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Gianfranco Fini: un messaggio “autorevole” per il futuro del Pdl

E’ a un presente nel quale si deve costruire il futuro, il futuro della destra e dell’Italia, che ci ha richiamati Gianfranco Fini con il suo discorso al congresso del Popolo delle libertà. Il presidente della Camera ha esplicitamente individuato per il Pdl una “missione strategica”, per “alimentare una speranza collettiva”, “offrire un grande sogno”. Con il linguaggio che caratterizza i grandi discorsi dei leader internazionali, ha parlato alle menti ma anche voluto creare quella emozione che scaturisce dal sentimento di appartenenza ad una grande impresa. Fini non si è tanto soffermato sul consenso e il potere dei quali gode oggi il partito guidato da Silvio Berlusconi; piuttosto si è preoccupato di individuare le sfide alle quali il Pdl dovrà rispondere per l’”Italia che verrà”: la qualità della democrazia, la qualità di vita degli italiani, la tenuta della comunità nazionale.

La qualità della democrazia è qualità delle sue istituzioni e per realizzarla è  giunto il momento di aprire finalmente una grande stagione costituente che ponga fine alla transizione mai completata: qui Fini ha introdotto una riflessione che non ha sempre ampio spazio nel centrodestra, ovvero quella della necessità di una modernizzazione della nostra Costituzione in una prospettiva di sistema, non limitata a interventi parziali come quelli, pur importanti, sui regolamenti parlamentari. Non è dunque casuale il riferimento che ha fatto al referendum elettorale, che se vinto imprimerebbe una spinta importante al bipartitismo e che il governo, per accontentare la Lega, sta di fatto cercando di boicottare negando l’ election day.

Il presidente della Camera ha anche indicato con realismo le difficoltà in cui si dibatte il paese (particolarmente crudo ed efficace è stato il suo sguardo sul meridione), richiamando la comunità nazionale alla necessità di una serie di “patti” che coinvolgano tutti, il patto tra generazioni, il patto tra capitale e lavoro e quello tra Nord e Sud, al fine di costruire un vero welfare delle opportunità, di realizzare una distribuzione più giusta della ricchezza e di ripristinare una efficace presenza dello Stato laddove si registra la drammatica mancanza di legalità e di infrastrutture.

La comunità nazionale, dunque, ha costituito un punto di riferimento importante del discorso di Fini, che ad essa però non si è riferito con accenti “sostanzialisti” o “comunitaristi”, ma piuttosto con accenti da destra storica (ha ricordato che tra breve si festeggeranno i 150 anni dell’unità d’Italia, chi lo fa più?), da destra repubblicana. Da destra storica laddove ha ricordato accanto alla cultura dei diritti l’etica del dovere e l’importanza dell’educazione civica, elementi cruciali per una comunità che deve necessariamente aprirsi ai nuovi arrivati e farne dei cittadini leali. E proprio il tema dell’immigrazione e dell’integrazione è stato svolto dal presidente della Camera in sintonia con l’approccio repubblicano, per il quale l’appartenenza alla comunità nazionale passa attraverso la condivisione dei principi e delle regole fondamentali e non ha basi etniche o religiose. E a questo proposito di grande significato è stato il riferimento – anche questo ormai non molto frequente nel dibattito pubblico – al ruolo della scuola e dell’educazione nel processo di socializzazione e educazione alla cittadinanza.

Liberale e repubblicana è anche l’idea, sulla quale Fini ha voluto soffermarsi, della laicità dello Stato, che non è un principio ostile alle religioni, bensì un principio – ben chiaro anche ai “cattolici più avveduti” – di separazione tra le due sfere dello Stato e della Chiesa e che si pone innanzitutto come “garanzia anti-ideologica”. Ed è la sua fedeltà a questa idea che gli ha evidentemente consentito la critica coraggiosa al disegno di legge sul testamento biologico approvato in Senato e di ricordare che quando una legge impone un precetto, lo Stato più che laico diventa “etico”; parole nette e libere che non si odono spesso all’interno del Popolo delle libertà.

Riforme istituzionali “di sistema” e referendum elettorale, crisi economica, immigrazione e integrazione, laicità e testamento biologico: affrontando questi temi Fini ha voluto anche sottolineare l’importanza del dibattito all’interno del partito, la necessità di trovare soluzioni efficaci e ragionevoli attraverso il confronto, mentre forse troppo spesso  si elaborano risposte e si prendono provvedimenti  (talvolta perché trascinati dalle pressioni degli alleati) che perdono di vista principi importanti, come il rispetto per la dignità delle persone, come nel caso della norma – indirettamente richiamata da Fini – che consente la denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici.

