È finito un congresso eccezionale, inizia un partito normale

– Perfino Giuliano Ferrara, nel descrivere l’epopea di una leadership che si è fatta messianica, prima che carismatica, e che è riuscita a “creare”, come dal nulla, un popolo e una comunità politica e umana, ha dovuto prendere atto che con la fondazione del Pdl il berlusconismo volta pagina. E la volta nella direzione di quella normalità politica per cui Berlusconi prova diffidenza e non passione e che – prevede Ferrara – diventerà la sua croce.
Il quindicennio berlusconiano che va dalla discesa in campo al predellino, cioè il massimo dell’anomalia e dell’eccezionalità politica, si conclude con la costruzione di un partito condannato, presto o tardi, a diventare normale: assai più normale di quanto preveda il suo statuto (con le sue norme transitorie e derogatorie concepite con ogni evidenza per l’oggi, ma non per il domani); assai più normale di quanto non dica la sua dialettica politica, fino al congresso inevitabilmente concentrata sulla ricerca degli equilibri interni, e dopo il congresso destinata a dispiegarsi più liberamente e anche, se necessario, più duramente sulle scelte di fondo e sui contenuti dell’azione di governo.
Chiunque guardi con realismo alla situazione sa che tanto oggi il Pdl è legato alla leadership di Berlusconi e alla sua capacità di tenuta politica ed elettorale, tanto in prospettiva dovrà fare affidamento a criteri di formazione, legittimazione e selezione delle issues politiche e della classe dirigente diversi da quelli che hanno contrassegnato il quindicennio berlusconiano.
Dopo il leader eccezionale che ha “prodotto” un partito, la sua piattaforma politica e la sua immagine, occorre un partito normale che impari a “produrre” leadership, idee e valori secondo schemi e modalità di verifica diverse. A dirla tutta, il Pdl arriverà pronto all’appuntamento del “post-Berlusconi” solo se la costruzione di un partito normale (aperto, competitivo, dialettico e inclusivo) in questa difficile legislatura procederà in parallelo al consolidamento della leadership berlusconiana sul piano del governo, divenendo progressivamente in grado anche di alimentarne l’azione e orientarne le scelte.
In questo quadro, è evidente che Fini, senza rappresentare oggi un’alternativa a Berlusconi, rappresenta in prospettiva un’alternativa al berlusconismo e, in misura ancora più netta, all’idea di eternizzarne il modello archetipico, pensando che questo possa sopravvivere al suo protagonista ed incarnarsi, per miracolo, in un qualche suo “successore delegato”.
L’intervento di Fini al congresso del Pdl può considerarsi una sorta di prima “prova tecnica di trasmissione” dell’idea di partito che il Presidente della Camera vuole promuovere all’interno del Pdl. Ed è un’idea scandalosamente normale. Per questo ha fatto così rumore e impressione in un congresso che suggellava gli indubbi e straordinari successi a cui l’eccezionalismo berlusconiano ha saputo condurre il centro-destra italiano.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “È finito un congresso eccezionale, inizia un partito normale”

  1. Giorgio ha detto:

    Secondo me tra Fini e Berlusconi si arriverà allo scontro, perché il Cavaliere non vorrà passare il testimone al suo maggiore concorrente interno (o a Tremonti), ma vorrà scegliere lui tra le leve più giovani il premier del centrodestra, che governerà quando lui andrà al Quirinale.

  2. Ghino di Tacco ha detto:

    Difficilmente il potere di un leader può arrivare fino alla nomina del proprio successore…

  3. Enrico ha detto:

    In una logica di sistema di tipo incrementalista, è difficile pensare che quella forma di cooptazione, a cui finora ci ha abiutati Berlusconi, possa rimanere l’unico metodo di selezione della classe dirigente; gli elettori, prima o dopo, farebbero pagare amaramente tale scelta. Ecco perchè è il caso di iniziare ad innestare logiche selezionatrici differenti, che non siano le finte primarie già preconfezionate, ma che passino attraverso la nascita e la crescita di una classe politica emergente dal territorio. Gli elettori premieranno sempre di buon grado amministratori, assessori, sindaci che hanno inciso positivamente nella loro realtà; e nella Lega già si sono accorti di questo.

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