AUDIO – Nero, pro-gay, pro-choice, mercatista: il capo dei Repubblicani

– Michael Steele, cinquantenne del Maryland, è stato eletto a fine gennaio chairman del Republican National Committee. Come a dire: è il segretario del partito. E’ una rivoluzione per i repubblicani, che hanno scelto di affidare la gravosa “navigazione nel deserto” a questo avvocato nero e cattolico. Non sarà una partita facile la sua, costruire un partito nuovo e di nuovo attraente, che sappia rispondere “da destra” alla visione e alle suggestioni obamiane, evitando il rischio di una deriva “rural, conservative and white” del Grande Vecchio Partito. Onestamente, ad oggi non sappiamo nemmeno se a Steele sarà permesso di giocarla, la partita: i rischi di cadere sotto il fuoco amico non sono pochi.
E’ stato eletto da un mese e mezzo e c’è già chi chiede apertamente che si dimetta. Altri, sapendo che non lo farà, cercano di limitare i suoi margini di azione sottolineando come il chairman organizza il partito, ma non ne detta le opinioni. I più cattivi insinuano che Michael debba ringraziare solo il colore della pelle per il ruolo che ricopre.
Cosa avrà fatto di tanto grave il buon Steele? Semplice: in una bella intervista a GQ di metà marzo ha dichiarato di condividere molte delle istanze che stanno a cuore agli omosessuali e ha definito l’aborto una “scelta individuale”, esprimendo la sua contrarietà a pasticci costituzionali anti-abortisti.
Steele è un libertario pragmatico e non mischia le mele con le pere: è tanto a favore del riconoscimenti dei diritti delle unioni omosessuali quanto contrario al matrimonio gay. Insomma, la pensa come Nicolas Sarkozy, come Mariano Rajoy e – si parva licet – come la pensiamo dalle parti di Libertiamo.

Ci hanno provato a metterlo in difficoltà, chiedendogli se ritenesse l’omosessualità una scelta individuale come l’aborto: “Non puoi semplicemente dire una cosa del tipo ‘Domattina smetto di essere gay’. E’ come se dicessi ‘Domattina smetto di essere nero’”.

Evidente il trappolone: se consideri l’omosessualità una scelta, apri il campo a chi la considera una scelta sbagliata, una devianza, una tentazione in cui si può eventualmente cadere. Le critiche della destra religiosa sono piovute a centinaia, sono spuntati fantomatici ex gay pronti a giurare che sì, che froci si sceglie di diventare, che dipende da come si risponde alle tentazioni.

Un collega di partito, Ken Blackwell, suo avversario nella corsa a chairman, ha consigliato a Steele di rileggersi la Bibbia, la Costituzione americana, la piattaforma del partito. O di togliere il disturbo. Va bene tutto, ma chiedere un ripassino del testo sacro ad uno che è stato tre anni in seminario, ad un passo dal farsi prete, sembra troppo.

Steele, si diceva, è cattolico praticante. Di più, è cattolicissimo. Personalmente è contrario all’aborto, visto che – da figlio adottivo – è grato alla sua madre naturale di aver scelto di farlo vivere.

“I see the power of life in that – I mean – and the power of choice!”. Steele spariglia e rompe la dicotomia pro-choice e pro-life: “tu puoi scegliere la vita o puoi scegliere l’aborto”. Non c’è la scelta da una parte e la vita dall’altra. Ci sono le scelte individuali, che tali devono rimanere, secondo Steele, in base alle proprie convinzioni morali e religiose.

Rispetto ai democratici, i repubblicani credono da sempre in una versione più robusta di federalismo, con una severa limitazione del potere federale in favore di un maggior ruolo degli Stati. E Steele appare un vero repubblicano quando ritiene che il modo migliore per declinare il rispetto della scelta individuale sull’aborto e del riconoscimento dei diritti dei gay sia quello di lasciare agli Stati la competenza su tali materie e non di “imbrattare” la Costituzione. “In una società pluralista, dinamica – dice il chairman – ogni cinque anni tu potresti avere un dibattito costituzionale su qualcosa”. Cambi ogni volta la Costituzione?

“Io credo che gli Stati siano il miglior laboratorio, il miglior posto per prendere tali decisioni, perché essi riflettono la maggioranza della comunità nella quale una certa istanza viene sollevata.” Cinquanta stati, cinquanta legislazioni diverse, alcune più aperte, altre meno, tutte in “competizione” tra loro. Anche sui diritti civili e sull’aborto.

