazione dello studio comune dei ministri Brunetta e Rotondi in materia di tutela delle coppie di fatto. Sette articoli che regolamenterebbero le decisioni in materia di salute, in caso di morte di uno dei due componenti della convivenza, l’assistenza in caso di malattia o di ricovero, il diritto di abitazione, la successione nel contratto di locazione e l’obbligo alimentare.
Uno studio lanciato, quasi come una provocazione intellettuale, nel pieno della scorsa estate dai due membri del Governo Berlusconi, ripreso da Lucio Barani, deputato PdL di provenienza Nuovo Psi, seguito da altri cinquantaquattro parlamentari di maggioranza, tra i quali il presidente di Libertiamo, Benedetto Della Vedova.
Lo studio è stato dunque trasformato in una proposta di legge compiuta. Stando alle dichiarazioni rese dello stesso Barani all’emittente Retesole, sarebbe pronto per essere discusso e approvato entro l’estate dalla Commissione Affari Sociali della Camera, per approdare in aula ed essere votato, entro la fine dell’anno 2009. Addirittura col tacito consenso vaticano. “Anno di grazia” si bea speranzosamente sardonico il presidente di GayLib, Enrico Oliari.
C’è da sperare che il buon Barani non la stia facendo troppo facile.
Il dato indubbiamente storico è rappresentato dal fatto che la proposta di legge per i DiDoRe, originando a destra, in un interessante alveo socialista-laico-riformista-democristiano che sa molto di Prima Repubblica, quindi di politica fatta a puntino, senza strappi, potrebbe già da sé essere letta come una sintesi accettabile tanto per le varie anime del Pdl quanto per quelle del Pd e probabilmente anche per gli spiriti più illuminati della Lega.
D’altra parte, a ben vedere, la proposta di legge già scaricabile dal sito della Camera dei Deputati consta di un articolato assai semplice con concetti di base: anzitutto, all’articolo 1, si stabilisce che la famiglia è ben altra cosa, non foss’altro perché – addirittura liberi dagli schemi di carattere valoriale o morale che dir si voglia – è l’unico istituto del quale lo Stato si preoccupa economicamente.
Nei DiDoRe, dunque, non vi è traccia della “reversibilità della pensione” che rappresenta, invece, uno dei capisaldi del PaCS (Patto Civile di Solidarietà) alla francese.
L’obiettivo dichiarato dai proponenti è quello di fare chiarezza tra i mille (inutili) registri comunali varati fino ad oggi in materia di unioni civili.
Non vi è citazione né distinzione tra i sessi dei contraenti, posto che di contraenti si possa parlare.
Il riferimento all’articolo 2 della proposta, infatti, relativamente all’individuazione dell’inizio della “stabile convivenza”, rimanda al decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 30 maggio 1989 (Approvazione del Nuovo Regolamento Anagrafico della popolazione residente) in cui, al primo comma dell’articolo 5, si specificava che “agli effetti anagrafici per convivenza s’intende un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune”.
Per andare poi avanti, al secondo, specificando che “Le persone addette alla convivenza per ragioni di impiego o di lavoro, se vi convivono abitualmente, sono considerate membri della convivenza, purché non costituiscano famiglie a sé stanti”.
Come si nota a occhio nudo, i DiDoRe partono proprio dai concetti alla base della “convivenza anagrafica” sancita dallo Stato nel 1989 e ripresa da alcuni comuni (Padova, ad esempio) con proprie delibere consiliari. In questo senso, essi potrebbero essere considerati un rafforzamento formale e sostanziale della semplice convivenza anagrafica, alla quale vanno ad aggiungersi tutti gli aspetti afferenti la reciproca solidarietà tra i conviventi.
Tant’è. Ad oggi le reazioni dal movimento gay non sono state molte. Di sicuro, senza voler smentire il gaudente ottimismo di Barani, non mancheranno spasmodici dibattiti, forse soprattutto nell’ambito delle associazioni gay più vicine alla sinistra, con relative confusioni.
A nostro giudizio, un punto – pragmatico e non ideologico – andrebbe approfondito: in materia di successione, fatti salvi il diritto vitalizio di abitazione per il convivente superstite nella casa di proprietà e la successione nel contratto di locazione, di cui agli articoli 5 e 6 della proposta di legge DiDoRe, occorrerebbe (quanto meno per parificare la convivenza omoaffettiva a quella eterosessuale potenzialmente procreatrice di figli legittimamente riconosciuti davanti allo Stato come eredi) riconoscere il valore morale specifico dell’unione omoaffettiva affinché, almeno post mortem, si possa beneficiare, come coppia che non si esaurisce in sé, del dettato in materia di successione legittima (non specificato nella nuova proposta di legge) di cui parla invece il Codice Civile italiano al Libro II, reinserendo quella “pregressa condizione personale” grazie alla quale due persone dello stesso sesso si sono amate per una vita, nel più grande contesto sociale e affettivo delle famiglie da cui esse sono originate o, quantomeno, nella “famiglia” più grande che è la nazione in cui sono vissuti, amandosi finalmente senza vergogna, anzi riconosciuti come una possibilità e non come una rara e innominabile eccezione.

