– Lontane dagli occhi dei “cittadini”, esistono vere e proprie fabbriche di cani randagi, che vanno a rifornire di carne sempre fresca i canili lager, generalmente imboscati nelle montagne e nelle campagne sperdute d’Italia.
Fabbriche di miseria e di sofferenza atroce che prosperano al centro/sud come al nord; coinvolti migliaia di nuovi cuccioli che ogni anno diventano randagi. Senza colpe, se non quella di essere nati. Fabbriche con fonti di guadagno sicure, per molti criminali che fanno affari con le istituzioni: con una mano prendono dai Comuni i soldi per l’accalappiamento, il mantenimento e lo smaltimento degli animali; con l’altra sono generosi con veterinari, direttori sanitari e Asl compiacenti che certificano la “regolarità” di questi luoghi.

E’ ovvio che l’interesse di tutta questa bella gente è che il numero dei randagi aumenti sempre di più, in modo da incrementare il business. Perchè questo avvenga basta non fare sterilizzazioni tra i randagi esistenti, e presto il loro numero è decuplicato.

Gli animali, non ricevendo cibo nè cure si ammalano presto, e dopo aver fruttato per il “mantenimento” fruttano anche da morti per lo smaltimento. Quando la “merce” scarseggia, ovvero non si trovano randagi veri e il guadagno è fermo, la soluzione per riempire le gabbie dei lager è rubare gli animali di proprietà.

Il traffico di cani probabilmente sta in uno dei gradini più bassi della malavita organizzata, ma le sue grinfie arrivano molto in alto perchè, oltre a rendere in maniera sicura, gli animali non possono testimoniare in un processo quindi la scarsità di rischio giuridico è evidente.

Qualunque essere senza né arte ne parte, ma con le parentele/amicizie giuste può prendere un terreno, mettere un po’ di gabbie e recinti, e farlo diventare un posto degli orrori, regolarmente sovvenzionato e protetto tramite connivenze con i potenti della zona.

Eppure questi buchi infernali, a volte irraggiungibili, sono posti di cui nella zona si sa tutto. E si tace per paura.

Ma se qualcuno trova il coraggio di denunciare, a mettere a posto le cose ci sono sempre i medici veterinari o i direttori sanitari figli di pinocchio, che nelle ispezioni della Guardia forestale o dei Nas dichiarano “sono entrati che erano già così” per i cani in cattive condizioni; “qui vivono molto bene”, anche se stanno in 300 a sbranarsi in una gabbia; “sono morti perché erano malati o aggressivi”, quando migliaia di carcasse affiorano dal terreno.

Tra i controllori alcuni non ci credono, e lottano fino in fondo perché questi orrori abbiano una fine. Ma anche tra di loro purtroppo c’è chi crede alle bugie, nonostante lavori come agente di pubblica sicurezza o giudice. Pensano che all’infuori di un piccolo paese, in fondo nessuno lo verrà mai a sapere.