La lettera: Perché “liberterò” a Parigi per la signorina Thatcher.

– Ho il piacere di informare gli amici di Libertiamo e di Libertiamo.it di avere accettato l’invito del partito francese Alternative Libérale ad essere presente nelle sue liste in occasione delle prossime elezioni europee.
L’ho fatto innanzitutto perché lo ritengo coerente con lo spirito di Libertiamo, che è quello della sfida all’immobilismo culturale e della ricerca di spazi di discussione e di agibilità politica per le posizioni liberali.
In questo senso mi riconosco pienamente nel concetto di “libéralisme grand angle” – di liberalismo a tutto tondo – della lista per la quale ho scelto di impegnarmi. Un liberalismo che abbracci tanto i temi economici e fiscali, quanto le questioni delle libertà civili.
Ma tra le ragioni che mi hanno spinto ad accettare questa scommessa vi è indubbiamente anche il taglio “di rottura” che Sabine Herold, la giovanissima capolista, sta imprimendo alla campagna – il suo coraggio di mettere in discussione molti dei luoghi comuni e degli assunti della vulgata statalista.
La Herold ha solo 27 anni, ma è ben nota ai media francesi e non, al punto da essersi da tempo guadagnata l’appellativo di “signorina Thatcher”. Ha già alle spalle, malgrado l’età, una significativa storia di attivismo politico – dalla creazione del movimento “agit-prop” Liberté Chérie alla manifestazione contro gli scioperi ed a favore delle riforme che organizzò e guidò nel 2003 mobilitando 80 mila persone nelle strade di Parigi, fino alla recente ascesa alla guida di Alternative Libérale.
Per ragioni non solo anagrafiche, ma anche di sensibilità culturale, Sabine Herold incarna a mio parere la freschezza delle idee e delle soluzioni liberali.
Se il “vecchio liberalismo” di venti o trenta anni fa era più che altro un’espressione di élites borghesi moderate interessate al mantenimento della quiete sociale, la nuova generazione di liberali che sta prendendo piede nell’era di internet e della globalizzazione ha una fisionomia alquanto diversa.
Si tratta in gran parte di giovani che sono ben coscienti di non potersi permettere, al contrario forse dei liberali di una volta, la difesa dello status quo. Sono studenti o lavoratori al primo impiego che sanno che la loro unica speranza di successo risiederà nella propria capacità di sparigliare le carte, di riaprire i giochi in una società ingessata che tutela gli “insider” e che premia l’anzianità più della capacità, la rendita più del merito.
Questa è la ragione per cui il liberalismo di oggi non può essere un liberalismo di conservazione, bensì deve avere una chiara vocazione riformatrice.
Il contributo che cercherò di portare nelle prossime settimane sarà senza dubbio in questa direzione, ma al tempo stesso sono determinato ad affrontare – come ritengo proprio in un’occasione di un’elezione per il parlamento continentale – le questioni relative alla dimensione europea ed al corretto ruolo che dovrà avere nei prossimi anni la costruzione comunitaria.
Da questo punto di vista la mia decisione di propormi candidato in un paese diverso all’Italia, con le connesse difficoltà legate alle attuali normative elettorali, rappresenta in sé un elemento di contributo politico al dibattito – intendendo superare la concezione delle elezioni europee come mero test interno in vista delle successive elezioni nazionali.
Alle elezioni europee occorrerà parlare soprattutto della sfera continentale, non tanto nell’ottica di un pronunciamento semplificato a favore o a sfavore dell’Europa, ma soprattutto con l’obiettivo di scegliere a quale concetto di Europa intendiamo aderire, tra i molti possibili. Se ad esempio ad un’Europa vista come un superstato accentratore, protezionista e regolamentatore, oppure al contrario ad un Europa intesa come un framework economico-giuridico che a partire dalla difesa dei diritti fondamentali degli individui e della libertà di mercato sostenga le basi di una società libera e prospera.
In un momento storico in cui il continente è attraversato da un’onda di ritorno statalista e interventista è indispensabile che chi sostiene prospettive politiche liberali abbia la forza di caricare il dibattito delle prossime elezioni continentali di un’effettiva valenza culturale e valoriale.
Non c’è dubbio che nella società occidentali sia presente una rinnovata richiesta di intervento pubblico. I cittadini sembrano impegnati da qualche tempo in un un generalizzato “panic selling” delle libertà economiche al punto da conferire vere e proprie deleghe in bianco ai rispettivi governi per “risolvere la crisi”.
E’ altrettanto vero, tuttavia, che la teoria economica liberale che nella seconda metà del ventesimo secolo ha consentito la graduale confutazione della concezione keynesiana offre un robusto armamentario concettuale per ricondurre nei giusti binari la disamina dell’attuale congiuntura economica.
Occorre tuttavia saper affrontare senza complessi la cruciale battaglia culturale in atto ed essere in grado di declinare nelle questioni fondamentali che toccano quotidianamente i cittadini – lavoro, mobilità sociale, potere di acquisto, sicurezza del risparmio – una difesa rigorosa del concetto liberale di libertà.
E’ l’obiettivo che mi propongo in questa mia campagna politica transfrontaliera con Sabine Herold e con gli altri amici di Alternative Libérale.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “La lettera: Perché “liberterò” a Parigi per la signorina Thatcher.”

  1. Enrico ha detto:

    In quanto studente di politiche europee, sono propenso a ritenere che lo sviluppo dell’Unione Europea debba andare verso il delineamento di un “quadro” normativo-legislativo che persegua il la libertà degli scambi, intra e infra comunitari, con il rispetto delle rigorose normative che si confanno alla nostra cultura, e con un occhio di riguardo anche ai diritti civili e sociali che derivano dalla nostra cultura europea.
    D’altro canto, però, sono convinto che in questo quadro di apertura dovrà essere posto un accento sulle entità regionali, perchè saranno le regioni, nell’ambito della globalizzazione, a diventare i presidi delle singole identità presenti nell’Europa; non a caso, se si volge lo sguardo verso l’attuale situazione istituzionale, stiamo andando verso uno spinto fenomento di devoluzione verso gli organi regionali: Germania, Spagna, Belgio, e persino le granitiche Gran Bretagna e Francia. L’Italia, la patria dei medievali poteri comunali e dalle forti identità locali, non può essere da meno.

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