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Per Baget Bozzo lo Stato etico è quello liberale

– Nella sua lettera teologico-politica pubblicata oggi dal Foglio Gianni Baget Bozzo ribalta sulla Consulta l’accusa che il presidente Fini aveva rivolto nei confronti delle Camere, e ravvisa i rischi dello Stato etico non già in una legislazione “precettistica”, ispirata agli orientamenti morali e religiosi prevalenti tra i legislatori, ma nell’idea stessa che nel sistema istituzionale, cioè nelle norme costituzionali e nei checks and balances tra i poteri dello Stato, siano posti dei limiti all’onnipotenza legislativa del Parlamento.
A prendere sul serio le tesi di Baget Bozzo bisognerebbe concludere che la forma perfetta dello Stato etico è quella disegnata dal costituzionalismo liberale, che si preoccupa di evitare – proprio ponendo dei limiti invalicabili all’esercizio del potere legislativo – che l’uscita dallo “stato assoluto” comporti l’entrata in una “democrazia assoluta” e che alla “tirannia del sovrano” si sostituisca “la tirannia della maggioranza”. Insomma, per Baget Bozzo lo stato etico coinciderebbe con quello liberale e con la sua pretesa di distinguere non solo Stato e Chiesa, ma anche diritto e morale.
Dunque lo Stato “non etico” coinciderebbe con quello che pone strumenti giacobini al servizio di ideali vandeani, che usa la retorica di Robespierre per sostenere un programma neo-legittimista, che subordina la libertà morale, civile e religiosa dei cittadini ai capricci di un Parlamento “misticamente” ispirato e pronto, alla bisogna, a teorizzare un ritorno all’alleanza tra il trono e l’altare contro i pericoli del relativismo etico.
Scrive esplicitamente Baget Bozzo: “le istituzioni divengono così un limite alla democrazia, una riduzione del suo potere di affrontare decisioni ultime sulla base dell’unica legittimità possibile: quella del consenso popolare”.
Lasciamo da parte la questione, tutt’altro che marginale, della reale esistenza di un consenso maggioritario attorno a decisioni – sulla procreazione assistita, come sul fine vita – su cui è assai dubbio che il Parlamento abbia interpretato e interpreti gli orientamenti prevalenti dell’opinione pubblica. Ammettiamo pure che questo sia vero: ma basta questo a legittimare qualunque decisione pubblica relativa a comportamenti che, proprio dal punto antropologico (per usare una parola cara ai teo-con), hanno una realtà irriducibilmente individuale, e non collettiva, personale e non politica?
A garantire della qualità liberale di una legge non può essere, come ha oggi sostenuto Schifani, il fatto che essa sia stata approvata con una grande e trasversale maggioranza, dopo un’approfondita discussione parlamentare e con un ampio ricorso al voto segreto. Di una legge contano le conseguenze sulla libertà dei cittadini, non le intenzioni dei legislatori.
Se a giustificare la legittimità di una norma bastasse il principio del consenso e non servisse un diverso fondamento di natura “costituzionale” bisognerebbe inchinarsi dinnanzi alle decisioni di un Parlamento sovrano che stabilisse, per ragioni o interessi di ordine collettivo, la discriminazione terapeutica dei disabili o l’eutanasia coatta dei malati terminali. Provi a spiegare chi la pensa come Don Gianni perché, in nome del rispetto assoluto dovuto al legislatore, occorrerebbe indignarsi per la decisione di negare ad un malato una cura che questi richiede e invece plaudire alla scelta di infliggere ad un malato un trattamento sanitario, senza il suo consenso e contro la sua volontà.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

8 Responses to “Per Baget Bozzo lo Stato etico è quello liberale”

  1. Alessio ha detto:

    Se un Parlamento di sinistra espropriasse Berlusconi delle sue televisioni o dei suoi averi o lo costringesse a svenderli il suo atto sarebbe (giustamente) giudicato liberticida. Perché un Parlamento che espropria i cittadini della proprietà della loro vita e delle loro scelte di cura sarebbe invece “democratico”? Perchè un Parlamento che condanna alcune donne a non potere avere figli e altre a rischiare costantemente parti plurigemelllari sarebbe da difendere in nome della democrazia?

