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Innovazione: meno regole per la rete

– “Internet ha bisogno di più banda larga” così scrissi in un mio commento apparso sul Sole 24 Ore dello scorso settembre, in occasione del dibattito sul Pacchetto Telecom che coinvolgeva Parlamento e Commissione Europea. Finalmente, dopo mesi passati tra emendamenti ideologici e interpretazioni politiche, il documento finale è sul tavolo del Commissario, pronto per l’iter parlamentare. La regolamentazione di Internet, e quindi le modalità con cui i fornitori di accesso alla rete (ISP) gestiscono i dati prodotti e veicolati in rete dagli utenti, è tra i vari temi quello, a mio avviso, centrale. Esso non solo concerne il futuro della rete, e quindi dell’informazione, ma più in generale dell’innovazione e dell’evoluzione delle nostre economie, In discussione c’è una proposta chiara quanto controversa: la regolamentazione.
La “neutralità della rete” è l’idea per cui tutti i dati scambiati sono da considerarsi uguali, senza discriminazioni. Per i suoi sostenitori chi fornisce accesso a Internet non potrà applicare regole o tariffe diverse a seconda del tipo di informazione che l’utente processa in uscita o entrata. Così per esempio, un file audio scaricato da un ragazzino deve essere considerato uguale al pacchetto di informazione video scambiato da un gruppo di medici durante un’operazione in telemedicina. Il medico “dovrebbe” avere accesso alla stessa porzione di banda del professionista. Fin qui tutto bene. Ma cosa succederebbe se il traffico fosse intenso e la banda a disposizione limitata? Il ragazzino vedrebbe il proprio download rallentare senza ripercussioni tragiche, mentre l’operazione del medico potrebbe essere messa a repentaglio con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.
Ho sostenuto in diverse occasioni pubbliche, e lo ripeterò anche qui, che il “principio di neutralità è teoricamente sacrosanto, perché si fonda su principi di equità e libertà”. La realtà purtroppo però è diversa e ci dice che la banda a disposizione può scarseggiare, è tanto più limitata quanto maggiore è il numero degli utenti che la utilizzano e delle attività che questi svolgono. E’ come per le strade: anche nella “dura realtà” dei trasporti, si sono dovute stabilire corsie preferenziali, di emergenza, rotonde (tanto di moda oggi), semafori, esenzioni o pedaggi calibrati sul tipo di veicolo. Più siamo, più troviamo nella rete una risorsa di crescita economica, sociale e culturale, ma anche alti rischi di congestionamento e un sempre maggiore bisogno di connessioni veloci. Ci vuole più banda certamente, e servono infrastrutture migliori. Serve soprattutto una migliore gestione della rete, che permetta a chiunque di “circolare” secondo le proprie esigenze, necessità, e perché no, urgenze. Non dobbiamo dimenticare la questione della sicurezza, o cyber security. Come per la circolazione stradale, anche la rete comporta dei rischi, di varia natura, che possono avere conseguenze spiacevoli per la nostra persona o le nostre attività produttive. I “pirati della rete” non sono molto diversi dai pirati della strada, anche se tra i primi, qualcuno si dice motivato da un obiettivo ideologico. La sostanza cambia poco.
I sostenitori della “neutralità” la fanno facile. Invece il problema è molto serio e deve essere risolto al più presto se vogliamo restare collegati con l’arena globale e assicurarci innovazione per il futuro.
La domanda di banda larga sta crescendo a velocità esponenziale. Nel 2007 il solo sito YouTube ha generato traffico pari a quanto fatto dall’intera Internet nel 2000. La sfida è certamente quella di concedere ad un numero sempre maggiore di utenti l’accesso a reti tecnologicamente avanzate, possibilmente a basso costo: ma è sempre da queste reti che dipende l’innovazione e la potenziale crescita sociale ed economica del paese. Dalla banda larga dipende lo sviluppo di conoscenze, servizi e strumenti per le imprese, i professionisti e i ricercatori, dipende la nostra stessa salute. La telemedicina sarà sempre più rilevante, come il telelavoro, che rivoluzionerà finalmente l’organizzazione del lavoro, tuttora ancorata a logiche di economia industriale aiutandoci anche a ridurre inquinamento e traffico. O ancora, lo studio a distanza, che aiuterebbe a migliorare il basso livello di specializzazione dei nostri giovani e ad aggiornare il personale pubblico e amministrativo.
Il potenziale della rete è immenso ma, per poterlo sfruttare al meglio e in tempi brevi, professionisti, imprese, ricercatori e studenti hanno bisogno della banda larga. Come per il traffico sulle strade, anche Internet ha i suoi momenti di punta che, se non gestiti adeguatamente, possono causare un “intasamento”, cioè la paralisi del flusso delle informazioni, e magari impedire il passaggio di servizi vitali. La soluzione finora adottata da molti, di differenziare l’informazione assegnando, per esempio, maggiore banda ad un utente che sta inviando dati sanitari rispetto ad uno che invia email indesiderate o scarica file illegali, ha avuto successo. Ma questo modo di operare non piace ai sostenitori della “neutralità”, che sembrano essere in parecchi, soprattutto a Bruxelles dove amano particolarmente regolamentare tutto, ora anche Internet. Questo non sarà un modello teoricamente perfetto, ma fino ad oggi ha permesso a centinaia di milioni di utenti di accedere a Internet, sviluppando conoscenze e una quantità infinita di nuove attività, oltre a permettere a regioni arretrate di muovere verso maggiore sviluppo, prosperità e alfabetizzazione.
Il tentativo di regolamentare la “neutralità” della rete è, a mio parere, una bella e inutile illusione. Non aiuterebbe a portare alcun concreto miglioramento al fabbisogno di infrastrutture di cui Europa e Italia hanno urgente necessità. Non aiuterebbe nemmeno a ridurre i costi per i consumatori. Non facciamoci abbagliare da facili promesse, irrealizzabili, e pensiamo a cose concrete: l’Italia e l’Europa hanno bisogno di reti più ampie e veloci che consentano ad un numero sempre maggiore di utenti di navigare a basso prezzo, ma senza danneggiare i servizi essenziali per la crescita, la competitività e la civilizzazione.


Autore: Pietro Paganini

Professore Aggiunto presso la John Cabot University. E’ stato Ricercatore presso la LUMSA di Roma. Ha ricoperto la posizione di Ricercatore e Visiting Lecturer presso la Karlstad University (Svezia). Ha conseguito un Dottorato in Comunicazione e Organizzazioni Complesse. Pietro è board member della European Privacy Association, dell'Istituto Italiano Privacy e di BAIA-Network (Italian chapter). E' co-fondatore e partner di Competere - Geopolitical Management - studio di consulenza con sede a Washington DC. Pietro è stato Vice Presidente dei Giovani Liberale Europei dell'ELDR (LYMEC) dal 2004 al 2008.

One Response to “Innovazione: meno regole per la rete”

  1. Alessandro Caforio ha detto:

    Purtroppo l’UE ha recentemente ridotto gli inestimenti sulle infrastrutture http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=111316

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