Gli hanno chiesto se i pro-choice abbiano cittadinanza nel partito repubblicano: “Noi siamo un partito “tendone” (big-tent party, ndr). Noi riconosciamo che ci sono visioni che possono divergere su alcune questioni, ma il nostro obiettivo è corrispondere, o cercare di rispondere, ad alcuni valori e principi fondamentali su cui concordiamo”.

Steele è un repubblicano doc anche sull’economia. D’altronde è diventato repubblicano grazie a Reagan. Ha tuonato contro i tre senatori repubblicani che hanno votato in favore del pacchetto di stimolo di Obama (suggerendo loro di sottoporsi ad elezioni primarie nei rispettivi collegi), ha ribadito che la sua strategia per la ripresa repubblicana è basta sui principi liberali classici e ha invitato il partito ad opporsi ad una politica economica a suon di debito pubblico.

Sembra proprio uno di Libertiamo, Michele Steele. E’ solo… più abbronzato.

Fonte Radioradicale.It Licenza 2.5 Ita


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

7 Responses to “AUDIO – Nero, pro-gay, pro-choice, mercatista: il capo dei Repubblicani”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    Figo questo Steele… non lo conoscevo.
    Vabbè che il RNC non conta molto…
    Il Foglio di solito “scopre” questi personaggi, ma evidentemente ora l’ordine di scuderia è di disegnare un’America sempre più religiosa e un personaggio come Steele non è funzionale ai disegni di Giuliano Ferrara.

  2. andrea asoni ha detto:

    Steele ha iniziato il suo lavoro alla RNC con un po’ di gaffes. Vediamo se sapra’ riprendersi nei mesi che vengono e dedicarsi al suo vero lavoro, che e’ quello di riorganizzare la macchina elettorale repubblicana e la raccolta fondi.

  3. Piercamillo Falasca ha detto:

    Sarà, ma a noi le opinioni espresse sembrano una bella rupture più che gaffe… :-)

  4. Alessandro Caforio ha detto:

    Piercamillo, domani pomeriggio ti chiamo per un’intervista per la radio. quando ti chiamo?

  5. Rosolino Mirabella ha detto:

    Adesso anche negli USA c’è chi saprà creare un partito aperto, tollerante e inclusivo e in continuo dialogo costruttivo e mai di scontro con le varie anime confessionali e non.
    La soluzione è semplice: non si potrà mai amare pienamente la propria patria se non si accetta che essa è fatta da donne e uomini con sensibilità diverse e sono proprio queste il motore che traina la società.

  6. Marco Faraci ha detto:

    Si possono anche non condividere nel merito alcune delle posizioni di Steele, ma non c’è dubbio che la sua presenza alla guida dell’RNC è una delle tante dimostrazioni di come il GOP sia un partito plurale all’interno del quale convivono e competono sensibilità politiche diverse.
    Non c’è dubbio che gli ultimi 10 anni abbiano visto uno slittamento degli equilibri interni al partito che si è allontanato dalle linee guida dell’era Reagan (libero mercato, governo limitato ed un approccio pragmatico ai temi civili).
    Ma al tempo stesso i Repubblicani USA hanno gli strumenti per poter ridiscutere la linea del partito e persolamente mi sento ottimista sul fatto che nel 2012 saranno in grado di presentare un candidato in grado di portare una sfida credibile a Barack Obama.
    Per quanto concerne la questione se l’omosessualità sia o meno una scelta, non ho personalmente una risposta e non so quale due possibilità risposte più al riparo gli omoessuali da eventuali sentimenti omofobi. Se è vero, infatti, che considerare l’omosessualità una scelta può consentire a qualcuno di sostenere che allora è una perversione, è anche vero che affermare che non è una scelta può consentire a qualcuno di sostenere che è allora una malattia…

  7. Luca ha detto:

    Mi piace Steel, soprattutto per la sua attenzione verso i diritti dei gay. Quanto all’aborto credo che non è mai una scelta facile e spesso è causata da gravi motivi. Credo che lo Stato debba aiutare quelle madri che vivono in una situazione di povertà ma che desiderano tenere il bambino e credo che comunque debba essere una libera scelta e la tanto discussa legge è perfetta in quanto ha debellato il fenomeno dell’aborto clandestino e diminuito il numero degli aborti rispetto a quando la legge non c’era. Chiusa la parentesi italiana, complimenti a chi ha nominato Steel. E’ stata un ottima scelta!

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