Un grande politologo di origine tedesca Carl Joachim Friedrich, aveva suggerito una connotazione del concetto di “autorità” tanto originale quanto affascinante, definendolo una qualità della comunicazione, una comunicazione dotata di “un tipo di rapporto molto particolare con la ragione ed il ragionamento”. Ebbene, in questo e in precedenti discorsi, il presidente Fini ha mostrato di volere soprattutto costruire per sé, all’interno del partito, questo tipo di “autorità”, che potremmo definire “autorevolezza”. Per questo non ha evidentemente temuto di presentare proprie posizioni, come quella sulla laicità, come posizioni legittime, anche se – come lui ha affermato –  minoritarie nel partito. Minoritarie oggi. Infatti, in un partito davvero aperto al dibattito e dove il consenso alle diverse opzioni fosse davvero “misurabile”, le cose forse starebbero diversamente, come è lecito supporre guardando ai risultati dei sondaggi di opinione sui tanti temi cosiddetti “eticamente sensibili” e che mostrano una certa distanza tra le posizioni dei gruppi parlamentari del Pdl e l’opinione pubblica, anche di centrodestra. Per questo la strada della “ragionevolezza” che Fini ci sembra abbia intrapreso è una strada oggi in salita ma che può portare lontano.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

7 Responses to “Gianfranco Fini: un messaggio “autorevole” per il futuro del Pdl”

  1. RR ha detto:

    Finalmente Fini !

    Finalmente il grande Fini ! La sua visita in Israele ed il suo ravvedimento sul fascismo non sono stati vani. Fini spazzerà via la metastasi cattolica nel Partito degli Italiani come una potente e infallibile radioterapia. Aiuterà questo nostro povero Paese a liberarsi del cattolicesimo, riducendolo progressivamente ad una superstizione per pochi emarginati delle classi sociali più basse.

    Grazie Fini, tu ci salvi dal grigiore di Berlusconi, che per i suoi personalissimi interessi ha fatto un diabolico patto con la Chiesa.

    Grazie Fini, da parte dei veri democratici, delle donne, degli omosessuali soprattutto.

  2. nicknamemadero ha detto:

    “Per questo la strada della “ragionevolezza” che Fini ci sembra abbia intrapreso è una strada oggi in salita ma che può portare lontano.”

    Più che altro è l’unico elemento che consenta oggi di non essere assolutamente pessimisti circa un futuro veramente plurale all’interno dell’attuale PDL: la sua è l’unica voce autorevole e di peso (altre voci ci sarebbero, ma – purtroppo – non altrettanto influenti) fuori dal coro.

  3. Enrico ha detto:

    Manifesto io stesso profonda soddisfazione per il grande discorso di Fini, che mi fa ogni giorno sempre più convinto nella scelta di questo PDL dove potranno, in un futuro spero prossimo, emergere con compattezza le vere idee liberali che devono caratterizzare una vera destra moderna, laica, inclusiva: in una parola, europea. Vorrei inoltre ricordare che alcun riferimento è stato fatto all’Unione Europea, ma che lo stesso non può essere dimenticato, in quanto elemento inscindibile dell’identità e della struttura di governo connaturata alla nostra appertenza europea.

  4. Ghino di Tacco ha detto:

    Da vecchio socialista,
    ho ritrovato nelle parole di Fini le emozioni che mi sapeva dare Craxi.
    C’è una visione per il futuro in quel che dice Gianfranco.
    Mi chiedo se Della Vedova abbia ormai capito che deve dare man forte a Fini ora!

  5. MORENO ha detto:

    Il discorso di Fini mi è piaciuto tantissimo e lo condivido nella sua totalità. Rapresenta perfettamente il mio pensiero e il mio desiderio di uno Stato laico, ma non laicista; con valori e tradizioni importanti, ma mai ideologico e dogmatico.
    Faccio anche i complimenti a Sofia per l’impostazione dell’articolo.
    Spero che il discorso di Fini faccia proselitismo consapevole di donne e uomini di buona volontà pronti e convinti a sostenere tali idee e progetti.

  6. giosue della porta ha detto:

    sono di sinistra da sempre, per cultura e storia personale. Il discorso di Fini mi è piaciuto molto. Mi lascia sperare che anche in Italia possa nascere una destra moderna, laica, democratica, liberale (nel vero senso della parola), europea. Un percorso tracciato sin dalla svolta di Fiuggi. Auguro a Fini di andare avanti così: la strada è quella giusta.

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