  2. filipporiccio ha detto:

    @Alessio

    La risposta è nell’articolo: perché un parlamento può essere contemporaneamente democratico (legislare nel senso voluto dalla maggioranza) e illiberale (legislare contro la libertà dei cittadini).

  3. filipporiccio ha detto:

    E quindi, visto che oggi vale l’equazione “democratico=buono”, per le politiche democratiche ma illiberali si può usare l’etichetta più conveniente per difenderle o condannarle secondo la convenienza.

  4. Non sempre la democrazia è liberale. Anzi, la democrazia e’ spesso la DITTATURA DELLA MAGGIORANZA

  5. Alberto Scarcella ha detto:

    Che è quasi sempre composta di ignoranti o di lobotomizzati di sinistra.

  6. Alberto Scarcella, io non sono di sinistra, anche se l’ho votata ultimamente perché i Radicali erano col PD, ma ti voglio chiedere: e gli ignoranti e lobotomizzati che votano per Berlusconi dove li metti?
    Ma voi veramente credete che il PDL sia “liberale”? E’ una domanda seria la mia, a cui vorrei mi rispondeste in modo serio

  7. Alberto Scarcella ha detto:

    No non credo assolutamente che sia un partito liberale. Almeno, non credo che i suoi membri di cultura liberale riusciranno mai a trascinare il resto del partito, essendo molto pochi rispetto agli altri.
    Per quanto riguarda i lobotomizzati ce ne sono sicuramente un sacco che votano per Berlusconi, e danno il loro voto proprio a lui, in quanto attratti dalla sua retorica da venditore porta a porta, non già dai principi che il PDL dovrebbe rappresentare. Ma a differenza dei lobotomizzati che si definiscono comunisti o socialisti quelli che votano per il PDL non credono di avere la verità in tasca e votano a destra nell’intento di rivendicare PER SE STESSI libertà e diritti, sperando di sottrarsi alla volontà della maggioranza, che per tradizione significa masse popolari ignoranti e molto poco consapevoli, facili prede dei capetti arringatori.
    E la mentalità dei sinistri consiste proprio nel considerare il numero legittimazione automatica di qualsiasi decisione. A parte il puro mondo dei sogni in cui questa gente vive, perchè la realtà è molto più complessa e contraddittoria, ma non c’è bisogno che te lo spieghi io…È che questa gente non concepisce proprio il sentimento egoista consistente non tanto nel voler prevaricare il prossimo a proprio vantaggio, cosa che noi liberali e libertari in primis condanniamo, indipendentemente dalla legge vigente, ma anche il semplice egoismo inteso come prendersi cura di se stessi non è accettato nè tollerato da coloro che amano la cultura collettivista, il socialismo, il komunismo.

    Per me sarebbe una bellissima cosa se in Italia sorgesse un partito liberale sulla scia del GOP americano, magari dall’unione di radicali, riformatori liberali, PLI…è che queste persone purtroppo, prima che amanti della libertà sono politicanti. E i politicanti troppo pieni di sè non sanno andare daccordo, finendo per litigare a causa di divergenze minime, e per distruggere un progetto valido frammentandolo in tanti micropartiti che non conteranno mai un cazzo di fronte ai colossi della cultura popolare che fanno il pieno di consensi.

    Prima di poter cambiare lo stato delle cose e abbattere una volta per tutte la logica perversa della maggioranza è necessario assecondarla un ultima volta.

  8. come vedi, caro Alberto, i problemi non vengono solo da sinistra…
    che voi sappiate, Benedetto si candida alle Europee? O qualcuno di Libertiamo sara’ candidato a Roma e nel Lazio?

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