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Leggi lo studio per una proposta di legge sulle Unioni Omoaffettive proposto da GayLib e sostenuto dall’associazione Libertiamo


Autore: Daniele Priori

Nato a Marino (Rm) il 27 marzo 1982. Giornalista, è segretario politico dell’associazione GayLib. Tra i primi tesserati dei Riformatori Liberali dall’autunno 2005, è tra i soci fondatori di Libertiamo. Collabora col “Secolo d’Italia” e con riviste locali e nazionali. E’ direttore di collana presso l’editrice Anemone Purpurea di Roma per la quale ha pubblicato, insieme a Massimo Consoli, il libro “Diario di un mostro – Omaggio insolito a Dario Bellezza”

2 Responses to “DiDoRe: il primo miracolo italiano del Pdl?”

  1. luca scrive:

    Daniele hai ragione, potrebbe essere il primo miracolo del Pdl, ma da laico, non credo ai miracoli, quindi aspetto l’approvazione di questa legge.
    Ritengo che sia il minimo ” sindacale ” per il riconoscimento delle coppie omoaffettive ma potrebbe essere il primo passo per un riconoscimento piu’ complesso e compiuto in futuro.

  2. Al scrive:

    Questa legge è aria fritta, una presa per il culo.

    Non c’è un riconoscimento pubblico, non c’è uno specifico registro, nè una dichiarazione davanti a un pubblico ufficiale, non è previsto nessun diritto di tipo economico come la reversibilità della pensione e non è nemmeno previsto il diritto di eredità del convivente(è solo previsto un misero diritto di abitazione e del contratto di locazione)…

    Quindi manca di tutto, c’è solo qualche misero riconoscimento di cose marginali.

    Però i primi 2 articoli dicono:
    ”1. Ai sensi degli articoli 29 e 31 della Costituzione, il
    riconoscimento della famiglia deve intendersi
    unicamente indirizzato verso l’unione tra due soggetti
    legati da vincolo matrimoniale.
    2. Alla famiglia, intesa ai sensi del comma 1, sono
    indirizzate, in via esclusiva, le agevolazioni e le
    provvidenze di natura economica e sociale previste
    dalle disposizioni vigenti che comportano oneri a carico
    della finanza pubblica.”
    Cioè non si riconosce nemmeno la famiglia di fatto come ”famiglia” e si esclude categoricamente che possano avere riconoscimenti di tipo economico come il diritto alla eversibilità della pensione.

    Quindi se questa misera legge venisse approvata invece di essere utile potrebbe essere pericolosa perchè una votla approvata potrebbe darebbe una scusante ai fondamentalisti cattolici che potrebbero dire ”ora basta avete la vostra legge sulle unioni civili ora non potete più richiedere nulla perchè avete già la vostra legge e i vostri diritti”.

    Ma questa legge non risolve praticamente nulla è una barzelletta che servirà solo a dare un alibi a chi non vuole riconoscere le unioni civili.

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