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Quale Pdl frequenta Formigoni?

– Formigoni è un ottimo presidente di Regione, un campione di buon governo, capace di riforme-modello per l’intero Paese (pensiamo alla sanità, alla scuola, alle politiche infrastrutturali) e di una visione del futuro che farebbe molto bene a tanti suoi colleghi di destra e di sinistra, in primis quelli meridionali.

Siamo portati a credere che, giustamente e comprensibilmente, con i suoi elettori Formigoni parli dei problemi dell’economia lombarda e dei servizi che la Regione offre ai cittadini.
Nutriamo però un sospetto: che il Governatore, nella sua attività quotidiana, non abbia mai avvertito la necessità di “tastare” il polso dell’opinione pubblica e dell’elettorato del Pdl sui temi civili, sulla procreazione assistita, sul testamento biologico, più in generale sulla questione della fine della vita.

Se lo avesse fatto, Formigoni non apostroferebbe come “piccola minoranza” la quota di elettori del Pdl che ritiene che ogni cittadino, a cui la Costituzione riconosce il diritto di rifiutare un trattamento sanitario quando è cosciente, abbia un uguale e inalienabile diritto a stabilire che il medesimo trattamento non gli venga praticato nel caso in cui si trovasse in stato di incoscienza.

Un sondaggio della Crespi Ricerche per Libertiamo ci ha rivelato che il 70,9 per cento degli elettori del Popolo della Libertà la pensa così. Ancora: non una “piccola minoranza”, ma la maggioranza relativa (il 47,5 contro il 45,2 per cento) di chi vota per il Pdl ritiene che un medico non possa avere il diritto assoluto di imporre a un paziente un qualunque trattamento sanitario per salvaguardare la sua vita o la sua salute. Un altro sondaggio, questa volta di Renato Mannheimer, pubblicato qualche giorno fa dal Corriere della Sera, dovrebbe far riflettere: sulla possibilità o meno di fermare le cure tre quarti degli italiani sono per la libera scelta del paziente. Tra i cattolici si dichiara favorevole il 55 per cento.

Come ha riconosciuto Gianfranco Fini sabato scorso, questa posizione è probabilmente minoritaria nell’attuale “nomenclatura” del Pdl. Ma non lo è nel “popolo della libertà” propriamente detto. Insomma, detto cordialmente, non sappiamo quale Pdl frequenti il presidente della Lombardia, al quale ci uniscono più cose di quelle che ci dividono: sull’economia, sul referendum elettorale, sulla voglia di primarie.
Ma su quelle che ci dividono, non saremmo mai tanto tracotanti da definire “piccola minoranza” le sue rispettabili posizioni.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Quale Pdl frequenta Formigoni?”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    Lo so io quale Pdl frequenta Formigoni: Comunione e Liberazione, Opus Dei e affini…
    Però sulla Lega ci sta andando giù duro e fa bene…

  2. Giovanna ha detto:

    Buona domanda. Quale PdL? Forse quello descritto da una firma autorevole in questo articolo

    http://www.magdiallam.it/node/691

  3. marco ha detto:

    verrebbe da fare la domanda inversa ( lasciamo perdere i sondaggi ): quale pdl frequentano “i liberali del pdl” ? lo stesso pdl della decretazione d’urgenza per il caso englaro ? il pdl di giovanardi ( o fini-giovanardi, così fini non dimentica il suo passato prossimo ) e il giro di vite sulle droghe ? o il pdl dell’accorpamento alitalia-airone-fiumicino, per garantire concorrenza e “libertà di scelta” al consumatore. è incredibile quante cose si trovino senza nemmeno parlare di tremonti :)

    non solo: comunione e liberazione è un movimento bipartisan, però visto che ci piacciono tanto le percentuali chissàin quale partito si annida la maggior parte dei CLini politicanti …

    poi personalmente non ho mai capito come si coniughi un eventuale “liberalismo” di forza italia ( cosa che fa ridere solo da leggere, vista la presenza schiacciante di ex-DC, ex-PSI ed ex-PCI ) con l’allegra storia dell’informazione italiana e le sei reti televisive: “la concorrenza è sacra, però se non c’è va bene anche il monopolio” ?

    se a sinistra s’è ammalati di eccessivo antiberlusconismo e si è a corto di idee si può anche dire che essere liberali nel pdl è molto probabilmente un precursore di schizofrenia.

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